Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientali
Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientali
Il 9 ed il 10 Giugno presso il Palazzo della Borsa Valori di Genova si terrà l'Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientali

Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientaliSegnaliamo che giovedi 9 e venerdi 10 Giugno 2016 si terrà a Genova, presso il Palazzo della Borsa Valori, l’ Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientali, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente.

L’evento è articolato in due giornate: giovedì 9 in sessione riservata alle strutture dell’Albo mentre venerdì 10 in sessione pubblica aperta a tutti gli operatori.

Nella seconda giornata dell’Assemblea segnaliamo in particolare gli interventi del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, del direttore generale del Ministero dell’Ambiente Mariano Grillo e del presidente dell’Albo Eugenio Onori.

Per maggiori dettagli sull’evento consultare il link:
http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/alb_gest_amb/brochure_programma_assemblea_generale_genova2016.pdf

L’Albo nazionale gestori ambientali è stato istituito dal D.Lgs 152/2006 e succede all’Albo nazionale gestori rifiuti disciplinato dal D.Lgs 22/97. E’ costituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed è articolato in un Comitato Nazionale e in Sezioni regionali e provinciali.

Alcune tra le principali competenze attribuite al Comitato nazionale e alle sezioni sono:

  • Gestire la formazione, tenuta, aggiornamento e pubblicazione dell’Albo;
  • Stabilire i criteri per l’iscrizione nelle Categorie e Classi di cui agli articoli 8 e 9 del D.M. 406/98;
  • Fissare le modalità di accertamento e di valutazione dei requisiti di idoneità tecnica delle imprese;
  • Accertare e valutare i requisiti professionali dei responsabili tecnici;
  • Fissare i contenuti dell’attestazione dell’idoneità dei mezzi di trasporto in relazione ai tipi di rifiuti da trasportare
  • Tenere i registri delle imprese autorizzate alla gestione dei rifiuti e previsti dall’art. 212, comma 23 del D.lgs n. 152/2006;
  • Monitorare l’intero sistema di gestione dei veicoli fuori uso, compresi i rifiuti ed i componenti da essi derivanti.

EST è iscritta all’Albo Nazionale delle Imprese che effettuano la gestione dei rifiuti alla categoria 9 – Bonifica siti (MI/005488).

Per informazioni inviate una email a ingegneria@estambiente.it

Dopo esserci diffusamente occupati del “censimento amianto” promosso dalla Regione Lombardia (clicca qui), vogliamo ora ricordare i principali obblighi di legge in capo al proprietario di un edificio, o comunque di una struttura, ove sia presente amianto, o comunque manufatti contenenti amianto.

Fibre di amianto al microscopio

Fibre di amianto al microscopio elettronico
Fonte: Linee guida Regione Lombardia

Tali obblighi sono dettagliati dal Decreto Ministeriale 6 settembre 1994, essenzialmente riassumibili in una globale “valutazione del rischio” derivante dalla presenza dell’amianto stesso, e nella stesura di un “programma di controllo e manutenzione” per garantire, nel tempo, il livello più basso possibile di rischio. Vediamoli nel dettaglio.

La “valutazione del rischio” deve seguire i criteri fissati dal citato Decreto Ministeriale (di seguito DM), con l’avvertenza che, come precisa lo stesso DM, “La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell’edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d’aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale”.

Nel concreto, la “valutazione del rischio” si basa su due criteri sostanziali:

  • esame delle condizioni dei manufatti, al fine di stimarne le condizioni e il pericolo di un rilascio di fibre di amianto;
  • misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all’interno dell’edificio (monitoraggio ambientale).

L’esame delle condizioni dei manufatti prevede, in pratica, l’effettuazione di un sopralluogo, con un accurato esame visivo dei manufatti, compilando quindi un’apposita “lista di controllo”, sulla base dei seguenti aspetti:

  • il tipo e le condizioni dei manufatti contenenti amianto;
  • i fattori che possono determinare un futuro danneggiamento o degrado;
  • i fattori che influenzano la diffusione di fibre e l’esposizione degli individui.

Sulla base di questa prima valutazione, saranno eseguiti – se necessari – ulteriori approfondimenti, fino alla redazione della relazione di “valutazione del rischio”.

Parimenti, anche il “programma di controllo e manutenzione” deve seguire le rigide prescrizioni del DM, sulla base dei seguenti punti salienti:

  • designare una “figura responsabile” con compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività manutentive che possono interessare i materiali contenenti amianto;
  • tenere un’idonea documentazione da cui risulti l’ubicazione dei materiali contenenti amianto;
  • predisporre apposita segnaletica (o simile) per evitare che l’amianto possa essere inavvertitamente “disturbato”;
  • garantire il rispetto di efficaci misure di sicurezza durante le attività di pulizia, gli interventi manutentivi e in occasione di qualsiasi evento che possa causare un “disturbo” dei materiali di amianto. Ad esempio, nel caso di aziende ed edifici pubblici, può essere predisposta una specifica procedura autorizzativa per le attività di manutenzione, che dovranno essere sempre documentate;
  • fornire una corretta informazione agli occupanti dell’edificio sulla presenza di amianto nello stabile, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare;
  • nel caso siano in opera materiali friabili, provvedere a ispezionare, o far ispezionare, l’edificio almeno una volta all’anno, da personale in grado di valutare le condizioni dei materiali, redigendo un dettagliato rapporto corredato di documentazione fotografica. Nel caso di attività produttive, appare consigliabile un monitoraggio delle fibre aerodisperse mediamente ogni due anni.

