Author Archives : Francesca

DUE DILIGENCE HSE
Uno strumento di management aziendale avanzato finalizzato all’analisi del valore di un’azienda a fronte di acquisizione o investimento

La Due Diligence HSE (Health, Safety and Environment, ossia Ambiente, Igiene e Sicurezza) è un processo di indagine finalizzato all’analisi del valore di un’azienda a fronte di acquisizione o investimento.
Si tratta di un’attività multidisciplinare ed integrata, orientata all’esatta valutazione degli immobili e/o della gestione di attività oggetto di transazione, attraverso opportune verifiche ambientali e di gestione delle pratiche di igiene e sicurezza.

Una procedura di Due Diligence si attua attraverso passaggi successivi, che possono essere riassunti in:

  • ANALISI DEGLI ELEMENTI PREGRESSI: indagine storica finalizzata alla ricostruzione delle attività svolte ed alle autorizzazioni acquisite;
  • RIFERIMENTI NORMATIVI: analisi degli strumenti normativi da adottare quali standard di riferimento;
  • VALUTAZIONE DEGLI INTERVENTI: organizzazione di un appropriato intervento di indagine sulla base delle informazioni storiche disponibili e delle disposizioni normative di settore;
  • INDAGINI SUL CAMPO: esecuzione delle indagini indoor e outdoor;
  • QUANTIFICAZIONE TECNICO-ECONOMICA: restituzione dei dati e valutazione/computazione delle eventuali passività accertate e della relativa gestione.

due diligence ambientale hseNella pratica, che valore aggiunto mi dà attivare tale procedura?
Un’accurata analisi mi consente di:

  • IDENTIFICARE LE PASSIVITÀ HSE che rendono l’immobile e/o l’attività industriale oggetto della transazione non conforme a quanto previsto dalle normative ambientali;
  • IDENTIFICARE EVENTUALI INSUFFICIENZE O INCOMPLETEZZE AUTORIZZATIVE per gli impianti e le attività;
  • QUANTIFICARE ECONOMICAMENTE GLI ONERI relativi alla gestione delle rilevate passività;
  • IDENTIFICARE I PROFILI DI RESPONSABILITÀ attribuibili ai soggetti che hanno realmente determinato la passività;
  • IDENTIFICARE POSSIBILI CAUSE DI INATTUABILITÀ del progetto previsto;
  • DEFINIRE UN PIANO CONTRATTUALE DI TUTELA sia per l’acquirente (identificazione di irregolarità) che per il venditore (certificazione di conformità).

Quindi, quando attivarla?

  • prima di acquisire un immobile già interessato da attività industriali/commerciali, produttive e/o logistiche;
  • prima di avviare transazioni e/o acquisizioni di aziende anche in regime controllato/commissariato (procedure fallimentari, concordato preventivo, in liquidazione).

Cosa possiamo fare per te?

Stai pensando di acquisire un immobile o un terreno già interessato da attività produttive?
Stai per avviare una transazione o un acquisizione di un’azienda?

approfondisci chiedi informazioni

emissioni in atmosfera

La recente D.g.r. 18 dicembre 2017 – n. X/7570 “Indirizzi di semplificazione per le modifiche di impianti in materia di emissioni in atmosfera ai sensi della parte quinta del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i..” fornisce indicazioni in merito alle modalità autorizzative di modifiche impiantistiche che coinvolgono il tema delle emissioni in atmosfera.

In particolare, aspetto significativo sul quale si concentra il disposto normativo è la distinzione tra MODIFICA SOSTANZIALE e MODIFICA NON SOSTANZIALE, con le relative conseguenze che tale attribuzione comporta in tema di iter autorizzativo e di contenuto tecnico richiesto per l’istanza di modifica.

Riteniamo significativo evidenziare alcuni aspetti in merito:

  • sono da considerarsi SOSTANZIALI le modifiche che comportano effetti negativi e significativi sull’ambiente o sulla salute;
  • possono risultare SOSTANZIALI modifiche che, pur non implicando un aumento del flusso di massa degli inquinanti, possono prevedere variazioni significative al ciclo produttivo, tali per cui è opportuna una istruttoria da parte dell’Autorità Competente
  • sono da considerarsi NON SOSTANZIALI modifiche:
    1. che interessano interventi che prevedono la sola alterazione tecnica delle condizioni di convogliabilità;
    2. che interessano il ciclo produttivo, senza l’attivazione di nuovi punti di emissione;
    3. che prevedono l’attivazione di nuovi punti di emissione senza aumento o con aumento non significativo del flusso di massa degli inquinanti emessi.

