NEWS: Ambiente, Igiene, Sicurezza e Lavoro

DUE DILIGENCE HSE
Uno strumento di management aziendale avanzato finalizzato all’analisi del valore di un’azienda a fronte di acquisizione o investimento

La Due Diligence HSE (Health, Safety and Environment, ossia Ambiente, Igiene e Sicurezza) è un processo di indagine finalizzato all’analisi del valore di un’azienda a fronte di acquisizione o investimento.
Si tratta di un’attività multidisciplinare ed integrata, orientata all’esatta valutazione degli immobili e/o della gestione di attività oggetto di transazione, attraverso opportune verifiche ambientali e di gestione delle pratiche di igiene e sicurezza.

Una procedura di Due Diligence si attua attraverso passaggi successivi, che possono essere riassunti in:

  • ANALISI DEGLI ELEMENTI PREGRESSI: indagine storica finalizzata alla ricostruzione delle attività svolte ed alle autorizzazioni acquisite;
  • RIFERIMENTI NORMATIVI: analisi degli strumenti normativi da adottare quali standard di riferimento;
  • VALUTAZIONE DEGLI INTERVENTI: organizzazione di un appropriato intervento di indagine sulla base delle informazioni storiche disponibili e delle disposizioni normative di settore;
  • INDAGINI SUL CAMPO: esecuzione delle indagini indoor e outdoor;
  • QUANTIFICAZIONE TECNICO-ECONOMICA: restituzione dei dati e valutazione/computazione delle eventuali passività accertate e della relativa gestione.

due diligence ambientale hseNella pratica, che valore aggiunto mi dà attivare tale procedura?
Un’accurata analisi mi consente di:

  • IDENTIFICARE LE PASSIVITÀ HSE che rendono l’immobile e/o l’attività industriale oggetto della transazione non conforme a quanto previsto dalle normative ambientali;
  • IDENTIFICARE EVENTUALI INSUFFICIENZE O INCOMPLETEZZE AUTORIZZATIVE per gli impianti e le attività;
  • QUANTIFICARE ECONOMICAMENTE GLI ONERI relativi alla gestione delle rilevate passività;
  • IDENTIFICARE I PROFILI DI RESPONSABILITÀ attribuibili ai soggetti che hanno realmente determinato la passività;
  • IDENTIFICARE POSSIBILI CAUSE DI INATTUABILITÀ del progetto previsto;
  • DEFINIRE UN PIANO CONTRATTUALE DI TUTELA sia per l’acquirente (identificazione di irregolarità) che per il venditore (certificazione di conformità).

Quindi, quando attivarla?

  • prima di acquisire un immobile già interessato da attività industriali/commerciali, produttive e/o logistiche;
  • prima di avviare transazioni e/o acquisizioni di aziende anche in regime controllato/commissariato (procedure fallimentari, concordato preventivo, in liquidazione).

Cosa possiamo fare per te.

Stai pensando di acquisire un immobile o un terreno già interessato da attività produttive?
Stai per avviare una transazione o un acquisizione di un’azienda?

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emissioni in atmosfera

La recente D.g.r. 18 dicembre 2017 – n. X/7570 “Indirizzi di semplificazione per le modifiche di impianti in materia di emissioni in atmosfera ai sensi della parte quinta del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i..” fornisce indicazioni in merito alle modalità autorizzative di modifiche impiantistiche che coinvolgono il tema delle emissioni in atmosfera.

In particolare, aspetto significativo sul quale si concentra il disposto normativo è la distinzione tra MODIFICA SOSTANZIALE e MODIFICA NON SOSTANZIALE, con le relative conseguenze che tale attribuzione comporta in tema di iter autorizzativo e di contenuto tecnico richiesto per l’istanza di modifica.

