rumore antropico
Rumore antropico da un bar con tavolini esterni. Come quantificarlo?
Estratto dal Contributo presentato al Convegno Nazionale AIA (Associazione Italiana di Acustica) che si è svolto a Pavia il 7-9 giugno 2017

Nell’ambito di una CTU, condotta per il Tribunale Civile, riguardante un contenzioso per disturbo sonoro da rumore antropico generato dall’attività di un bar con plateatico esterno, si è posta una problematica specifica.

La particolarità del caso è dovuta al fatto che, non essendo presenti impianti di diffusione musicale, né altre tipologie di sorgenti sonore connesse ad impianti fissi, i livelli sonori sono determinati quasi esclusivamente dal numero e dal tono di voce degli avventori presenti nel plateatico esterno.

Ciò determina una difficoltà nell’individuare una situazione sonora di riferimento, che possa costituire una condizione rappresentativa dell’impatto sonoro connesso alla conduzione del bar.

Su tale difficoltà si incentrano le contestazioni reciproche delle due parti, le quali richiedono lo svolgimento di rilevazioni fonometriche in condizioni che, se ritenute rappresentative da una parte, sono puntualmente contestate dall’altra parte, determinando notevoli difficoltà nel conseguire una sintesi.

Nei casi di disturbo da rumore antropico determinato prevalentemente dal numero e dal tono di voce degli avventori presenti in un plateatico esterno, è possibile fornire una rappresentazione più “oggettiva” dell’impatto acustico procedendo come segue:

  • svolgere misurazioni fonometriche simultanee, finalizzate a determinare una correlazione numerica empirica tra i livelli sonori misurati in prossimità della sorgente e quelli misurati presso il ricettore;
  • estendere le misure fonometriche simultanee ad una situazione in cui alcuni parlanti svolgano una conversazione a voce alta in condizioni “controllate”;
  • confrontare i risultati ottenuti con le indicazioni per le previsioni di impatto acustico dai pubblici esercizi contenute nella DGR Lombardia 10/01/2014, n. X/1217;
  • formulare le conclusioni sull’impatto acustico in termini di numero di persone parlanti a voce alta (intendendosi per voce alta il volume sonoro definito dalle condizioni standard ipotizzate dalla DGR 10/01/2014 N. X/1217) che determinano il superamento dei valori limite di rumorosità ambientale presso la residenza disturbata;
  • tale modalità di rappresentazione ha il vantaggio di una più diretta intuitività da parte dei fruitori privi di competenza tecnica acustica specialistica.

Vuoi approfondire questa tipologia di indagine e di studio?

Sostanze SVHC. Recupero di materie prime secondarie
Applicazione del regolamento REACH nei confronti di sostante SVHC

Il Regolamento Europeo REACH (“Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of CHemicals“), applicato anche in Italia, definisce in particolare un elenco di sostanze molto preoccupanti per la salute umana o per l’ambiente (Candidate List of Substances of Very High Concern – SVHC), elenco periodicamente aggiornato che vede la ricerca e l’introduzione di nuovi dati tossicologici. Attualmente l’elenco prevede circa 200 sostanze ritenute particolarmente “preoccupanti”, la cui presenza va verificata su ogni articolo.

Tutti i prodotti (“articoli” nel Regolamento) che contengono più dello 0,1% anche di solo una di queste sostanze devono poter essere impiegati senza che ciò rappresenti rischi per gli utilizzatori (compresi i consumatori). Devono quindi contenere tutte le informazioni necessarie per consentirne un utilizzo sicuro.

Tali informazioni sono a carico del fornitore dell’articolo (produttore, importatore o distributore); la presenza anche di una sola di queste sostanze può implicare obblighi giuridici da parte del fornitore nei confronti dell’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA) e dell’utilizzatore.

Risulta quindi di fondamentale importanza essere sicuri che i prodotti di qualunque natura immessi nel mercato non contengono tali sostanze, così da escludere tutti gli obblighi giuridici determinati dal Regolamento e le possibili sanzioni conseguenti.