È comunque facoltà dell’Autorità Competente – eventualmente su indicazione del Sindaco – valutare se, sulla base degli effetti potenzialmente indotti e del contesto territoriale in cui è collocato lo stabilimento, la modifica possa essere considerata sostanziale o meno.

Il nuovo provvedimento dispone, inoltre, quanto segue:

  • che le comunicazioni di modifica non sostanziale siano trasmesse ai SUAP in via telematica attraverso le piattaforme già in uso sul territorio regionale per la gestione delle pratiche AUA;
  • che la messa a regime delle piattaforme di cui sopra sarà preventivamente comunicata da Regione Lombardia e che, fino a tale data, le comunicazioni di modifica non sostanziale saranno trasmesse alle Autorità Competenti secondo le modalità da queste definite, utilizzando i modelli approvati con il nuovo provvedimento;
  • che il termine per la presentazione delle istanze ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152/06 per le attività che – alla luce del cambio di classificazione della sostanza «formaldeide»– non possono più avvalersi del regime semplificato delle attività «in deroga» è modificato nel 31 dicembre 2018 – anziché 31 dicembre 2017 – fermo restando il termine previsto per l’adeguamento degli impianti al 1 gennaio 2020.

Cosa possiamo fare per te.

Se prevedi di attuare una modifica alla tua attività produttiva, valuta con noi quale strada sia meglio percorrere.

novità 2018
Il 2018 al via con numerose novità
Anche quest’anno con la chiusura del mese di dicembre i legislatori hanno dato sfogo alla propria attività emanando una serie di atti che coinvolgono aziende e consulenti sotto numerosi e diversificati aspetti di carattere ambientale e di igiene e sicurezza del lavoro.

ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE

D.G.R. 18 dicembre 2017 – n. X/7581 “Aggiornamento della d.g.r. 23 ottobre 2015 – n. X/4229 e ss.mm.ii.  | «Riordino dei reticoli idrici di Regione Lombardia e revisione dei canoni di polizia idraulica» e determinazione della percentuale di riduzione dei canoni di polizia idraulica (attuazione della legge regionale 15 marzo 2016, n. 4, art. 13, comma 4)”

D.G.R. 18 dicembre 2017 – n. X/7568 | “Direttive per la presentazione delle istanze di concessione di derivazione d’acqua pubblica di cui al r.d. 1775/1933 e del regolamento regionale n. 2/2006 mediante la piattaforma informatica SIPIUI”

Regolamento regionale 23 novembre 2017 – n. 7  | “Regolamento recante criteri e metodi per il rispetto del principio dell’invarianza idraulica ed idrologica ai sensi dell’articolo 58bis della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio)”

EMISSIONI IN ATMOSFERA

D.G.R. 18 dicembre 2017 – n. X/7570 | “Indirizzi di semplificazione per le modifiche di impianti in materia di emissioni in atmosfera ai sensi della parte quinta del d.lgs. 152/2006 e s.m.i.”

D.Lgs 15 novembre 2017, n. 183 | “Attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, nonché per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, ai sensi dell’articolo 17 della legge 12 agosto 2016, n. 170”

RIFIUTI

D.P.C.M. del 28 dicembre 2017, pubblicato sul SO n.64 alla Gazzetta ufficiale n. 303 del 30 dicembre 2017, è stato approvato il modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2018

L. 205 del 27 dicembre 2017 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020”.

Con il comma 1134 dell’articolo 1 si stabilisce la proroga al 31 dicembre 2018 della moratoria sulle sanzioni operative del SISTRI previste dalla legge n. 125 del 30 ottobre 2013

SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

Regione Lombardia – “Indirizzi per la sorveglianza sanitaria dei soggetti esposti al rischio da sovraccarico biomeccanico”

 

Prova a pensare alla tua attività……. Quale di questi argomenti ti riguarda?

terre e rocce da scavo

Il recente D.P.R. 120/2017 ha adottato le disposizioni di riordino e di semplificazione della disciplina inerente la gestione delle terre e rocce da scavo.

In particolare, il Regolamento fornisce indicazioni in merito a:

  1. gestione delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti, ai sensi dell’art. 184bis, del D.Lgs 152/2006, provenienti da cantieri di piccole dimensioni, di grandi dimensioni e di grandi dimensioni non assoggettati a VIA o a AIA, compresi quelli finalizzati alla costruzione o alla manutenzione di reti e infrastrutture;
  2. disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate rifiuti;
  3. utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti;
  4. gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica.

Facendo riferimento al punto 1), elemento di novità rispetto alle precedenti normative sul tema è la caratterizzazione delle terre e rocce da scavo contenenti materiale di riporto.

Il regolamento, infatti, specifica in modo chiaro che “nei casi in cui le terre e rocce da scavo contengano materiali di riporto, la componente di materiali di origine antropica frammisti ai materiali di origine naturale non può superare la quantità massima del 20% in peso, da quantificarsi secondo la metodologia di cui all’allegato 10 ………”.

A tal proposito, abbiamo elaborato una procedura da attuare in campo per l’analisi merceologica su campioni rappresentativi ottenuti dai volumi di scavo secondo le metodologie previste dagli allegati al DPR 120/2017.

In particolare, si procede con setacciatura del materiale mediante l’ausilio di vaglio a maglia 2 cm. Il passante viene raccolto in apposito sacco contenitore, mentre il sopravaglio viene sottoposto a cernita manuale separando le diverse tipologie di materiale riscontrate. Si procede, poi, a pesatura diretta in campo delle varie frazioni.

Ricorda che questa valutazione è propedeutica alla corretta compilazione della Dichiarazione di Utilizzo di cui all’art. 21 del D.P.R. 120/2017, in quanto il produttore si assume la responsabilità penale di quanto dichiarato in merito al rispetto delle disposizioni di cui al regolamento.

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Autorizzazione Integrata Ambientale AIA garanzie finanziarie
Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA): scopri i nostri servizi
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Oggi, ogni attività è tenuta a rispettare molte regole per la tutela dell’ambiente, della salute e sicurezza dei lavoratori.
Come riportato nei capitoli relativi al QUADRO PRESCRITTIVO (E) ed al PIANO DI MONITORAGGIO (F), le Aziende soggette a regime di AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE (meglio conosciuta con l’acronimo AIA) sono chiamate ad una gestione rigorosa e dettagliata.

Gli aspetti da affrontare sono molti, diversificati e di non facile gestione:

  • complessità nella gestione documentale e burocratica
  • necessità di essere sempre al passo con gli aggiornamenti normativi
  • prevenzione dei rischi sanzionatori
  • programmazione del piano di campionamento obbligatorio
  • esecuzione di analisi affidabili e certificate in laboratorio accreditato

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terre e rocce da scavo
Terre e rocce da scavo
Approvato in via definitiva il nuovo Decreto

Venerdì 19/05/2017 il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via definitiva, il nuovo Decreto sulle terre e rocce da scavo. Il Decreto sarà presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Una volta in vigore abrogherà le precedenti norme sul tema:

  • il DM 161/2012 (Regolamento sulla disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo);
  • gli articoli 41 e 41bis del D.L. 69/2013 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia);
  • l’articolo 184 bis del D.Lgs. 152/2006 (Norme in materia ambientale);
  • eventuali altre norme sparse in vari decreti.

Obiettivo del Decreto è riscrivere in modo semplificato una disciplina che, attualmente, si presenta alquanto complessa ed articolata.

La nuova norma (numerose disposizioni comuni alle differenti casistiche) dettaglia anche procedure specifiche differenziando tra cantieri di grandi e di piccole dimensioni.

Tra le principali novità segnaliamo:

  • semplificazione delle procedure per la gestione ed il riutilizzo delle terre e rocce da scavo
  • introduzione della possibilità di proroga di due anni della durata del piano di utilizzo nei cantieri di grandi dimensioni
  • semplificazione della procedura per modifiche sostanziali al piano di utilizzo approvato
  • disciplina chiara e dettagliata del deposito intermedio
  • modificazione delle caratteristiche del deposito temporaneo per le terre e rocce qualificate come rifiuti
  • esclusione dei “residui della lavorazione dei materiali lapidei” dalla nozione di terre e rocce da scavo
  • definizione delle procedure per gli scavi e la caratterizzazione dei terreni generati dalle opere da realizzare nei siti oggetto di bonifica
  • regolamentazione dell’utilizzo, all’interno di un sito oggetto di bonifica, delle terre e rocce scavate
  • imposizione di tempistiche certe per attività di controllo

Forniremo ulteriori approfondimenti non appena sarà disponibile il testo definitivo, una volta ufficialmente pubblicato in Gazzetta.