Riteniamo significativo evidenziare alcuni aspetti in merito:

  • sono da considerarsi SOSTANZIALI le modifiche che comportano effetti negativi e significativi sull’ambiente o sulla salute;
  • possono risultare SOSTANZIALI modifiche che, pur non implicando un aumento del flusso di massa degli inquinanti, possono prevedere variazioni significative al ciclo produttivo, tali per cui è opportuna una istruttoria da parte dell’Autorità Competente
  • sono da considerarsi NON SOSTANZIALI modifiche:
    1. che interessano interventi che prevedono la sola alterazione tecnica delle condizioni di convogliabilità;
    2. che interessano il ciclo produttivo, senza l’attivazione di nuovi punti di emissione;
    3. che prevedono l’attivazione di nuovi punti di emissione senza aumento o con aumento non significativo del flusso di massa degli inquinanti emessi.

È comunque facoltà dell’Autorità Competente – eventualmente su indicazione del Sindaco – valutare se, sulla base degli effetti potenzialmente indotti e del contesto territoriale in cui è collocato lo stabilimento, la modifica possa essere considerata sostanziale o meno.

Il nuovo provvedimento dispone, inoltre, quanto segue:

  • che le comunicazioni di modifica non sostanziale siano trasmesse ai SUAP in via telematica attraverso le piattaforme già in uso sul territorio regionale per la gestione delle pratiche AUA;
  • che la messa a regime delle piattaforme di cui sopra sarà preventivamente comunicata da Regione Lombardia e che, fino a tale data, le comunicazioni di modifica non sostanziale saranno trasmesse alle Autorità Competenti secondo le modalità da queste definite, utilizzando i modelli approvati con il nuovo provvedimento;
  • che il termine per la presentazione delle istanze ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152/06 per le attività che – alla luce del cambio di classificazione della sostanza «formaldeide»– non possono più avvalersi del regime semplificato delle attività «in deroga» è modificato nel 31 dicembre 2018 – anziché 31 dicembre 2017 – fermo restando il termine previsto per l’adeguamento degli impianti al 1 gennaio 2020.

Cosa possiamo fare per te.

Se prevedi di attuare una modifica alla tua attività produttiva, valuta con noi quale strada sia meglio percorrere.

novità 2018
Il 2018 al via con numerose novità
Anche quest’anno con la chiusura del mese di dicembre i legislatori hanno dato sfogo alla propria attività emanando una serie di atti che coinvolgono aziende e consulenti sotto numerosi e diversificati aspetti di carattere ambientale e di igiene e sicurezza del lavoro.

ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE

D.G.R. 18 dicembre 2017 – n. X/7581 “Aggiornamento della d.g.r. 23 ottobre 2015 – n. X/4229 e ss.mm.ii.  | «Riordino dei reticoli idrici di Regione Lombardia e revisione dei canoni di polizia idraulica» e determinazione della percentuale di riduzione dei canoni di polizia idraulica (attuazione della legge regionale 15 marzo 2016, n. 4, art. 13, comma 4)”

D.G.R. 18 dicembre 2017 – n. X/7568 | “Direttive per la presentazione delle istanze di concessione di derivazione d’acqua pubblica di cui al r.d. 1775/1933 e del regolamento regionale n. 2/2006 mediante la piattaforma informatica SIPIUI”

Regolamento regionale 23 novembre 2017 – n. 7  | “Regolamento recante criteri e metodi per il rispetto del principio dell’invarianza idraulica ed idrologica ai sensi dell’articolo 58bis della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio)”

EMISSIONI IN ATMOSFERA

D.G.R. 18 dicembre 2017 – n. X/7570 | “Indirizzi di semplificazione per le modifiche di impianti in materia di emissioni in atmosfera ai sensi della parte quinta del d.lgs. 152/2006 e s.m.i.”