Da anni il nostro laboratorio assiste diverse aziende che necessitano di queste verifiche su articoli e sostanze. Il laboratorio è divenuto partner affidabile per diversi settori, in particolare quello del recupero delle materie plastiche da prodotti post-consumo.

In questo caso, infatti, l’origine del materiale è estremamente variegata, non nota con precisione e quindi non può essere utilizzata la catena di approvvigionamento per recuperare le informazioni sulle sostanze presenti.

L’assenza di sostanze particolarmente preoccupanti per la salute umana o per l’ambiente (SVHC) può essere accertata quindi solo con specifiche analisi chimiche.

Le analisi per la ricerca di tali sostanze risultano spesso delicate, complesse e articolate, in quanto l’elenco degli SVHC prevede sostanze con proprietà chimico-fisiche molto diverse tra loro. Tali sostanze possono essere contenute in svariati tipi di articoli e raramente sono disponibili metodi analitici validati per la determinazione.

Cosa possiamo fare per te?

Effettuiamo un servizio “specifico” su misura (tailor made) per i nostri clienti, individuando innanzitutto, tramite una vera e propria ricerca, la metodologia analitica più adatta a raggiungere l’obiettivo.

Le analisi periodiche condotte dal nostro laboratorio hanno permesso di verificare la conformità della plastica e di altri prodotti soprattutto provenienti dal settore di utilizzo delle materie prime seconde, oltre alla plastica post-consumo, quali carta, tessuti, pelli ecc, onde accertare il rispetto delle severe normative europee e quindi indirettamente la sicurezza degli articoli prodotti.

Se aveste bisogno di ulteriori approfondimenti, i nostri tecnici Dott.ssa Chim. Elena Gelfi e Dott. Chim. Giorgio Costante, sono a Vs. disposizione.

Rischi ergonomici
Rischi ergonomici e malattie professionali
le malattie riconducibili a rischi ergonomici mantengono un primato nella graduatoria delle frequenze nei casi identificati da rapporto INAIL. Ecco una Mappa delle malattie professionali

In numerose realtà produttive vengono svolte attività che richiedono agli operatori di effettuare movimentazione manuale dei carichi: sollevamento, traino, spinta, movimenti ripetuti.
In funzione delle necessità lavorative i carichi si presentano eterogenei per pesi e dimensioni e la movimentazione può riguardare geometrie e frequenze diversificate. L’elemento comune è il coinvolgimento delle strutture osteo-muscolari della colonna vertebrale o degli arti superiori.

INAIL ha recentemente pubblicato (febbraio 2017) il “Settimo Rapporto Inail-Regioni sulle Malattie Professionali”. Si tratta di una mappa che permette di tracciare un quadro dettagliato delle diverse patologie secondo la distribuzione territoriale (Regioni e Provincie), il genere e le fasce di età dei lavoratori.

Risulta interessante notare che le malattie riconducibili ad aspetti ergonomici mantengono un primato nella graduatoria delle frequenze nei casi identificati. È un primato che si attesta attorno al 40% delle segnalazioni raccolte, seguito, con distacco, dai danni patologici con ipoacusia. Significativa è la tendenza in sensibile aumento delle patologie da postura e muscolo-scheletriche. Le patologie derivanti da rumore, al contrario, sono in calo.
La Provincia di Bergamo detiene, secondo il monitoraggio INAIL, un primato tra le provincie lombarde.
Questo incremento nel tempo è parzialmente attribuibile al fatto che queste patologie lavorative sono state riconosciute e tabellate dal 2008 ma resta un grave problema anche attuale, come segnalato da diverse Regioni e per diversi settori merceologici.

A conferma della rilevanza dei rischi ergonomici segnaliamo che la tendenza riscontrata in Italia è confermata nei Paesi dell’Unione Europea.
movimentazione carichi rischi ergonomici inail

A fronte di quanto segnalato, non nascondiamo sorpresa nel rilevare come il rischio ergonomico, all’interno delle Aziende, risulti poco considerato nella valutazione del rischio.

