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analisi di terreno fertilizzanti
Qualità dei fertilizzanti e dei substrati in agricoltura
LE VERIFICHE DA LABORATORIO, ORGANISMO DI PARTE TERZA

La qualità dei fertilizzanti o dei substrati impiegati in agricoltura a pieno campo o in orticoltura e floricoltura è fattore fondamentale per la tutela della salute umana e ambientale. Per tale ragione il legislatore, da anni, ha definito in modo rigoroso le caratteristiche chimiche e biologiche di questa ampia categoria di prodotti che in passato veicolavano spesso sostanze pericolose e rifiuti.

Nella attuale disciplina (D. Lgs. 75/2010) la verifica sulla qualità dei fertilizzanti rappresenta un punto fondamentale evidenziato in particolare nell’art. 6 che prevede l’individuazione, da parte del MINISTERO delle POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI e FORESTALI, di laboratori qualificati e idonei a svolgere tali verifiche.

Il laboratorio EST da anni è identificato (Decreto Min. 1722 del 07/02/2017) per queste attività specialistiche e supporta molti produttori e utilizzatori in questo settore merceologico.

Il laboratorio si pone in particolare come organismo di parte terza assolutamente indipendente rispetto al produttore e utilizzatore, è quindi in grado di svolgere il processo di verifica adottando procedure ufficiali che comprendono sia la fase di CAMPIONAMENTO che di ANALISI.

nitrificazione denitrificazione
Nitrificazione e denitrificazione negli impianti di depurazione intercomunali
VALUTAZIONE DI EFFETTI INIBITORI AD OPERA DI SCARICHI INDUSTRIALI: ESPERIENZE DI LABORATORIO

La depurazione biologica di reflui fognari che confluiscono in impianti di tipo consortile a servizio di territori estesi vede la presenza di una componente importante proveniente da attività produttive, caratterizzate spesso da una discontinuità idraulica e da una variabilità qualitativa ad ampio spettro, con presenza di sostanze con caratteristiche di biodegradabilità e nocività molto diverse.

Queste caratteristiche pongono notevoli problemi ai gestori degli impianti centralizzati, in particolare nei confronti di alcune specie batteriche fondamentali nel processo di biodepurazione. È il caso dei “nitrobatteri” responsabili della trasformazione di composti azotati (nitrificazione), che ne permettono la rimozione anche con elevata efficienza.

La restituzione di reflui “depurati” nelle acque superficiali impone contenuti di azoto sotto forma di ammoniaca, nitriti e nitrati molto contenuta per escludere i noti fenomeni di eutrofizzazione.

Questi obiettivi spesso non si raggiungono esponendo i gestori dei depuratori, pur seriamente impegnati, a gravi sanzioni.

Va ricordato, a tal proposito, che l’ITALIA è sottoposta a procedura di infrazione proprio a causa del mancato rispetto della DIRETTIVA 271/91, art. 4, perché impianti di depurazione civili non assicurano nei reflui in uscita il rispetto dei limiti per il contenuto di azoto.

La causa è da ricercare spesso nella presenza di sostanze che svolgono una inibizione sui nitrobatteri. Il nostro laboratorio, interpellato in tal senso, ha svolto interessanti e proficue indagini, adottando metodiche collaudate e affidabili, su specifici reflui industriali, confermando presenza di composti o miscele di composti che causavano inibizioni alla nitrificazione e denitrificazione individuando soglie di concentrazioni adeguate ad eliminare l’effetto inibitore.

In presenza di reflui che possono generare questi gravi disagi, è opportuno, anzi doveroso, escludere attraverso preventivi test idonei queste evenienze, le cui conseguenze sono devastanti, vanificando l’impegno rivolto all’intero processo di collettamento e depurazione a tutela dei corpi idrici recettori.

cromo esavalente cromo6
Cromo esavalente nelle acque destinate al consumo umano
Il nuovo Decreto Ministeriale del 14/11/2016 introduce un valore limite sul contenuto di CROMO ESAVALENTE per le acque destinate al consumo umano

Il Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, ha emanato un decreto (pubblicato sulla G.U. Serie Generale n. 12 del 16/01/2017) con il quale modifica il D.Lgs. 31/2001; quest’ultimo, in riferimento alla Direttiva Comunitaria, definisce il profilo di identità delle acque destinate al consumo umano, note anche come “acque potabili”.

La modifica suddetta prevede l’introduzione di un “valore limite” sul contenuto di CROMO ESAVALENTE pari a 10 μg/l. Tale valore è stato definito in adozione del “principio di precauzione” e sulla base delle misure recentemente adottate dal Regno Unito (sic).

Merita dare evidenza a quanto richiamato nelle premesse del Decreto, cioè che il cosiddetto “Codice dell’Ambiente” (D.Lgs. 152/2006) nella parte relativa alla qualità delle acque sotterranee definisce, per il parametro CROMO ESAVALENTE, una concentrazione soglia di contaminazione pari a 5 μg/l, “valore al di sopra del quale occorre la caratterizzazione del sito e l’analisi del rischio”.

In sintesi quindi:

  • CROMO TOTALE: limite per acque sotterranee e acque destinate al consumo umano                     50 μg/l
  • CROMO ESAVALENTE: limite per le acque sotterranee                                                                             5 μg/l
  • CROMO ESAVALENTE: limite per le acque destinate al consumo umano                                           10 μg/l

Il valore limite suddetto, per un elemento sicuramente pericoloso e classificato cancerogeno (IARC classe I) ma in passato raramente monitorato, pare difficilmente riscontrabile esaminando anche i dati di archivio a disposizione. Peraltro, nonostante siano noti episodi di contaminazione da Cromo Esavalente nella Pianura Padana, nei siti web dei gestori del Sistema Idrico Integrato, dove è possibile consultare i valori analitici dei parametri monitorati nelle acque destinate al consumo umano, tale parametro non compare nel set analitico di riferimento.

Merita infine ricordare che responsabile della “salubrità” delle acque destinate al consumo umano è il titolare della distribuzione, cioè l’Ente erogatore che gestisce la rete acquedottistica, fino al punto di consegna, cioè il contatore.
Oltre il contatore, è il legale rappresentante dell’edificio o della struttura di stabilimento che deve prendersi carico del mantenimento dello standard qualitativo ai punti di somministrazione finale.

A questo indirizzo è possibile leggere il DECRETO 14 novembre 2016.

Invitiamo, quindi, tutti i soggetti potenzialmente coinvolti a contattarci
Una semplice misura consentirà di tranquillizzarvi.

 

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