D.Lgs 15 novembre 2017, n. 183 | “Attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, nonché per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, ai sensi dell’articolo 17 della legge 12 agosto 2016, n. 170”

RIFIUTI

D.P.C.M. del 28 dicembre 2017, pubblicato sul SO n.64 alla Gazzetta ufficiale n. 303 del 30 dicembre 2017, è stato approvato il modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2018

L. 205 del 27 dicembre 2017 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020”.

Con il comma 1134 dell’articolo 1 si stabilisce la proroga al 31 dicembre 2018 della moratoria sulle sanzioni operative del SISTRI previste dalla legge n. 125 del 30 ottobre 2013

SALUTE E SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO

Regione Lombardia – “Indirizzi per la sorveglianza sanitaria dei soggetti esposti al rischio da sovraccarico biomeccanico”

 

Prova a pensare alla tua attività……. Quale di questi argomenti ti riguarda?

terre e rocce da scavo

Il recente D.P.R. 120/2017 ha adottato le disposizioni di riordino e di semplificazione della disciplina inerente la gestione delle terre e rocce da scavo.

In particolare, il Regolamento fornisce indicazioni in merito a:

  1. gestione delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti, ai sensi dell’art. 184bis, del D.Lgs 152/2006, provenienti da cantieri di piccole dimensioni, di grandi dimensioni e di grandi dimensioni non assoggettati a VIA o a AIA, compresi quelli finalizzati alla costruzione o alla manutenzione di reti e infrastrutture;
  2. disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate rifiuti;
  3. utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti;
  4. gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica.

Facendo riferimento al punto 1), elemento di novità rispetto alle precedenti normative sul tema è la caratterizzazione delle terre e rocce da scavo contenenti materiale di riporto.

Il regolamento, infatti, specifica in modo chiaro che “nei casi in cui le terre e rocce da scavo contengano materiali di riporto, la componente di materiali di origine antropica frammisti ai materiali di origine naturale non può superare la quantità massima del 20% in peso, da quantificarsi secondo la metodologia di cui all’allegato 10 ………”.

A tal proposito, abbiamo elaborato una procedura da attuare in campo per l’analisi merceologica su campioni rappresentativi ottenuti dai volumi di scavo secondo le metodologie previste dagli allegati al DPR 120/2017.

In particolare, si procede con setacciatura del materiale mediante l’ausilio di vaglio a maglia 2 cm. Il passante viene raccolto in apposito sacco contenitore, mentre il sopravaglio viene sottoposto a cernita manuale separando le diverse tipologie di materiale riscontrate. Si procede, poi, a pesatura diretta in campo delle varie frazioni.

Ricorda che questa valutazione è propedeutica alla corretta compilazione della Dichiarazione di Utilizzo di cui all’art. 21 del D.P.R. 120/2017, in quanto il produttore si assume la responsabilità penale di quanto dichiarato in merito al rispetto delle disposizioni di cui al regolamento.

Non correre rischi, Contattaci per identificare la soluzione più adatta alle tue necessità.

invarianza idraulica idrologica lombardia regolamento
Invarianza idraulica ed idrologica
Il 27/11/2017 è stato pubblicato il regolamento di Regione Lombardia. Enunciati criteri e metodi per il rispetto del principio di invarianza idraulica ed idrologica.

Con Regolamento regionale 23 novembre 2017 – n. 7 (pubblicato in data 27/11/2017), Regione Lombardia ha emanato i criteri e metodi per il rispetto del principio di invarianza idraulica ed idrologica ai sensi dell’articolo 58 bis della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12, da applicarsi agli interventi di:

  • nuova costruzione, compresi gli ampliamenti;
  • demolizione, totale o parziale fino al piano terra, e ricostruzione indipendentemente dalla modifica o dal mantenimento della superficie edificata preesistente;
  • ristrutturazione urbanistica comportanti un ampliamento della superficie edificata o una variazione della permeabilità rispetto alla condizione preesistente all’urbanizzazione.

Ma cosa si intende indicare con questi termini?

INVARIANZA IDRAULICA

Principio in base al quale la portata al colmo di piena risultante dal drenaggio di un’area debba essere costante prima e dopo la trasformazione dell’uso del suolo in quell’area.

