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residui di produzione
Residui di produzione: sottoprodotti o rifiuti?
Ulteriori informazioni ministeriali su come dimostrare la sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti

Il 13 ottobre 2016 è stato emanato il Decreto Ministeriale n. 264 “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti” col fine di favorire ed agevolare l’utilizzo come sottoprodotti di sostanze ed oggetti che derivano da un processo di produzione e che rispettano specifici criteri.

Merita innanzitutto ricordare che i SOTTOPRODOTTI non sono soggetti alla disciplina sui rifiuti, con evidenti benefici sul piano economico, amministrativo (autorizzazioni, registri, …) e sanzionatorio.

Il decreto definisce alcune modalità con cui il detentore del residuo di produzione può dimostrare che sono soddisfatte le condizioni generali previste dalla normativa:

  1. la sostanza è originata da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza;
  2. è certo l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione da parte del produttore o di terzi;
  3. la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  4. l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

La delicatezza della materia e la difficoltà interpretativa hanno richiesto successivi interventi del Ministero, che con altrettante circolari, ha inteso chiarire l’interpretazione relativa all’elenco pubblico istituito presso le Camere di Commercio e le modalità applicative del decreto stesso.

Il recente Decreto ha posto l’attenzione su alcuni aspetti specifici come, la certezza dell’utilizzo, la scheda tecnica, le norme di impiego e la piattaforma di scambio.

CERTEZZA DELL’UTILIZZO

Deve essere dimostrata dal momento della produzione del residuo fino al momento dell’impiego dello stesso. Sia il produttore che il detentore devono assicurare, ciascuno per quanto di propria competenza, l’organizzazione e la continuità di un sistema di gestione, incluse le fasi di deposito e trasporto, che, per tempi e modalità, consenta l’identificazione e l’utilizzazione effettiva del sottoprodotto.
La certezza dell’utilizzo presuppone che l’attività in cui il residuo deve essere utilizzato sia individuato o individuabile già al momento della produzione dello stesso. A tal fine costituisce elemento di prova l’esistenza di rapporti o impegni contrattuali tra il produttore del residuo, eventuali intermediari e gli utilizzatori, dai quali si evincano le informazioni relative alle caratteristiche tecniche dei sottoprodotti, alle relative modalità di utilizzo e alle condizioni della cessione che devono risultare vantaggiose e assicurare la produzione di una utilità economica o di altro tipo.

SCHEDA TECNICA

In mancanza della documentazione sopra citata, il requisito della certezza dell’utilizzo e l’intenzione di non disfarsi del residuo sono dimostrati mediante la predisposizione di una scheda tecnica, che deve essere rivista ogniqualvolta ci siano modifiche sostanziali del processo di produzione o di destinazione del sottoprodotto tali da comportare variazioni delle informazioni rese.

NORME DI IMPIEGO

Il decreto elenca le principali norme che regolamentano l’impiego, nonché una serie di operazioni e di attività che possono costituire normali pratiche industriali per le tipologie di residui di produzione appartenenti alle biomasse. Viene inoltre specificato come effettuare il deposito e la movimentazione del sottoprodotto al fine di assicurare la certezza del suo utilizzo.

PIATTAFORMA DI SCAMBIO

Dal 12 maggio 2017 è attiva la piattaforma di scambio tra domanda ed offerta (istituita presso le Camere di Commercio territorialmente competenti), alla quale si iscrivono i produttori e gli utilizzatori di sottoprodotti. Lo scopo è di facilitare l’incontro delle due parti.
L’introduzione del sottoprodotto nell’elenco non rappresenta di per sé un requisito sufficiente abilitante per i produttori e gli utilizzatori di sottoprodotti e non qualifica un residuo come sottoprodotto, come d’altra parte, la mancata iscrizione non comporta l’immediata inclusione del residuo nel novero dei rifiuti. L’elenco è da considerarsi un’opportunità per produttori e utilizzatori del sottoprodotto che intendano avvalersi delle modalità previste dal D.M. 264 del 2016 per dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla norma.
L’iscrizione all’elenco va presentata alla Camera di Commercio della Provincia nella quale si trova l’impianto.

Si ricorda che resta ferma l’applicazione della disciplina in materia di rifiuti, qualora, in considerazione delle modalità di deposito o di gestione dei materiali o delle sostanze, siano accertati l’intenzione, l’atto o il fatto di disfarsi degli stessi.

Si raccomanda pertanto alle Aziende coinvolte nella gestione dei sottoprodotti di porre particolare attenzione alla predisposizione della documentazione atta a dimostrare il soddisfacimento dei requisiti di cui all’art. 184-bis del D.Lgs 152/06, necessari affinché uno scarto di produzione abbia la qualifica di sottoprodotto.

Cosa possiamo fare per TE?

La fase preparatoria alla gestione del sottoprodotto è delicata e cruciale. Se hai bisogno di supporto o di ulteriori approfondimenti non esitare e contatta il nostro TEAM (30 anni di esperienza nel campo della gestione dei rifiuti, dei sottoprodotti e degli End of Waste).

End of Waste segatura trucioli legno
La Corte di Cassazione boccia la qualifica di End of Waste per truciolati e segatura
Come definire la cessazione della qualifica di rifiuto?

Quando un rifiuto cessa di essere tale?

Sembra non esistere una risposta univoca a questa domanda, sebbene l’articolo 184 del D.Lgs. 152 del 2006 definisca le condizioni che il rifiuto deve soddisfare per assumere la tanto agognata qualifica di End of Waste.

