Rischio Chimico

L’impiego di sostanze chimiche nei laboratori di ricerca coinvolge figure professionali diverse, con preparazione non sempre specifica. Non solo chimici, biologici, medici e tecnici, ma anche tesisti, dottorandi e quanti, a fini di studio o ricerca, frequentano i locali dei laboratori e partecipano alle attività svolte in questi ambienti di lavoro. Le sostanze chimiche possono essere fonte di pericolo ed i relativi rischi devono essere valutati e controllati in modo da aumentare la qualità e la sicurezza delle attività di laboratorio, al fine di evitare infortuni sul lavoro. Gli effetti sulla salute che possono verificarsi a seguito di eventi espositivi sono i più diversi, fortemente condizionati dal tipo di agente chimico con cui si viene in contatto e dalle condizioni di esposizione che si realizzano. A tale scopo INAIL ha redatto un opuscolo (65 pagine) di facile consultazione con schede, segnaletiche di sicurezza e focus sulle sostanze più utilizzate, ad…

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siti contaminati rischio chimico

Articolo pubblicato su “LAB Il mondo del laboratorio“ bimestrale luglio/agosto 2015 n. 4 – pagg. 88/89 versione pdf: TA EST Per l’analisi delle acque “sotterranee” i valori limiti di contaminazione in molti casi generano seri problemi analitici. In particolare il requisito per cui l’analisi deve avere una sensibilità, fissata dalla normativa europea, come non superiore ad 1/10 del valore limite, spesso non può essere perseguito per la presenza in laboratorio di interferenze anche “ambientali” o dovute al processo analitico adottato. La necessità di caratterizzare le matrici ambientali (acqua, aria, suolo, ecc…) e la presenza di contaminanti potenzialmente pericolosi ha determinato nell’arco dei recenti anni notevoli sviluppi sul piano normativo e tecnico-analitico. Significativo in tal senso è che il Legislatore, sia nazionale che internazionale, tenda ad analizzare nominalmente i singoli composti chimici, superando classificazioni merceologiche per gruppi di composti (solventi, pesticidi, ecc.). Il livello di dettaglio identificativo ha portato anche all’introduzione…

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I consumatori sono sempre più stimolati, anche attraverso gli organi di stampa, ad infomarsi in merito alle caratteristiche dei prodotti di largo consumo. E’, quindi, interesse e spesso obbligo per i produttori qualificare le materie prime in uso all’interno dei cicli di produzione e, di conseguenza, le sostanze presenti nei prodotti finiti. A tal riguardo, diventa fondamentale disporre di strutture accreditate ISO 17025, come il laboratorio EST S.r.l., in grado di assistere le Aziende durante il processo e di fornire in modo effciiente risultati analitici di elevata affidabilità. