Fluidi lubrorefrigeranti: la valutazione dell’esposizione

Una problematica troppo spesso sottovalutata

L’impiego dei fluidi lubrorefrigeranti (in sigla FLR) nelle lavorazioni meccaniche – in primo luogo per asportazione di truciolo – ha sempre posto dei seri problemi per i possibili effetti tossicologici legati alla loro composizione, ivi comprese le impurezze (ad esempio IPA, alcanolammine, formaldeide, ecc.) e i sottoprodotti di trasformazione o degradazione, quali particelle e complessi metallici di cromo, cobalto e nichel, IPA, morchie oleose, e altro ancora.

Una situazione resa ancor più complessa dal fatto che la composizione chimica dei FLR può, con molta facilità, subire variazioni più o meno rilevanti in fase di utilizzo, causa le forti sollecitazioni meccaniche e termiche cui sono sottoposti. Conseguentemente, l’inevitabile diffusione di fumi, vapori, nebbie oleose, getti e schizzi durante la lavorazione costituisce, a tutti gli effetti, un’emissione nell’ambiente di sostanze potenzialmente pericolose, da valutare nell’ambito della complessiva “valutazione dei rischi aziendale” – e in particolare del rischio chimico – prescritta dal Decreto Legislativo 81/2008.

Alcuni possibili rischi per la salute

Tra i possibili e molteplici danni alla salute che l’esposizione ai FLR può causare, possiamo ricordare:

  • l’azione solubilizzante lipidica degli emulsionanti e della componente alcalina dei FLR miscibili con acqua, può danneggiare lo strato protettivo della pelle;
  • dalla decomposizione degli additivi EP, contenenti zolfo, cloro e fosforo, si possono formare sostanze sgrassanti, irritanti e sensibilizzanti;
  • l’utilizzo di sostanze come il piridintione, i tiazoli, gli isotiazolinoni, i derivati fenolici, la formaldeide, i biocidi (sia fungicidi sia battericidi), ha evidenziato effetti irritanti, sensibilizzanti e, in alcuni casi, una tossicità percutanea.

L’analisi del rischio chimico

La “base” per l’esecuzione della valutazione del rischio chimico da FLR è, ovviamente, la scheda di sicurezza, pur tenendo conto del fatto che, spesso, all’atto della loro immissione sul mercato, questi prodotti non sono classificati come pericolosi. Occorre poi valutare, per quanto possibile, le variazioni nella composizione dei FLR durante il loro effettivo utilizzo, considerando anche la cosiddetta “anzianità di servizio”: formazione e/o arricchimento di IPA, fosfine, metalli quali cromo, cobalto e nichel, e altro ancora. Un approccio globale e specialistico, quindi, al fine di valutare correttamente l’esposizione dei lavoratori addetti ai contaminanti aerodispersi.

Una proposta di check list

In relazione al corretto utilizzo dei FLR, proponiamo di seguito una vera e propria check list, in undici punti, tratta dalla “Scheda di autocontrollo del comparto metalmeccanico” predisposta dalla ASL della Provincia di Bergamo, di cui ci siamo occupati diffusamente in un precedente articolo (http://www.estambiente.it/?p=303).

Check list FLR

1 ) Sono stati scelti in base all’esame delle Schede dei dati di Sicurezza, FLR a bassa tossicità? (Dearomatizzati, trattati al solvente, esenti da additivi cancerogeni, ecc.)

2 ) Le lavorazioni che sviluppano areosol sono isolate dal resto delle lavorazioni allo scopo di limitare al minimo il numero di lavoratori esposti?

3 ) In presenza di eccessivo inquinamento degli ambienti di lavoro da nebbie d’olio, sono stati applicati sistemi di aspirazione localizzata sulle macchine utensili con espulsione all’esterno?

4 ) Se è installata l’aspirazione forzata si è provveduto a compensare l’aria estratta con l’adduzione di altrettanta pulita?

5 ) I fusti dei fluidi lubrorefrigeranti sono stati depositati in un sito apposito?

6 ) I fusti sono stati collocati all’interno di aree conformate in modo tale da contenere eventuali spandimenti?

7 ) Vengono eseguiti controlli periodici dei FLR emulsionabili? (Contaminazione microbica, olio libero, ph, nitriti e nitrati , ecc.) e negli olii interi? (idrocarburi policiclici aromatici, cromo, nichel, cobalto, ecc.)

8 ) Vengono forniti i dispositivi di protezione personale necessari ? (Scarpe, guanti, grembiuli, occhiali).

9 ) Viene curata l’informazione e la formazione sulla necessità di utilizzo e sulla funzione dei DPI e ne viene controllato l’uso corretto?

10 ) Sono stati messi a disposizione dei dipendenti mezzi per un’igiene personale accurata e frequente ? (Lavandini, sapone non alcalino, ecc.)

11 ) I lavoratori esposti ad oli minerali e quelli che impiegano olii lubrorefrigeranti sono sottoposti ai controlli sanitari preventivi e periodici?

Condividi
Tweet
Condividi
+1
Pin