Emissioni odorigene e molestie olfattive, ovvero come misurare gli odori

Un problema sempre più sentito da cittadini, pubbliche amministrazioni e aziende

Per tante ragioni, ma soprattutto per l’eccessiva vicinanza a zone residenziali, sempre più spesso le amministrazioni pubbliche e le aziende si trovano a dover gestire non semplici problemi e contenziosi legati alle cosiddette molestie olfattive, causate ad esempio da discariche, siti di compostaggio rifiuti, fonderie, industrie chimiche, allevamenti di animali, e molto altro ancora.

Un problema, quello delle emissioni odorigene, di difficile valutazione, pressoché impossibile da catalogare e tabellare, e soggetto alle più strane interpretazione personali: è capitato, addirittura, che un cittadino abbia presentato un esposto all’amministrazione comunale contro gli odori, a suo dire molesti, provenienti da una pizzeria! Nondimeno, pur con qualche approssimazione, gli odori si possono “misurare”, e ciò permetterà, alle varie parti in causa, di meglio gestire tutte quelle situazioni di “contenzioso olfattivo” che, spesso, trovano largo eco anche sui giornali.

Come misurare gli odori?

Sostanzialmente, esistono due metodi per la misurazione degli odori: analitico-chimico, basato sulla gascromatografia – spettrometria di massa (GC-MS), e sensoriale-olfattometrico, basato sulle percezioni olfattive umane. Vediamoli nel dettaglio, evidenziando i pro e i contro.

Il metodo analitico-chimico permette di individuare i composti responsabili delle molestie, nonché le loro concentrazioni. Permette di valutare l’efficacia degli impianti di abbattimento e consente l’effettuazione di misurazioni in remoto. Per contro, la soglia di sensibilità analitica non può ritenersi sufficiente nel caso di composti a bassissima soglia olfattiva, (ad esempio, scatolo, mercaptani e solfuri), non forniscono informazioni sull’effettivo impatto olfattivo e, infine, presentano una correlazione “valore analitico – effetto sensoriale” non sempre soddisfacente.

Il metodo sensoriale-olfattometrico, molto usato nei Paesi del centro-nord Europa, è ritenuto il metodo di riferimento per la valutazione delle emissioni odorigene, permettendo di valutare: concentrazione, intensità, tono edonico (sgradevolezza), qualità (o “carattere”). Una metodica normata dalla UNI EN 13725:2004 “Qualità dell’aria – Determinazione della concentrazione di odore mediante olfattometria dinamica”, che, in estrema sintesi, si basa sull’operato di un gruppo di persone, opportunamente selezionate e addestrate (rinoanalisti), chiamato “panel”. A questo gruppo viene somministrato, facendoglielo annusare, il campione di gas odoroso, opportunamente diluito con aria inodore secondo rapporti definiti, così che ogni campione è presentato seguendo una serie di diluizioni decrescenti, in modo tale da identificarne la soglia percepita. L’intensità dell’odore viene espressa in Unità Odorimetriche (UO/m3) e, intuitivamente, maggiore è questo numero, più intenso è l’odore.

Il supporto di EST

In questo contesto, EST può eseguire, anche grazie alla collaborazione con società specializzate, indagini ad ampio spettro in materia di emissioni odorigene:

  • analisi dei parametri di legge per le emissioni in atmosfera;
  • analisi olfattometriche e GC-MS;
  • consulenza sulla progettazione e dimensionamento dei sistemi di abbattimento;
  • verifica dell’efficienza dei sistemi di abbattimento;
  • indagine meteorologica e caratterizzazione del potenziale impatto ambientale.
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