Il Titolo VI del D.Lgs. 81/08 e s.m. definisce gli obblighi in capo al datore di lavoro relativamente alle attività lavorative che comportano movimentazione manuale dei carichi alle quali è associato il rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombare.

Le problematiche connesse ai disturbi muscolo-scheletrici sono sicuramente complesse ed investono molti aspetti dell’attività lavorativa quali la ripetitività dei gesti lavorativi, il ritmo di lavoro, le posture assunte, l’organizzazione delle pause lavorative, la forza richiesta per lo svolgimento del lavoro, il microclima in ambiente di lavoro (per es., il freddo aumenta il rischio).

La valutazione su questi disturbi e i relativi rischi di esposizione richiedono esperienze specifiche maturate negli anni.
I nostri tecnici hanno esaminato decine di situazioni in vari settori merceologici:

  • settore della plastica;
  • industria meccanica;
  • industria elettrica;
  • settore sanitario;
  • industria cartotecnica;
  • settore cosmetico;
  • industria del legno.

Con una valutazione dei rischi specifica è possibile individuare in modo puntuale le criticità delle attività lavorative svolte, evidenziando le possibili soluzioni tecnico-organizzative che consentono di ridurre i rischi per i lavoratori. Tuttavia, affinché sia possibile svolgere la valutazione in modo efficace, è necessario impostare una raccolta dati sufficientemente dettagliata, che può richiedere un approfondito lavoro sul campo.
I dati necessari per una corretta valutazione dei rischi riguardano:

  • l’organizzazione aziendale (es. durata dei cicli di lavoro, distribuzione delle pause, numero di lavoratori coinvolti nelle specifiche attività);
  • gli ausili a disposizione;
  • le prassi operative specifiche;
  • le segnalazioni del medico competente.

Per realtà aziendali complesse è efficace impostare la valutazione svolgendo una pre-mappatura del rischio. Si tratta di una valutazione di primo livello che evidenzierà le attività con criticità elevata, per le quali sarà necessario procedere con una valutazione approfondita, e le attività per le quali si dovrà attivare una raccolta di informazioni più puntuale non essendo disponibili dati sufficienti per effettuare una valutazione di secondo livello.

Seppur sgradevole, è opportuno ricordare le sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente:

  • arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.500 fino a 6.400 €
    per la mancata eliminazione o riduzione del rischio da MMC, compresa la valutazione del rischio e la sorveglianza sanitaria.
  • arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 750 a 4.000 €
    per la mancata Informazione, formazione e addestramento dei lavoratori relativamente a:
    1) informazioni adeguate relativamente al peso ed alle altre caratteristiche del carico movimentato;
    2) formazione adeguata in relazione ai rischi lavorativi ed alle modalità di corretta esecuzione delle attività;
    3) addestramento adeguato in merito alle corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei carichi.

Cosa possiamo fare per te?

Siamo a disposizione dei datori di lavoro, dei medici competenti e degli RSPP per esaminare casi singoli o di gruppo e sviluppare approfondite valutazioni in campo.

Corsi Idrici
Dispositivo e Processo di Controllo e Sorveglianza dei Corpi Idrici. Ottenuto il brevetto!
Concesso il Brevetto per il nostro Sistema Smart di Monitoraggio Wireless Remoto per la gestione delle reti idriche
Brevetto per Dispositivo e Processo di Controllo e Sorveglianza dei Corpi Idrici

Brevetto. Dispositivo e Processo di Controllo e Sorveglianza dei Corpi Idrici

Siamo lieti ed orgogliosi di annunciare che il MISE – Ministero dello Sviluppo Economico ha concesso alla nostra controllata il brevetto per il “Dispositivo e Processo di Controllo e Sorveglianza dei Corpi Idrici”.

Di cosa si tratta?

E’ un’applicazione, nell’ambito dell’IoT – Internet delle Cose, che consente di monitorare in remoto le caratteristiche chimico – fisiche di acquedotti, fognature, bacini e corpi idrici , il tutto in tempo reale, in simultanea e su un numero illimitato di punti.

