lavori verdi

La cosiddetta “economia verde”, associata a una forte innovazione e alla creazione di nuove professionalità e tipologie lavorative, porterà inevitabilmente alla nascita di nuovi rischi lavorativi, che dovranno essere, anch’essi, valutati dal datore di lavoro, e oggetto di adeguate misure di prevenzione e di sicurezza.

In questa ottica, dobbiamo segnalare un’utile monografia edita dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA): “Lavori verdi e sicurezza e salute sul lavoro”, ovvero “Previsione dei rischi nuovi ed emergenti per la sicurezza e la salute sul lavoro correlati alle nuove tecnologie nei lavori verdi entro il 2020”. In pratica, per “lavori verdi” si intendono “lavori agricoli, di produzione, ricerca e sviluppo, amministrativi, nonché attività di servizi che contribuiscono sostanzialmente a preservare o a ristabilire la qualità ambientale. In particolare, ma non esclusivamente, questo include i lavori che aiutano a proteggere gli ecosistemi e la biodiversità, a ridurre l’energia, i materiali e il consumo idrico attraverso strategie altamente efficaci, a decarbonizzare l’economia e a ridurre al minimo o a evitare del tutto la produzione di ogni sorta di rifiuti e inquinamento”.

Per scaricare il documento, cliccare qui: Lavori verdi – Documento UE

Pubblicato da Fondimpresa il nuovo bando per la formazione dei lavoratori su temi di salute, sicurezza sul lavoro e tematiche ambientali. L’obiettivo è quello di favorire la formazione non obbligatoria su temi di significativa importanza ed attualità.

Sono, quindi, disponibili fondi , a partire dal 18 marzo 2013 e fino ad esaurimento per formare i lavoratori dipendenti delle aziende che intendono aderire a questa opportunità.

EST è società altamente qualificata ed ha maturato negli anni un’approfondita esperienza nella preparazione e gestione di corsi di formazione.
Per approfondimenti sul tema, visita anche: Servizi – formazione.

Gestione dei rifiuti: i ruoli e la responsabilità CONDIVISA
In data 10 aprile 2012 è stata pubblicata la sentenza della Corte di Cassazione Penale Sez. III, n. 13363 (Ud. 28 feb. 2012) avente per tema la gestione dei rifiuti e la responsabilità condivisa.

In particolare, la sentenza cita, con riferimento agli artt. 188, 193 e ss. Del D.Lgs. 152/2006, che tutti i soggetti che intervengono nel circuito della gestione dei rifiuti sono responsabili non solo della regolarità delle operazioni da essi stessi posti in essere, ma anche di quelle dei soggetti che precedono o seguono il loro intervento mediante l’accertamento della conformità dei rifiuti a quanto dichiarato dal produttore o dal trasportatore, sia pure tramite la verifica della regolarità degli appositi  formulari, nonché la verifica del possesso delle prescritte autorizzazioni da parte del soggetto al  quale i rifiuti sono conferiti per il successivo smaltimento.

Appare evidente, quindi, che le responsabilità del controllo all’interno della filiera della gestione dei rifiuti sono estese ad una pluralità di soggetti, in relazione ai diversi passaggi della catena produzione/trasporto/smaltimento.

Come sottolinea l’avv. Zaniolo, esperto sul D.Lgs. 231/2001 “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300”, la sentenza costituisce un importante insegnamento per le imprese che a seguito dell’estensione del D.Lgs. anche alla materia ambientale rischiano maggiormente per le disattenzioni nella gestione.

Questa breve nota costituisce, quindi, un invito ad affidarsi alla consulenza di società specializzate al fine di evitare di incorrere in pesanti sanzioni e/o condanne.

I nostri tecnici sono a disposizione per qualsiasi richiesta di informazioni.

Formazione: una risorsa per aziende e amministrazioni
Lavoratori ben preparati e addestrati possono contribuire alla performance aziendale, riducendo la frequenza e la gravità degli infortuni. Obblighi legislativi sempre più stringenti, in attesa dell’emanazione degli ufficiali “requisiti minimi” previsti dal Decreto 81/2008.

Una grande risorsa per migliorare la performance aziendale, e una grande opportunità per ridurre tutti i costi legati agli infortuni, alle malattie professionali e all’assenteismo in genere. Tutto questo, e probabilmente anche di più, è possibile ottenerlo con una “adeguata e sufficiente” attività di formazione rivolta ai lavoratori, sia pubblici che privati, ricordando che col termine di “formazione” s’intende l’insieme delle azioni volte a fornire al lavoratore “tutte” le conoscenze necessarie per fargli svolgere, con la massima efficienza e sicurezza, per sé e per gli altri, la propria specifica mansione:

  • una informazione di carattere generale, in genere teorica;
  • una formazione teorica di carattere specifico;
  • una formazione pratica di carattere specifico, definibile anche come “addestramento”.

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