Campionamento delle acque di falda: l’importanza dei protocolli operativi
Il controllo delle acque sotterranee richiede esperienza, professionalità e attrezzature adeguate, anche e soprattutto per garantire l’affidabilità dei risultati analitici

La caratterizzazione di siti industriali attivi o dimessi, come pure la realizzazione di impianti tecnologici nel campo della gestione dei rifiuti, richiedono il controllo degli impatti, diretti o indiretti, sulle matrici ambientali acqua, suolo e aria. Generalmente, il controllo di tali matrici viene eseguito tramite il prelievo diretto di campioni, che, nel caso specifico delle acque sotterranee, si attua con l’installazione di piezometri all’interno dell’acquifero di interesse, in modo da intercettare le acque di falda nel loro naturale deflusso.

Il protocollo operativo EST
Le modalità tecnico-operative dei campionamenti delle acque di falda – dal prelievo al trasporto dei campioni, passando per la conservazione – si basano sulle prescrizioni del Decreto Legislativo n. 152 del 03/04/2006 e s.m.i., allegato 2, nell’ambito di una più ampia procedura di bonifica. Peraltro, l’esperienza diretta in lavori di progettazione e successiva realizzazione degli interventi in questo campo, spesso in contraddittorio con gli enti preposti al controllo e/o all’emissione degli atti autorizzativi, impone il più delle volte ai tecnici la risoluzione di problemi specifici, nonché la stesura di relazioni, documenti e procedure operative ad hoc.

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