Cosa possiamo fare per te?

Nel frattempo, rispondiamo ad ogni richiesta sull’argomento per affiancare chi necessita di impostare pratiche edilizie che prevedono la realizzazione di scavi e la gestione dei materiali da essi generati.

bonifiche discariche bonifica
Bonifica e Messa in Sicurezza di Siti e Discariche di rifiuti
La Commissione UE deferisce l’Italia alla Corte di Giustizia

Evento

La Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia dell’UE per la mancata bonifica o chiusura di 44 discariche che costituiscono un grave rischio per la salute umana e l’ambiente.

L’Italia era tenuta alla bonifica, entro il 16/07/2009, delle discariche autorizzate o già in funzione prima del 16/07/2001.

Cosa prevede la normativa italiana al proposito?

L’Italia nel 2003 ha emanato il Decreto Legislativo n. 36, intitolato proprio “Attuazione della direttiva 1999/31/CE – discariche di rifiuti”, con l’obiettivo di

“….stabilire requisiti operativi e tecnici per i rifiuti e le discariche, misure, procedure e orientamenti tesi a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambient, in particolare l’inquinamento delle acque superficiali, delle acque sotterranee, del suolo e dell’atmosfera, e sull’ambiente globale, compreso l’effetto serra, nonché i rischi per la salute umana risultanti dalle discariche di rifiuti, durante l’intero ciclo di vita della discarica”.

Lo stesso Decreto prevede che:

  • le discariche già autorizzate alla data di entrata in vigore del decreto possono continuare a ricevere, fino al 16 luglio 2005, i rifiuti per cui sono state autorizzate;
  • entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto il titolare dell’autorizzazione presenti all’autorità competente un piano di adeguamento della discarica;
  • con motivato provvedimento l’autorità competente approvi il piano stabilendo comunque che il termine finale per i lavori di adeguamento non può in ogni caso essere successivo al 16 luglio 2009;
  • in caso di mancata approvazione del piano, l’autorità competente prescriva modalità e tempi di chiusura della discarica.

Lo Stato italiano, quindi, si è attivato da un punto di vista legislativo per recepire quanto prescritto dall’Unione Europea, senza però dare effettiva attuazione a quanto formalmente previsto per legge.

Cosa possiamo fare per te?

I livelli di intervento previsti dalla normativa nazionale sono molteplici.
Evidenziamo, al proposito:

  • l’elaborazione dei piani di adeguamento per le discariche esistenti, già attuata da EST in svariate situazioni;
  • la progettazione di interventi di messa in sicurezza, finalizzati al risanamento ambientale di depositi non autorizzati o non controllati di rifiuti.
    Il team di ingegneri di EST si confronta quotidianamente con il mondo delle bonifiche.
    Ha instaurato numerose collaborazioni con società specializzate nella realizzazione delle opere di bonifica.
    Può offrire un servizio completo dalla progettazione alla messa in opera e direzione lavori;
  • la progettazione e direzione tecnica di nuovi impianti.
    Lavoriamo nel rispetto delle norme vigenti, adottando le migliori soluzioni tecniche disponibili sul mercato.
    Anche in questo caso, l’esperienza maturata in entrambe le attività ci consente di affiancare i clienti in tutte le fasi;
  • l’attuazione dei piani di monitoraggio, con il controllo delle potenziali interferenze tra l’impianto e le principali matrici ambientali: acqua, aria, suolo.
    Siamo dotati di squadre di monitoraggio e di laboratorio di analisi.
    Disponiamo delle più moderne strumentazioni di rilievo e misura, sia da campo che interne.

Per approfondimenti sul tema bonifiche, visitate anche la pagina https://www.estambiente.it/servizi/bonifiche-ambientali/

recupero locali seminterrati lombardia
Regione Lombardia promuove il recupero dei locali seminterrati
Regione Lombardia ha approvato la Legge Regionale n. 7 del 10/03/2017 “Recupero dei vani e locali seminterrati esistenti”, con l’obiettivo di limitare il consumo di suolo dedicato all’edificazione.

COSA PREVEDE LA LEGGE REGIONALE

Articolo 1 – finalità e presupposti – “La Regione promuove il recupero dei vani e locali seminterrati ad uso residenziale, terziario o commerciale, con gli obiettivi di incentivare la rigenerazione urbana, contenere il consumo di suolo e favorire l’installazione di impianti tecnologici di contenimento dei consumi energetici e delle emissioni in atmosfera”.

SI TRATTA DI UNA GRANDE OPPORTUNITA’ PER CHIUNQUE SIA IN POSSESSO DI UN IMMOBILE DOTATO DI PIANO SEMINTERRATO:
AMPLIARE la metratura a disposizione per la residenza o per la gestione della propria attività
DARE VALORE aggiunto all’immobile stesso

La Legge prevede che il recupero dei seminterrati si prefiguri come un intervento di ristrutturazione edilizia.
E’ però necessario prevedere e valutare:

  • il rispetto di tutte le prescrizioni igienico-sanitarie vigenti;
  • l’installazione di opere di isolamento termico in conformità alle prescrizioni tecniche in materia contenute nelle norme nazionali, regionali e nei regolamenti vigenti, finalizzate ai consumi energetici;
  • l’abbattimento delle barriere architettoniche.

PRESCRIZIONI SANITARIE DA RISPETTARE

Relativamente al tema sottosuolo, è risaputo che la Lombardia, insieme a Lazio, Friuli Venezia Giulia e Campania, presenta tra le concentrazioni più elevate di Radon presente naturalmente nel terreno (Campagna di misura nazionale 1989-1997 Istituto Superiore di Sanità e APAT Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici).  Si tratta di un gas naturale radioattivo, inodore, incolore ed insapore, per cui non percettibile all’uomo. Sia l’Organizzazione Mondiale per la Sanità che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro lo hanno classificato come cancerogeno del gruppo 1. Secondo gli studi si tratta del secondo maggior responsabile del tumore polmonare dopo il fumo.

Dalle fratture presenti nel sottosuolo può fuoriuscire ed infiltrarsi nelle case attraverso qualsiasi tipo di fessura:

  • crepe nel pavimento;
  • giunti;
  • aperture per il passaggio di tubazioni;
  • ecc.

Ovviamente i locali interrati sono quelli maggiormente esposti. L’accumulo di gas, infatti, trova via preferenziale proprio dove la circolazione d’aria è maggiormente sfavorita.

Proprio per la sua pericolosità, la Comunità Europea e lo stato Italiano hanno emesso una serie di atti normativi a tutela della salute della popolazione (Raccomandazione Euratom 143/90) e dei luoghi di lavoro (D. Lgs 230-95 come integrato al Capo III-bis dal D. Lgs 241/2000).

Il 17 gennaio 2014, inoltre, è stata pubblicata la Direttiva 2013/59/Euratom “Norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti”.

La direttiva, da recepire entro il 6 febbraio 2018, avrà un notevole impatto sulla normativa relativa all’esposizione al radon. Infatti saranno considerati, per la prima volta nel campo di applicazione, anche gli ambienti residenziali. Lo Stato membro dovrà stabilire livelli di riferimento nazionali per le abitazioni (media annua della concentrazione di attività di radon in aria) non superiori a 300 Bq/m3.

Regione Lombardia, dal canto suo, ha pubblicato nel 2011 delle Linee Guida per dare indicazioni sia in merito al risanamento da Radon di edifici esistenti che alla prevenzione nella costruzione di edifici nuovi. Inoltre ha raccomandato a tutti i Comuni di rivedere i propri regolamenti edilizi recependo le indicazioni contenute nelle Linee Guida stesse.

LA PROPOSTA DI EST

Nell’ottica di uno sviluppo dell’edilizia del recupero, cosa possiamo fare per tranquillizzarci sul rischio di esposizione a questo gas pericoloso?

La lunga esperienza maturata nello svolgimento di indagini dirette ci consente di individuare e suggerire le migliori soluzioni. Le misure di concentrazione del radon vengono effettuate con rivelatori a tracce ad integrazione elettronica ed il monitor in continuo.