INVARIANZA IDROLOGICA

Principio in base al quale sia le portate sia i volumi di deflusso meteorico scaricati dalle aree urbanizzate nei ricettori naturali o artificiali di valle non sono maggiori di quelli preesistenti la trasformazione dell’uso del suolo in quell’area.

DRENAGGIO URBANO SOSTENIBILE

Strumento volto a contenere gli apporti di acque meteoriche ai corpi idrici ricettori mediante il controllo alla sorgente delle acque meteoriche ed a ridurre il degrado qualitativo delle acque. I sistemi di drenaggio urbano sostenibili tendono a ridurre gli effetti idrologici e idraulici dell’impermeabilizzazione, migliorare la qualità delle acque ed integrare il design del verde nella città.

invarianza idraulica idrologica

L’obiettivo della norma è quello di impedire un ulteriore aggravio e, in prospettiva, ottenere una progressiva riduzione delle portate circolanti nelle reti fognarie e nei corpi idrici superficiali all’occorrere di eventi meteorici.
Allo scopo, il regolamento individua come prioritaria l’adozione di modelli di gestione delle acque meteoriche che favoriscano lo smaltimento delle acque meteoriche in loco (dispersione negli strati superficiali del sottosuolo) o il loro riutilizzo per irrigazione del verde ovvero per altri usi compatibili con la qualità delle acque. Nel caso in cui, per il contesto in cui si colloca l’intervento, non sia possibile conseguire per intero lo smaltimento in sito e sia, pertanto, necessario attivare scarichi verso rete fognarie o corpi idrici superficiali, il regolamento definisce le portate limite consentite allo scarico.
In particolare, per le aree ad alta criticità idraulica (area A) la portata massima consentita è fissata pari a 10 l/s per ettaro di superficie scolante impermeabile dell’intervento.
Per le aree a media e bassa criticità (aree B e C), il limite è, invece, fissato a 20 l/s per ettaro di superficie scolante impermeabile dell’intervento.
In considerazione delle portate estremamente contenute sopra richiamate, la possibilità di attivazione di scarico in un corpo idrico recettore richiederà la realizzazione di idonei comparti di laminazione per i quali vengono fissati specifici criteri di dimensionamento in funzione della complessità dell’intervento e della criticità idraulica associata all’area di interesse.
Solo nell’impossibilità pratica di realizzare in sito i dispositivi atti a conseguire l’invarianza idraulica, è prevista la possibilità di monetizzare l’onere secondo tariffario definito in funzione della criticità idraulica dell’area di interesse.
A prescindere dalle modalità di conseguimento degli obiettivi prefissati, nello sviluppo dei progetti di intervento sopra richiamati si rende generalmente necessario redigere anche un progetto di invarianza idraulica e idrologica, firmato da un tecnico abilitato, qualificato e di esperienza nell’esecuzione di stime idrologiche e calcoli idraulici che attesti la congruenza del progetto ai disposti regolamentari.Oltre a definire i criteri di invarianza da associare ai singoli interventi di trasformazione, il Regolamento introduce novità anche sul fronte della pianificazione urbanistica comunale.
Il Regolamento, infatti, pone in capo ai tutti i comuni la redazione entro 9 mesi di “Documento semplificato del rischio idraulico” che individua in forma semplificata le condizioni di pericolosità idraulica presenti sul territorio e le conseguenti situazioni di rischio, sulla base delle quali sviluppare le necessarie misure strutturali e non strutturali di prevenzione e contenimento.
Per i comuni ricadenti nelle aree ad alta e media criticità (A e B) a regime vi è, inoltre, l’obbligo di dotarsi di “Studio comunale di gestione del rischio idraulico” che entri nel dettaglio dei fenomeni idrologici ed idraulici che si sviluppano a livello locale e definisca puntualmente gli interventi di mitigazione da attuarsi.Approfondisci e leggi anche il nostro precedente articolo.

Cosa possiamo fare per te?