Come accennato, questi due obblighi – “valutazione del rischio” e “programma di controllo e manutenzione” – sono a carico di tutti coloro che detengono materiali contenenti amianto, siano essi aziende private o enti pubblici. Possiamo quindi meglio dettagliare questi obblighi in base alla tipologia di proprietari:

  • aziende: in questo caso, la “valutazione del rischio” e il “programma di controllo e manutenzione” devono rientrare, o comunque essere allegate, al Documento di Valutazione dei Rischi aziendale (DVR) ai sensi del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81;
  • enti pubblici: in questo caso, si ripropone l’esatta situazione delle aziende, con l’obbligo di aggiornamento del DVR. In questi casi, la situazione può essere ancora più complessa per la presenza del pubblico e degli utenti. Particolarmente problematiche le scuole e simili. In tal caso, la valutazione deve essere quanto mai accurata e “personalizzata”. Senza contare che, spesso, esiste una doppia responsabilità: a livello di “utilizzatore/gestore” (ad esempio il dirigente scolastico di una scuola) e di “proprietario” dell’immobile (ad esempio, la Provincia o il Comune).

Infine, ricordiamo che, salvo limitatissime e trascurabili eccezioni, qualsiasi intervento che comporti un qualsiasi “disturbo” dell’amianto, o comunque di materiali contenenti amianto, in qualsiasi percentuale, può essere eseguito solo da imprese specializzate, iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali (http://www.albogestoririfiuti.it/), categorie 10A e 10B. Si precisa che per “disturbo” si intende anche un semplice spostamento.

Per ulteriori approfondimenti, visita anche: Analisi- Amianto

Interventi “sporadici” e “modesti” su amianto: nuove opportunità con le ESEDI
Dal Ministero del Lavoro una circolare applicativa rende possibile a “tutte” le imprese e aziende l’esecuzione di interventi su materiali contenenti amianto in matrice compatta e in buone condizioni

amianto

Nel settore, è una piccola rivoluzione: per l’esecuzioni di “sporadici” e “modesti” interventi su materiali contenenti amianto in matrice compatta e in buone condizioni (lastre di eternit, canne fumarie, vasche e simili) non è più necessario rivolgersi esclusivamente a imprese qualificate e iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, ovviamente nel rispetto di ben precise condizioni.

Dal Ministero via libera alle ESEDI

La possibilità per “tutte” le imprese di eseguire “sporadici” e “modesti” interventi di manutenzione e di rimozione di materiali contenenti amianto – purché in matrice compatta e in buone condizioni – è esplicitata dall’articolo 249 comma 2 del Testo Unico (vedi riquadro di approfondimento).Vediamo cosa dice la Legge.

Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81

Articolo 249.
(Valutazione dei rischio)
(…)
2. Nei casi di esposizioni sporadiche e di debole intensità e a condizione che risulti chiaramente dalla valutazione dei rischi di cui al comma 1 che il valore limite di esposizione all’amianto non é superato nell’aria dell’ambiente di lavoro, non si applicano gli articoli 250, 251, comma 1, 259 e 260, comma 1, nelle seguenti attività:
a) brevi attività non continuative di manutenzione durante le quali il lavoro viene effettuato solo su materiali non friabili;
b) rimozione senza deterioramento di materiali non degradati in cui le fibre di amianto sono fermamente legate ad una matrice;
c) incapsulamento e confinamento di materiali contenenti amianto che si trovano in buono stato;
d) sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale.
(…)
4. La Commissione consultiva permanente di cui all’articolo 6 provvede a definire orientamenti pratici per la determinazione delle esposizioni sporadiche e di debole intensità, di cui al comma 2.

Fino ad oggi, tuttavia, la pratica applicazione di questa possibilità era ostacolata dalla mancanza degli “orientamenti pratici” indicati nel comma 4, finalmente definiti il 25 gennaio 2011, con una circolare del Ministero del Lavoro – Commissione consultiva permanente (protocollo 15/SEGR/0001940), che ha introdotto il concetto di ESEDI: esposizioni sporadiche e di debole intensità.

Quali sono le ESEDI?

Come detto, questa opportunità riguarda solo “sporadici” e “modesti” interventi di manutenzione e di rimozione su – oppure di – materiali contenenti amianto, purché in matrice compatta (tipicamente, in cemento-amianto) e in buone condizioni.
Rimandando alla lettura della circolare ministeriale per l’elenco completo e dettagliato delle ESEDI, di seguito riportiamo un elenco esemplificativo dei casi “tipici” e più rappresentativi:

ELENCO ESEMPLIFICATIVO ATTIVITA’ ESEDI

Brevi attività di manutenzione

  • Fissaggio di lastre di cemento-amianto senza interventi traumatici (taglio, rotture etc.)
  • Riparazione di una superficie “ridotta”, ovvero meno di 10 metri quadrati, di lastre in cemento-amianto o mattonelle in vinil-amianto
  • Applicazione di prodotti inertizzanti su elementi di impianto
  • Spostamento non traumatico di lastre di cemento-amianto non degradate abbandonate a terra, previo trattamento incapsulante
  • In situazione di urgenza, e con lo scopo di “ripristinare la funzionalità” (infiltrazioni d’acqua o simili) sostituzione di superfici “ridotte” (meno di 10 metri quadrati) di coperture o pannellature di cemento-amianto
  • Inserimento di “nuove” canne fumarie all’interno di “vecchie” canne fumarie in cemento-amianto

Rimozione senza deterioramento di materiali non degradati

  • Vasche e cassoni per acqua, a patto che possano essere rimossi senza rotture, taglio, molatura o simili
  • Superfici “ridotte” (meno di 10 metri quadrati) di mattonelle in vinil-amianto, lastre in cemento-amianto e simili, a patto che possano essere rimossi senza rotture, taglio, molatura o simili.
  • Raccolta di piccoli pezzi (in quantità non superiore all’equivalente di 10 metri quadrati) di materiali in cemento-amianto caduto o disperso a terra a seguito di eventi improvvisi e imprevisti (tipicamente, temporali e “colpi di vento”)

Incapsulamento e confinamento

  • Interventi volti alla conservazione del materiale (incapsulamento e/o confinamento) senza l’esecuzione di trattamenti preliminari di pulizia
  • Messa in sicurezza di materiale frammentato a terra (in quantità non superiore all’equivalente di 10 metri quadrati)

Attività di sorveglianza e controllo

  • Interventi per l’esecuzione di campionamenti ambientali, per verificare la presenza di fibre di amianto aerodisperse
  • Prelievo di campioni di materiali, per l’esecuzione di analisi di controllo

Amianto Eternit

Quante volte le ESEDI?

Nel paragrafo precedente abbiamo visto “cosa sono” le ESEDI, ma ora dobbiamo stabilire “quante volte” si possono fare, perché è evidente che se un’attività viene svolta, ad esempio, due o tre volte a settimana, ovviamente non può più ritenersi “sporadica”, ma diventa a tutti gli effetti “regolare”.
A questa domanda risponde la circolare ministeriale:

  • durata massima complessiva annuale pari a 60 ore
  • durata massima di ogni singolo intervento pari a 4 ore
  • sono ammessi non più di due interventi al mese
  • a ogni intervento possono prendere parte non più di tre lavoratori

Come si vede, si tratta di criteri piuttosto rigorosi, che devono poter essere dimostrati nel caso di un sopralluogo ispettivo. Anche se la circolare non dice nulla al riguardo, appare utile istituire un “registro degli interventi ESEDI”.

Come eseguire le ESEDI?

Appurato che, sporadicamente e entro limiti ben precisi, anche idraulici, lattonieri, elettricisti, antennisti, muratori etc. possono eseguire interventi su materiali contenenti amianto in matrice compatta, dobbiamo ora chiarire “come” devono essere eseguiti questi interventi.
In merito la circolare ministeriale fornisce le seguenti indicazioni:

  • Lavoratori addetti alle ESEDI devono essere specificatamente formati, secondo le prescrizioni dell’articolo 258 del D. Lgs. 81/2008
  • Devono essere rispettate le misure di carattere igienico previste dall’articolo 252 del D. Lgs. 81/2008, con particolare riguardo all’utilizzo di DPI (tute e mascherine FF P3 in primo luogo).

In conclusione

La possibilità offerta a “tutte” le imprese di eseguire “sporadici” e “modesti” interventi su materiali contenenti amianto in matrice compatta è sicuramente interessante, ma non può assolutamente essere improvvisata.
Se un’impresa volesse quindi intraprendere l’esecuzione di ESEDI, prima di tutto dovrebbe provvedere a formare specificatamente i suoi lavoratori. Dovrebbe quindi dotarsi delle necessarie attrezzature (pompe per incapsulare, teli in polietilene, sacconi etc.) e dei necessari DPI. Dovrebbe poi predisporre un proprio “registro degli interventi ESEDI” da esibire nel caso di sopralluoghi ispettivi, revisionando inoltre il proprio Documento di Valutazione dei Rischi, con probabile modifica dei protocolli di sorveglianza sanitaria. Senza dimenticare che, a breve, sono da attendersi indicazioni specifiche da parte della Regione Lombardia e/o delle varie ASL.