Il sistema è versatile, integrabile con innumerevoli altri dispositivi di rilevazione e misurazione di differenti grandezze (es.: eventi meteorici, etc. ) e quindi customizzabile per altre applicazioni, in altrettanti settori di mercato (chimico, industriale, logistico, energetico…).
Grazie all’implementazione di reti di telecontrollo è possibile rilevare criticità, operare previsioni ed allertare per una tempestiva attivazione gestionale.

A chi si rivolge

  • Studi professionali
  • Società di Gestione del Servizio Idrico Integrato
  • Enti di controllo e Protezione Civile
  • Consorzi di Bonifica
  • Grandi gruppi industriali con reti idriche interne

Altre applicazioni possibili

  • Smart AgroScience – Agricoltura di precisione
  • Geologia / Sismologia
  • Mobilità / Logistica
  • Acustica / Vibrazioni
  • Chimica

Non esitate a contattarci per approfondimenti ed informazioni, scrivendo a: info@wsnmore.com

nitrificazione denitrificazione
Nitrificazione e denitrificazione negli impianti di depurazione intercomunali
VALUTAZIONE DI EFFETTI INIBITORI AD OPERA DI SCARICHI INDUSTRIALI: ESPERIENZE DI LABORATORIO

La depurazione biologica di reflui fognari che confluiscono in impianti di tipo consortile a servizio di territori estesi vede la presenza di una componente importante proveniente da attività produttive, caratterizzate spesso da una discontinuità idraulica e da una variabilità qualitativa ad ampio spettro, con presenza di sostanze con caratteristiche di biodegradabilità e nocività molto diverse.

Queste caratteristiche pongono notevoli problemi ai gestori degli impianti centralizzati, in particolare nei confronti di alcune specie batteriche fondamentali nel processo di biodepurazione. È il caso dei “nitrobatteri” responsabili della trasformazione di composti azotati (nitrificazione), che ne permettono la rimozione anche con elevata efficienza.

La restituzione di reflui “depurati” nelle acque superficiali impone contenuti di azoto sotto forma di ammoniaca, nitriti e nitrati molto contenuta per escludere i noti fenomeni di eutrofizzazione.

Questi obiettivi spesso non si raggiungono esponendo i gestori dei depuratori, pur seriamente impegnati, a gravi sanzioni.

Va ricordato, a tal proposito, che l’ITALIA è sottoposta a procedura di infrazione proprio a causa del mancato rispetto della DIRETTIVA 271/91, art. 4, perché impianti di depurazione civili non assicurano nei reflui in uscita il rispetto dei limiti per il contenuto di azoto.

La causa è da ricercare spesso nella presenza di sostanze che svolgono una inibizione sui nitrobatteri. Il nostro laboratorio, interpellato in tal senso, ha svolto interessanti e proficue indagini, adottando metodiche collaudate e affidabili, su specifici reflui industriali, confermando presenza di composti o miscele di composti che causavano inibizioni alla nitrificazione e denitrificazione individuando soglie di concentrazioni adeguate ad eliminare l’effetto inibitore.

In presenza di reflui che possono generare questi gravi disagi, è opportuno, anzi doveroso, escludere attraverso preventivi test idonei queste evenienze, le cui conseguenze sono devastanti, vanificando l’impegno rivolto all’intero processo di collettamento e depurazione a tutela dei corpi idrici recettori.

snpa Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente
Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA)
Il 15 Giugno 2016, la Camera ha approvato in via definitiva la legge che istituisce il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA).

SNPA Sistema nazionale per la protezione dell’ambienteMercoledi 15 Giugno 2016 si è concluso l’iter parlamentare della legge che istituisce il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNAP) e disciplina l’ISPRA, L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e delle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA). L’adozione di un sistema a livello nazionale garantirà omogeneità ed efficacia delle attività di controllo ambientale, supporterà le politiche di sostenibilità ambientale e costituirà la fonte ufficiale, autorevole ed omogenea di tutto ciò che riguarda le informazioni, il monitoraggio, l’analisi e le valutazioni in campo ambientale.

Altro punto fondamentale della legge è l’istituzione di Livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali (Lepta) e la rete informativa nazionale ambientale, la cosiddetta Sinanet.