Come si può intuire da quanto sopra esposto, gli adempimenti sia per gli Enti pubblici che per i soggetti privati sono rilevanti e di significativo contenuto tecnico.
Siamo a tua disposizione (con particolare priorità a chi ha in corso o attiverà a breve una variante allo strumento urbanistico) per valutare le modalità più idonee a recepire le indicazioni di carattere sovraordinato del Regolamento.
chiedi informazioni

territorio via vas processi autorizzativi SUAP
Attività produttive. In crescita le pratiche presentate attraverso lo sportello unico (SUAP)
L’accordo tra ANCI e UnionCamere siglato lo scorso anno ha portato ad un deciso incremento degli adempimenti svolti dagli imprenditori nel 2017 per l’avvio e l’esercizio d’impresa attraverso la piattaforma on-line.

Lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) è l’unico soggetto pubblico di riferimento per i procedimenti amministrativi riguardanti l’avvio e l’esercizio di attività produttive.

Come costituito all’art. 2 del D.P.R. n° 160/2010, esso rappresenta l’unico punto di accesso per l’impresa in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti la sua attività produttiva: azioni di localizzazione, realizzazione, trasformazione, ristrutturazione o riconversione, ampliamento o trasferimento, nonché cessazione o riattivazione delle suddette attività.

La semplificazione di un unico punto di accesso, assicura al richiedente una risposta tempestiva in luogo degli altri enti amministrativi coinvolti nei diversi procedimenti, come ad esempio ATS, Vigili del Fuoco, Regione, Provincia, ATO, ARPA, ecc. (art. 4 del D.P.R. n° 160/2010)

Impresainungiorno è il portale nazionale operativo e informativo a supporto di questi adempimenti d’impresa: un unico punto di accesso alle funzioni dei SUAP per tutto il territorio nazionale, per tutte le amministrazioni comunali.

Facoltà dei Comuni è l’esercizio del SUAP in forma singola, in forma associata con altri Comuni oppure in convenzione con la Camera di Commercio competente per territorio. A 7 anni dalla nascita, sono oggi 3539 i comuni italiani (50% del totale nazionale) che utilizzano la piattaforma digitale, con un incremento di 180 amministrazioni nell’ultimo anno a seguito dell’accordo tra ANCI e UnionCamere di aprile 2016 (link pdf).

Tra i procedimenti delle attività produttive disponibili all’invio telematico vi sono gli adempimenti di carattere ambientale quali:

  • domande per SCIA di nuove attività lavorative;
  • istanza di Autorizzazione Unica Ambientale;
  • domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale;
  • comunicazioni e messa in esercizio di emissioni in atmosfera;
  • domande di autorizzazione per scarichi idrici in fognatura o in corpo idrico;
  • comunicazioni per gestione di terre e rocce da scavo;
  • comunicazioni per attività di smaltimento/recupero rifiuti.

La delicatezza della gestione di queste pratiche impone competenze, capacità organizzative e strutture adeguate. La nostra società opera da anni nei settori produttivi necessariamente coinvolti da questi tipi di adempimenti, affiancando grandi e medie Aziende per sviluppare servizi integrati e personalizzati.

Cosa possiamo fare per TE?

Se sei prossimo alla presentazione di una istanza o vuoi valutazioni preliminari sui passi da seguire, contattaci per un preventivo o un sopralluogo nella tua azienda.

Contattaci

farmaci antiblastici
Farmaci antiblastici: valutazione dei rischi per gli operatori sanitari
Il rischio di esposizione ai farmaci antiblastici per gli operatori sanitari, un tema particolarmente complesso e critico

Il tema del rischio di esposizione ai farmaci antiblastici (chemioterapici) degli operatori sanitari risulta particolarmente critico, sia sotto il profilo sostanziale (rischio effettivo per gli operatori) sia sotto il profilo formale (adempimenti conseguenti all’applicazione del DLgs 81/2008).