Le diverse tecniche si differenziano per il tipo di informazione fornita. Alcuni rivelatori misurano la concentrazione media di radon del periodo indagato mentre altri permettono di monitorare l’andamento temporale della concentrazione di radon, in genere su tempi più limitati.

Proponiamo di effettuare una prima misurazione SHORT TERM (qualche giorno) per avere una immediata indicazione sulla concentrazione di gas nell’ambiente.

In funzione di queste prime valutazioni, programmiamo misure LONG TERM per valutare la concentrazione media annua di radon in un locale. Effettuiamo in genere due misure semestrali consecutive, nei periodi invernale ed estivo, al fine di tener conto sia della variabilità stagionale che delle diverse condizioni meteorologiche.

INTERVENTI DI BONIFICA DISPONIBILI

E una volta ottenuti i risultati, cosa fare?

In funzione dei risultati ottenuti, in collaborazione con il proprietario individuiamo gli interventi di mitigazione e bonifica del radon più adatti al contesto ambientale, alla condizione dell’immobile ed alle concentrazioni misurate. In particolare, le soluzioni disponibili possono essere così riassunte:

  • interventi per migliorare la ventilazione dei vespai;
  • posa di sigillanti che bloccano la conduzione dell’aria del suolo all’interno delle abitazioni;
  • realizzazione di pozzetti per la variazione della pressione dell’aria del suolo.

EST si caratterizza per la capacità di affiancare i propri clienti dall’individuazione di un potenziale problema fino alla definizione ed attuazione della migliore soluzione disponibile. Possiamo consigliarvi sia sulle campagne di misura più adatte alle vostre esigenze che sui successivi interventi da adottare per la tutela della vostra salute.

SDS monitoraggio della formaldeide classificata cancerogena Rischio formaldeide
RISCHIO FORMALDEIDE: Convegno di approfondimento sulle linee guida regionali
Dal convegno di dicembre 2016 di Confindustria Bergamo arriva un'attenta analisi delle linee guida della Regione Lombardia sul rischio Formaldeide

La Regione Lombardia, con Decreto n. 11665/2016, ha ritenuto doveroso emanare specifiche linee guida relativamente alla stima e gestione del rischio da esposizione a formaldeide, per rispondere alle numerose richieste espresse dal tessuto industriale lombardo.

La presenza, anche solo potenziale, di sostanze cancerogene (fra queste la formaldeide) nell’ambiente di lavoro, impone al datore di lavoro di effettuare innanzitutto valutazioni sull’esposizione attraverso accurate procedure di indagine definite su scala internazionale. Gli esiti di tali valutazioni potranno determinare conseguenze fondamentali nella gestione complessiva delle norme dettate dal D.Lgs. 81/2008 sul processo organizzativo, produttivo, sanitario e sanzionatorio.
Confindustria Bergamo ha organizzato un secondo convegno sul tema, durante il quale dr. Umberto Minola (amministratore di EST) ha in particolare svolto un’approfondita illustrazione della strategia e metodologia operativa da adottare per lo svolgimento concreto della valutazione di esposizione a formaldeide facendo riferimento alle numerose esperienze svolte negli anni ed ai riferimenti ufficiali proposti, concludendo che “… un’indagine e valutazione svolta in modo non corretto è sicuramente più compromettente di un’indagine non effettuata!”.

Per rispondere all’interesse suscitato dall’argomento sia nei confronti di titolari di aziende potenzialmente coinvolte nel problema, che verso medici del lavoro ed operatori delle pubbliche amministrazioni, chiamati ad esprimersi sugli aspetti del rischio per i lavoratori, pubblichiamo la presentazione illustrata durante l’evento.
Per scaricare il file, cliccare qui

Chiunque voglia approfondire ulteriormente questo complesso tema emergente o necessiti di supporto tecnico, non esiti a contattarci usando il relativo form.

Autorizzazione Integrata Ambientale AIA garanzie finanziarie

Il metodo di calcolo dettagliato è riportato nell’allegato A al Decreto.

Per consultare il testo completo del D.M. cliccare qui: dm_26_05_2016_141

Per approfondimenti in merito a questo o altri argomenti affini contattateci utilizzando il Form che troverete qui.

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