Più rispetto per l’ambiente, ma anche più opportunità

iStock_Sostenibilita_risoluz.media_1-300x209Nuove norme di tutela ambientale, ma anche non poche opportunità e agevolazioni, sia per amministrazioni pubbliche che per operatori privati. Così, in una battuta, possiamo sintetizzare il senso della Legge Regionale lombarda 10/2009, su un ampio ventaglio di materie: risparmio energetico, geotermia, gestione rifiuti, bonifica e sfruttamento di aree contaminate, contenimento delle emissioni inquinanti etc.

Con la Legge Regionale n. 10 del 29 giugno 2009, la Regione Lombardia ha introdotto numerose e innovative norme di tutela ambientale e di riduzione delle emissioni inquinanti, modificando e integrando varie leggi regionali già in vigore (L.R. 24/2006, 26/2003 e altre). Parallelamente, la Regione ha varato una serie di agevolazioni e di opportunità di sicuro interesse, sia per le pubbliche amministrazioni (Comuni, Province, società di gestione di servizi etc.), sia per operatori privati: società immobiliari, imprese edili, società del settore energetico e del ciclo dei rifiuti, professionisti, studi di progettazione e di consulenza, e altri ancora. Ma vediamo nei dettagli alcuni dei punti di maggior interesse della legge.

Risparmio energetico e “via libera” alla geotermia

it_schema_groundwater-300x210Dopo aver dato nuove indicazioni in materia di “attestatazione di certificazione energetica” degli edifici (articolo 1) la legge affronta la tematica del “contenimento delle emissioni inquinanti e climalteranti” (articolo 2) con una particolare attenzione allo sviluppo delle risorse geotermiche. Uno sviluppo che sarà favorito da un prossimo regolamento tecnico, basato su procedure autorizzative e di esercizio nettamente semplificate. Ad esempio, entro determinati limiti “l’installazione nel sottosuolo di sonde geotermiche che non comportano il prelievo di acqua è libera”.

Innovazione tecnologia: una sfida alle industrie

Con la nuova legge, la Regione punta moltissimo sulla ricerca e sull’innovazione, favorendo tra l’altro “la sperimentazione di tecnologie di qualità mirate alla cattura e allo stoccaggio dell’anidride carbonica nel sottosuolo”. Parimenti, all’articolo 3, viene incentivata la realizzazione di “impianti a carattere innovativo per la gestione dei rifiuti”: una sorta di sfida tecnologica lanciata alle industrie lombarde.

Aree inquinate e contaminate: una risorsa da sfruttare

P1010025-300x225Indubbiamente, sempre nell’ambito dell’articolo 3, è uno dei punti qualificanti della legge: le forti agevolazioni concesse per la bonifica, il ripristino e il successivo utilizzo di siti inquinati. In sintesi, soggetti pubblici e privati possono accollarsi l’onere di bonificare siti inquinati o contaminati, ottenendo in cambio la possibilità di utilizzare e sfruttare tali aree riqualificate, sia direttamente che indirettamente. Il tutto, con una decisa semplificazione e accelerazione di tutti i tempi autorizzativi. Un’innovazione di grande interesse economico, sociale e urbanistico, che vale la pena di analizzare nel dettagli, leggendo alcuni brevi stralci della legge:

“Al fine di promuovere la bonifica o la messa in sicurezza permanente, il ripristino e la riqualificazione ambientale dei siti a qualsiasi titolo dichiarati contaminati, di proprietà sia pubblica sia privata, nonché il recupero socioeconomico e territoriale delle relative aree, la Regione (…) incentiva e agevola l’iniziativa dei soggetti interessati non responsabili dell’inquinamento”.

“Al fine di garantire al soggetto affidatario della bonifica il recupero dei costi, nonché il congruo utile d’impresa, lo stesso dispone delle aree bonificate, ad esso cedute in proprietà ovvero in concessione pluriennale da parte dell’autorità amministrativa competente, utilizzandole in proprio o cedendole a terzi”.

“Al fine di assicurare la sollecita attuazione degli interventi di bonifica o di messa in sicurezza permanente e di riqualificazione del sito, le autorizzazioni, i nulla osta e i pareri necessari sono formulati e depositati agli atti con procedura d’urgenza”.

Qualora, in un determinato Comune, nessun soggetto privato si faccia avanti per bonificare le eventuali aree inquinate, l’amministrazione comunale è tenuta a eseguire d’ufficio tali bonifiche, con la possibilità, però, di ottenere contributi finanziari da parte della Regione Lombardia, che potranno arrivare anche alla totale copertura delle spese.

Appare inutile sottolineare la grande valenza economica di tali norme, la cui applicazione richiede, ovviamente, il supporto di ben precise professionalità di carattere tecnico e scientifico: caratterizzazione dei siti, studi di riqualificazione e bonifica, monitoraggi etc.

Raccolta differenziata: sempre meglio

Un altro degli obiettivi della legge è un ulteriore incremento della quota della raccolta differenziata dei rifiuti urbani, che peraltro in Lombardia è già ad ottimi livelli. Nello specifico, tale quota dovrà raggiungere il 50 per cento a fine 2009 e addirittura il 60 per cento entro il 31 dicembre 2011. A questo obiettivo “principale” se ne affiancano altri che potremmo definire “secondari”, tra cui, entro il 2010:

  • riciclaggio e recupero complessivo, tra materia ed energia, pari ad almeno il 60 per cento in peso dei rifiuti prodotti;
  • il 40 per cento in peso dei rifiuti prodotti
  • deve essere finalizzato al riciclo e recupero di materia;
  • recupero dei residui prodotti dall’incenerimento o dall’utilizzo dei rifiuti come mezzo di produzione di energia per una percentuale pari ad almeno il 60 per cento;
  • riduzione delle quantità di rifiuti urbani, calcolate sul procapite, avviate a smaltimento in discarica pari ad almeno il 20 per cento rispetto all’anno 2005.

Indubbiamente, per quanto la base di partenza sia già ottima, c’è molto lavoro da fare sia per le amministrazione pubbliche che per le società di gestione del “ciclo dei rifiuti”.

raccolta-differenziata-300x254La parte finale della legge contiene una serie di norme dedicate alla tutela di aree agricole pregiate, al demanio idrico, alla valorizzazione delle aree protette, alla conservazione di aree verdi non coltivate e alla realizzazione delle cosiddette “cave di prestito”. Sostanzialmente, si tratta di cave di materiali inerti aperte in aree inizialmente non previste, ma finalizzate alla realizzazione di ben precise opere pubbliche di interesse nazionale o regionale, qualora sia impossibile, o troppo oneroso, reperire in altro modo i materiali necessari.

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