E’ noto infatti che, pur essendo esclusi (in quanto farmaci) dall’applicazione della classificazione di pericolosità secondo il Regolamento CLP, ai chemioterapici antiblastici si applica quanto previsto dal Decreto 81 per gli agenti cancerogeni.

La normativa prevede infatti che, per le sostanze e miscele pericolose alle quali non si applica il Regolamento CLP, ma che rispondono ai criteri di classificazione come cancerogeni o mutageni di categorie 1A e 1B secondo quanto stabilito dall’Allegato I del Regolamento CLP, si applicano i disposti di cui al Titolo IX, Capo II del DLgs 81/2008 (agenti cancerogeni e mutageni).

Tra i chemioterapici antiblastici riconosciuti come cancerogeni si annoverano ad esempio i seguenti:

  • Cisplatino
  • Dacarbazina
  • Doxorubicina
  • Etoposide
  • Gemcitabina
  • Mitomicina C.

Per la corretta valutazione dei rischi di esposizione ad antiblastici è necessario considerare i seguenti elementi:

  • Tipo e quantità di farmaci manipolati
  • Modalità di acquisizione e conservazione dei farmaci di partenza
  • Modalità di allestimento dei farmaci, nella forma e dose prevista per il singolo paziente
  • Modalità di trasporto e consegna dei farmaci preparati
  • Modalità di somministrazione dei farmaci al paziente
  • Modalità di smaltimento dei rifiuti contenenti residui di chemioterapici
  • Personale sanitario impegnato in ciascuna delle fasi sopra descritte e relativi tempi di lavoro
  • Caratteristiche degli ambienti di lavoro
  • Presidi preventivi presenti (es. cappe di aspirazione)
  • Caratteristiche dei Dispositivi di Protezione Individuale utilizzati
  • Procedure operative scritte adottate
  • Procedure di emergenza da adottarsi in caso di evento incidentale.

Nel caso di manipolazione di farmaci antiblastici è quindi necessario redigere un Documento di Valutazione dei Rischi specifico, nel quale vengano esaminati tutti gli aspetti sopraelencati, individuando le criticità e le eventuali carenze, definendo un quadro esaustivo degli obblighi formali conseguenti all’applicazione del DLgs 81/08, Titolo IX, Capo II, che evidenzi lo stato di attuazione degli obblighi e le eventuali azioni migliorative indicate.

Cosa possiamo fare per TE?

Per ulteriori approfondimenti sull’argomento non esitare a contattarci attraverso la nostra pagina contatti o attraverso il link qui sotto.
I nostri tecnici sono a disposizione per esaminare tutti gli aspetti indicati in precedenza e personalizzare, per la tua attività, una proposta di intervento adeguata ed esaustiva nel rispetto delle adempienze in materia di igiene del lavoro

cromo esavalente cromo6
Cromo esavalente in acque potabili – Prorogata l’entrata in vigore del nuovo limite
A seguito dei rilievi presentati dalla Federazione delle imprese che gestiscono il servizio integrato, l’entrata in vigore del disposto del DM 14/11/2016 è prorogato al 31/12/2018.

In una precedente pubblicazione, abbiamo segnalato l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale 14/11/2016 del Ministero della Salute con cui si apportavano modifiche al D.Lgs. 31/2001. Quest’ultimo definisce il profilo di identità delle acque destinate al consumo umano, le acque potabili, in riferimento alla Direttiva Comunitaria 98/83/CE.

La modifica prevede l’introduzione di un “valore limite” sul contenuto di Cromo Esavalente pari a 10 μg/l, ove prima vigeva un limite come Cromo Totale pari a 50 μg/l.

Questa emanazione ha reso evidente come il concerto con il Codice Ambiente D.Lgs. 152/2006 diventasse critico in quanto, nella parte relativa alla qualità delle acque sotterranee, definisce per il parametro Cromo Esavalente una concentrazione soglia di contaminazione pari a 5 μg/l, “valore al di sopra del quale occorre la caratterizzazione del sito e l’analisi del rischio”.