Questa legge dovrà contribuire a rafforzare, nel nostro Paese, le attività rivolte all’ambiente, attivare politiche di prevenzione e protezione delle matrici ambientali.

Esistono già formalmente i compiti di ricerca finalizzata e sperimentazione da parte delle Agenzie Regionali e Provinciali, ma l’istituzione di un sistema unificato garantirà la condivisione dei dati e le informazioni attraverso attività di reporting standardizzata e le attività di natura ispettiva, di vigilanza e controllo.

Lo scopo ultimo di questa fonte ufficiale ed autorevole di procedure e informazioni è la tutela non solo dell’ambiente, ma anche da chi ci vive.

Leggi il comunicato stampa ufficiale di SNPA.

nitrificazione denitrificazione
Ricerca del 3,4 Dimetilpirazolofosfato nelle acque di ingresso ai depuratori
Alcuni presidi utilizzati in agricoltura, inibitori della nitrificazione, defluiscono nelle reti fognarie e possono interferire negli impianti biologici di depurazione

In ambito agricolo sono ampiamente utilizzati agenti inibitori della nitrificazione.

Gli inibitori della nitrificazione sono composti chimici in grado di rallentare il processo di ossidazione dell’ammoniaca a nitriti inibendo l’attività dei batteri del genere Nitrosomonas, bloccando cioè almeno parzialmente il primo dei due passaggi che portano alla genesi dei nitrati.
Tali composti permettono un rilascio più graduale dell’azoto presente nei concimi, quindi sono direttamente formulati con i concimi minerali. Nella stagione autunnale e primaverile aumenta il loro utilizzo in agricoltura.
Il deflusso delle acque su aree agricole raggiunge spesso le reti fognarie per confluire successivamente agli impianti biologici di depurazione.

Dimetilpirazolofosfato

Cromatogramma del Dimetilpirazolofosfato

L’ipotesi della ricerca svolta si basa sulla possibile influenza di tale molecola sulla popolazione microbica degli impianti biologici di depurazione delle acque reflue. Alcuni impianti di depurazione hanno infatti segnalato un peggioramento nel processo di nitrificazione in tali periodi dell’anno.

I trattamenti di nitrificazione sono necessari per la riduzione dei composti azotati nelle acque che confluiscono in corpi idrici superficiali; l’azoto e il fosforo sono nutrienti che, in quantità eccessive, possono provocare sviluppo algale, portando all’eutrofizzazione con degrado dei corpi idrici a basso ricambio (laghi, mari).

Il composto maggiormente utilizzato in agricoltura per quanto descritto è il 3,4-Dimetilpirazolofosfato.
Per la sua determinazione nelle acque in ingresso al depuratore è stata svolta un’indagine in letteratura seguita dalla messa a punto di un metodo analitico che prevede l’uso della cromatografia liquida (HPLC-UV) alla lunghezza d’onda di 230 nm.
La sensibilità raggiunta dall’analisi ha permesso l’iniezione diretta del campione senza preconcentrazione, con un limite di rilevabilità pari a 0,2 mg/L.
È così possibile individuare la presenza di inibitori della nitrificazione in acque in ingresso a trattamenti biologici a valori significativi che potrebbero interferire nel processo biologico di depurazione.

La ricerca nelle acque fognarie di composti che possano in diverso modo perturbare il processo biologico di depurazione è indispensabile per assicurare l’efficienza di questi impianti posti a salvaguardia dell’intero patrimonio idrico.

Attestazione di conformità pcb
Attestazione di conformità: come si ottiene un campione rappresentativo?
Crescono richieste per qualifica di materiali o prodotti con verifica di particolari caratteristiche e produzione di un'attestazione di conformità.

attestazione di conformitàNegli ultimi anni si è avuto un sensibile aumento di richieste per la qualifica di materiali o prodotti, mediante la verifica di particolari caratteristiche e la successiva produzione di una Attestazione di Conformità.