Ne è prova il fatto che la recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 5442 del 6 febbraio 2017, ha ribaltato la decisione del giudice di merito che aveva stabilito che il rifiuto in esame, costituito da truciolati e segatura, cessava di essere rifiuto in forza del fatto che “veniva costantemente ceduto ad altra società dietro fatturato pagamento di denaro”.

La Suprema Corte ha ritenuto invece che non si possa negare la qualifica di rifiuto ai materiali in esame senza considerarne la natura e la destinazione in ragione delle intenzioni del detentore. La posizione, decisamente rigida, è stata motivata col fatto che “opinare in termini diversi, al pari del primo giudice, comporterebbe dunque la facile creazione di pericolose aree di impunità, nelle quali numerose condotte oggettivamente integranti una fattispecie di reato ben potrebbero essere dissimulate da accordi- dolosamente preordinati- volti a privare il bene di una particolare qualità già a monte acquisita ed insuscettibile di esser cancellata”.

Continua quindi ad essere alimentata la confusione esistente attorno ai concetti di “End of Waste” e di “sottoprodotto”. Questo scoraggia le Aziende ad utilizzare tali qualifiche per i propri scarti di produzione.

In questo modo le Aziende rinunciano ad una gestione dei propri scarti di produzione molto meno onerosa, sia dal punto di vista economico che delle responsabilità del produttore, rispetto a quella riservata ai rifiuti.

Cosa possiamo fare per te?

I nostri tecnici, che da anni affiancano le Aziende nell’ottimizzazione della gestione dei propri scarti di produzione e rifiuti, sono a vostra disposizione.

impianti per rifiuti sottoprodotti
Rifiuti? No, sottoprodotti!
Il Ministero chiarisce come dimostrare la qualifica di sottoprodotto

Tutte le attività produttive e commerciali possono generare scarti e residui che molto spesso entrano nel circuito dei rifiuti. Questo comporta ingenti oneri di gestione e grandi responsabilità, con possibili conseguenze di carattere anche penale.

Alcuni residui, a condizione che rispettino i criteri definiti dal D.Lgs. 152 del 2006, possono essere considerati sottoprodotti anziché rifiuti. E’ così possibile beneficiare di una gestione meno onerosa sia dal punto di vista economico che delle responsabilità del produttore.

Per favorire ed agevolare l’utilizzo come sottoprodotti di sostanze ed oggetti che derivano da un processo di produzione e di servizi, il Ministero, col Decreto n° 264 del 2016, definisce alcune modalità con le quali il detentore può dimostrare la qualifica di sottoprodotto.

Inoltre, specifica e dettaglia:

  • un elenco delle principali norme che regolamentano l’impiego;
  • una serie di operazioni e di attività che possono costituire normali pratiche industriali per le biomasse;
  • come effettuare il deposito e la movimentazione del sottoprodotto al fine di assicurare la certezza del suo utilizzo;
  • riproduce la scheda tecnica e la dichiarazione di conformità da predisporre in mancanza di esistenza di rapporti o impegni contrattuali tra il produttore del residuo e gli utilizzatori.

Per verificare l’applicabilità del Decreto alle diverse realtà industriali, artigianali e commerciali è necessario analizzare nel dettaglio:

  • i processi che generano scarti e residui;
  • l’attuale gestione e destino dei residui di produzione.

Cosa possiamo fare per te?

Da molti anni, il nostro staff affianca le aziende per l’ottimizzazione della gestione dei processi in un’ottica di tutela dell’ambiente.
Abbiamo quindi l’esperienza per offrire supporto nella fase di analisi e approfondimento dei tuoi processi produttivi.

miscelazione di rifiuti
Miscelazione di rifiuti: deve sempre essere autorizzata
Così sancisce una sentenza della Corte Costituzionale

Chi effettua trattamento dei rifiuti sa perfettamente quanto sia articolata e puntuale la normativa comunitaria e nazionale in materia.

La situazione è particolarmente complessa nel caso della miscelazione di rifiuti. È un’operazione molto delicata per assicurare la corretta gestione dei rifiuti e i possibili impatti ambientali che ne derivano. Per questo motivo tale attività è regolamentata a diversi livelli istituzionali, con normative che si prestano a differenti interpretazioni.

Lo scorso aprile la Corte Costituzionale con sentenza n.75 ha dichiarato incostituzionale il concetto introdotto dalla legge n. 221 del 2015 relativamente al fatto che “le miscelazioni non vietate non sono sottoposte ad autorizzazione e non possono essere soggette a prescrizioni o limitazioni diverse od ulteriori rispetto a quelle previste per legge”.

L’articolato della sentenza evidenzia che ai sensi della normativa comunitaria:

Gli Stati membri impongono a qualsiasi ente o impresa che intende effettuare il trattamento dei rifiuti di ottenere l’autorizzazione dell’autorità competente.

Anche la miscelazione viene identificata tra le operazioni di recupero/smaltimento, quindi tra i possibili trattamenti ammessi sui rifiuti stessi. Tale appartenenza è confermata anche dalla normativa nazionale, con particolare riferimento al Decreto legislativo 36/2003  ed al Decreto Legislativo 152/2006.

Diventa quindi fondamentale per le Aziende che effettuano miscelazione di rifiuti (sia produttori che operatori nel trattamento, smaltimento e recupero), verificare la propria posizione rispetto alla normativa vigente al fine di evitare sanzioni o di incappare in inottemperanze.

Cosa possiamo fare per te?

Da molti anni, il nostro staff affianca le aziende per l’ottimizzazione della gestione dei processi in un’ottica di tutela dell’ambiente.
Abbiamo quindi l’esperienza per offrire supporto nella fase di analisi e approfondimento dei tuoi processi produttivi.

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