Il Cromo esavalente è elemento pericoloso e classificato cancerogeno (IARC classe I) ma in passato è stato raramente monitorato nelle acque destinate al consumo umano, se non a fronte di evidenti episodi di contaminazione. Ne consegue che delineare la situazione di partenza per questo parametro e lo stato di salute dei bacini di approvvigionamento sia tutt’altro che semplice.

Visto tutto ciò Utilitalia (Federazione delle imprese energetiche idriche ambientali) aveva richiesto formalmente al Ministero della Salute di valutare la possibilità di una proroga del termine di entrata in vigore del decreto stesso, avviando in contemporanea un’indagine tra i propri consociati al fine di stimare l’impatto dell’entrata in vigore del decreto medesimo.

Il Ministero con parere del 19 giugno ha accolto tale richiesta ed il DM 6 luglio 2017 dispone espressamente la proroga del DM 14 novembre 2016 e del nuovo valore di parametro per il cromo esavalente, al 31 dicembre 2018.

Merita ricordare che responsabile della “salubrità” delle acque destinate al consumo umano è il titolare della distribuzione locale (della rete acquedotto) fino al punto di consegna, cioè al contatore.

Oltre il contatore, è il legale rappresentante dell’edificio o della struttura di stabilimento che deve prendersi carico del mantenimento dello standard qualitativo ai punti di somministrazione finale.

Cosa possiamo fare per TE?

Se siete interessati ad avviare un’indagine preventiva o semplicemente volete avere ulteriori informazioni potete contattarci cliccando sull’immagine sottostante.

Autorizzazione Integrata Ambientale AIA garanzie finanziarie
Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA): scopri i nostri servizi
Risparmia tempo e denaro, ma soprattutto molti grattacapi, con il nostro nuovo servizio AIA 360° All Inclusive.

Oggi, ogni attività è tenuta a rispettare molte regole per la tutela dell’ambiente, della salute e sicurezza dei lavoratori.
Come riportato nei capitoli relativi al QUADRO PRESCRITTIVO (E) ed al PIANO DI MONITORAGGIO (F), le Aziende soggette a regime di AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE (meglio conosciuta con l’acronimo AIA) sono chiamate ad una gestione rigorosa e dettagliata.

Gli aspetti da affrontare sono molti, diversificati e di non facile gestione:

  • complessità nella gestione documentale e burocratica
  • necessità di essere sempre al passo con gli aggiornamenti normativi
  • prevenzione dei rischi sanzionatori
  • programmazione del piano di campionamento obbligatorio
  • esecuzione di analisi affidabili e certificate in laboratorio accreditato

AIA 360° All Inclusive

Il nostro servizio AIA 360° All Inclusive ti può permettere di risparmiare tempo e denaro ma soprattutto di non pensare a tutte le eventuali complicazioni.
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residui di produzione
Residui di produzione: sottoprodotti o rifiuti?
Ulteriori informazioni ministeriali su come dimostrare la sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti

Il 13 ottobre 2016 è stato emanato il Decreto Ministeriale n. 264 “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti” col fine di favorire ed agevolare l’utilizzo come sottoprodotti di sostanze ed oggetti che derivano da un processo di produzione e che rispettano specifici criteri.

Merita innanzitutto ricordare che i SOTTOPRODOTTI non sono soggetti alla disciplina sui rifiuti, con evidenti benefici sul piano economico, amministrativo (autorizzazioni, registri, …) e sanzionatorio.

Il decreto definisce alcune modalità con cui il detentore del residuo di produzione può dimostrare che sono soddisfatte le condizioni generali previste dalla normativa:

  1. la sostanza è originata da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza;
  2. è certo l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione da parte del produttore o di terzi;
  3. la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  4. l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

La delicatezza della materia e la difficoltà interpretativa hanno richiesto successivi interventi del Ministero, che con altrettante circolari, ha inteso chiarire l’interpretazione relativa all’elenco pubblico istituito presso le Camere di Commercio e le modalità applicative del decreto stesso.