Tali richieste riguardano, in particolar modo, la caratterizzazione dei materiali di scarto al fine di escluderli dalla normativa sui rifiuti e di etichettarli come sottoprodotti o materiali sottoposti a recupero.

Le verifiche necessarie per l’attestazione di conformità vengono effettuate mediante test e/o analisi chimiche su un piccolo campione e le proprietà ottenute vengono estese all’intera produzione.

Come si può in pratica realizzare un campione rappresentativo dell’intera partita/lotto?

Nel processo di certificazione di materiali e prodotti, questa fase viene denominata Campionamento e troppo spesso viene trascurata a scapito della corretta qualifica del prodotto/materiale.

L’esperienza dimostra che ci sono due parametri sensibili che influenzano in modo sostanziale i successivi dati analitici:

  1. la massa minima (o il volume minimo) di campione affinché sia rappresentativo dell’intera partita;
  2. il numero minimo di incrementi da prelevare per ottenere il campione composito.

La definizione della massa minima risulta particolarmente critica per la qualifica di tutti quei materiali di recupero (rottami vetrosi, di rame, metallici) che hanno una pezzatura eterogenea: una scorretta stima di tale parametro può portare a successivi risultati analitici inaccurati.

Il numero minimo di incrementi è invece un parametro fondamentale per la stima dell’incertezza di campionamento, che contribuisce a definire l’intervallo di fiducia dei risultati analitici.

I dati ottenuti sperimentalmente (riportati nel documento allegato) dimostrano come una misura effettuata correttamente su un campione prelevato in modo non idoneo non garantisce assolutamente una valida certificazione di prodotto.

Il documento allegato illustra, quindi, brevemente alcune tecniche di corretto campionamento e di come procedure affrettate o poco curate possano portare a errori nell’attribuzione della conformità di un prodotto.

Per maggiori approfondimenti, clicca qui: attestazione di conformità e campionamento
o contattaci scrivendo a: laboratorio@estambiente.it

certificazione acustica

In occasione del secondo Seminario di Acustica e Industria – Certificazione acustica dei prodotti industriali, tenutosi presso le strutture del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara in data 11 febbraio 2016, EST S.r.l. ha presentato un poster illustrante l’esperienza di un caso applicativo di certificazione acustica e vibrazionale di attrezzature manuali portatili.

L’evento è stato organizzato con lo scopo costituire un momento di conoscenza e di aggiornamento tecnico-scientifico in relazione alla “Direttiva macchine” ed alle successive numerose disposizioni legislative e normative che hanno ampliato le tipologie di prodotti industriali oggetto di certificazione (macchine destinate a operare all’aperto, elettrodomestici, ecc.), interessando anche nuovi settori (risparmio energetico, ecc.).

In questo contesto le emissioni sonore e le emissioni di vibrazioni sono oggetto di interesse, in quanto ad oggi sono molteplici le macchine e le apparecchiature che richiedono la certificazione acustica della potenza sonora emessa e del livello dell’emissione di vibrazioni.

Forti sono quindi le richieste tecniche poste nei confronti di chi opera nei laboratori degli stabilimenti, delle università e delle strutture di ricerca.

Nel caso particolare presentato da EST, le attrezzature sottoposte a verifica sono costituite da:

  • Un applicatore pneumatico per l’estrusione di siliconi e sigillanti;
  • Una pistola per grassaggio.

Le apparecchiature da provare risultano soggette alla Direttiva Macchine, in quanto rientranti nella definizione di “macchina” riportata all’art. 2 del D.Lgs. 17/2010: “insieme equipaggiato o destinato ad essere equipaggiato di un sistema di azionamento diverso dalla forza umana o animale diretta, composto di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidamente per un’applicazione ben determinata”.

Trattandosi di macchine, è stata inizialmente svolta una ricerca tra le norme armonizzate il cui elenco è periodicamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUCE) tramite specifiche Comunicazioni della Commissione nell’ambito dell’applicazione della direttiva 2006/42/CE.

Sono state svolte sia misure acustiche in un ambiente rispondente ai requisiti di cui alle norme UNI che misure delle vibrazioni associate al funzionamento dell’apparecchiatura sotto controllo.

Sulla base dei risultati ottenuti possono essere svolte le seguenti considerazioni:

  • La definizione iniziale delle migliori modalità di svolgimento delle prove, comprendente la ricerca delle norme tecniche applicabili, può presentarsi non immediata, e richiede una conoscenza di base della normativa generale riguardante la sicurezza dei prodotti, ossia delle Direttive di Prodotto, con particolare riguardo alla Direttiva Macchine.
  • Nei casi in cui, per una determinata macchina o apparecchiatura, non esista una specifica norma tecnica che definisce le modalità di misurazione del rumore e delle vibrazioni emesse, è necessario ricorrere a norme tecniche più generali. Ciò comporta per il misuratore la necessità di definire autonomamente le condizioni di utilizzo delle apparecchiature, impiegando criteri necessariamente cautelativi.
  • È necessario che le condizioni di esercizio (nel caso specifico frequenza di comando e pressione di alimentazione) vengano chiaramente riportate nella “Dichiarazione di emissione sonora” e nella “Dichiarazione di emissione vibratoria”.

Per maggiori dettagli, è possibile visualizzare il pdf del poster  che è stato presentato al convegno, nel quale sono riportati i dettagli dell’esperienza descritta, delle relative misure e dei fac-simile delle dichiarazioni di emissione. Clicca qui.

Se siete interessati all’argomento e necessitate di ulteriori approfondimenti potete contattarci utilizzando i riferimenti nella pagina contatti.

analisi di terreno fertilizzanti

La determinazione dello scheletro è il punto di partenza di ogni analisi di terreno: la separazione, dopo essicazione e tramite frantumazione, della frazione più grossolana dalla terra fine.

Questo trattamento preliminare è fondamentale in quanto ci permettte di ottenere l’aliquota fine di campione su cui svolgere le analisi. L’esatta percentuale di scheletro ci fornisce inoltre informazioni riguardo la struttura del terreno.

La normativa italiana vigente prevede, per quanto riguarda la matrice Terreni, che:
“[…] le determinazioni analitiche di laboratorio dovranno essere condotte sull’aliquota di granulometria inferiore a 2mm. La concentrazione del campione dovrà essere determinata riferendosi alla totalità dei materiali secchi, comprensiva anche dello scheletro.” (Allegato 2 al titolo V parte IV D.lgs 152/2006)

Il DM 13/09/1999 SO n°185 GU n°248 21/10/1999 Met.II.1 definisce nello specifico:

  • “terra fine”: aliquota di campione grezzo inferiore ai 2 mm
  • “scheletro”: aliquota di campione grezzo superiore ai 2 mm

E’ inoltre illustrato nel dettaglio il procedimento da adottare per ottenerle e quantificarle a partire dal “campione grezzo per l’analisi” o aliquota rappresentativa del campione giunto in laboratorio.
Semplificando possiamo assumere la seguente formula per riportare la concentrazione di un qualsiasi analita da “mg/Kg di terra fine” a “mg/Kg sostanza secca totale”:

mg/kgSS = mg/kg fine X (1 – % scheletro)

ScheletroConcentrazione Cu

204,6  mg/Kg fine

35%

133,0   mg/KgSS

37%

128,9  mg/KgSS

40%

122,8  mg/KgSS

42%

118,7  mg/KgSS

45%

112,5  mg/KgSS

Concentrazione soglia di contaminazione per siti ad uso verde pubblico,
privato e residenziale: 120 mg/KgSS (Allegato 5 al titolo V parte IV D.lgs 152/2006)

Nella tabella risulta evidente come il corretto frazionamento del campione grezzo nelle due aliquote sia determinante ai fini della concentrazione finale e, soprattutto, nello stabilirne la conformità o meno rispetto ai limite di legge.
Al fine di ottenere un valore di scheletro robusto e rappresentativo del campione, è indispensabile attenersi alle indicazioni del DM 13/09/199 di cui sopra ed, in particolare, di prestare particolare attenzione alle fasi di omogeneizzazione, composizione dell’aliquota da analizzare e frantumazione della stessa.