Il recente Decreto ha posto l’attenzione su alcuni aspetti specifici come, la certezza dell’utilizzo, la scheda tecnica, le norme di impiego e la piattaforma di scambio.

CERTEZZA DELL’UTILIZZO

Deve essere dimostrata dal momento della produzione del residuo fino al momento dell’impiego dello stesso. Sia il produttore che il detentore devono assicurare, ciascuno per quanto di propria competenza, l’organizzazione e la continuità di un sistema di gestione, incluse le fasi di deposito e trasporto, che, per tempi e modalità, consenta l’identificazione e l’utilizzazione effettiva del sottoprodotto.
La certezza dell’utilizzo presuppone che l’attività in cui il residuo deve essere utilizzato sia individuato o individuabile già al momento della produzione dello stesso. A tal fine costituisce elemento di prova l’esistenza di rapporti o impegni contrattuali tra il produttore del residuo, eventuali intermediari e gli utilizzatori, dai quali si evincano le informazioni relative alle caratteristiche tecniche dei sottoprodotti, alle relative modalità di utilizzo e alle condizioni della cessione che devono risultare vantaggiose e assicurare la produzione di una utilità economica o di altro tipo.

SCHEDA TECNICA

In mancanza della documentazione sopra citata, il requisito della certezza dell’utilizzo e l’intenzione di non disfarsi del residuo sono dimostrati mediante la predisposizione di una scheda tecnica, che deve essere rivista ogniqualvolta ci siano modifiche sostanziali del processo di produzione o di destinazione del sottoprodotto tali da comportare variazioni delle informazioni rese.

NORME DI IMPIEGO

Il decreto elenca le principali norme che regolamentano l’impiego, nonché una serie di operazioni e di attività che possono costituire normali pratiche industriali per le tipologie di residui di produzione appartenenti alle biomasse. Viene inoltre specificato come effettuare il deposito e la movimentazione del sottoprodotto al fine di assicurare la certezza del suo utilizzo.

PIATTAFORMA DI SCAMBIO

Dal 12 maggio 2017 è attiva la piattaforma di scambio tra domanda ed offerta (istituita presso le Camere di Commercio territorialmente competenti), alla quale si iscrivono i produttori e gli utilizzatori di sottoprodotti. Lo scopo è di facilitare l’incontro delle due parti.
L’introduzione del sottoprodotto nell’elenco non rappresenta di per sé un requisito sufficiente abilitante per i produttori e gli utilizzatori di sottoprodotti e non qualifica un residuo come sottoprodotto, come d’altra parte, la mancata iscrizione non comporta l’immediata inclusione del residuo nel novero dei rifiuti. L’elenco è da considerarsi un’opportunità per produttori e utilizzatori del sottoprodotto che intendano avvalersi delle modalità previste dal D.M. 264 del 2016 per dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla norma.
L’iscrizione all’elenco va presentata alla Camera di Commercio della Provincia nella quale si trova l’impianto.

Si ricorda che resta ferma l’applicazione della disciplina in materia di rifiuti, qualora, in considerazione delle modalità di deposito o di gestione dei materiali o delle sostanze, siano accertati l’intenzione, l’atto o il fatto di disfarsi degli stessi.

Si raccomanda pertanto alle Aziende coinvolte nella gestione dei sottoprodotti di porre particolare attenzione alla predisposizione della documentazione atta a dimostrare il soddisfacimento dei requisiti di cui all’art. 184-bis del D.Lgs 152/06, necessari affinché uno scarto di produzione abbia la qualifica di sottoprodotto.

Cosa possiamo fare per TE?

La fase preparatoria alla gestione del sottoprodotto è delicata e cruciale. Se hai bisogno di supporto o di ulteriori approfondimenti non esitare e contatta il nostro TEAM (30 anni di esperienza nel campo della gestione dei rifiuti, dei sottoprodotti e degli End of Waste).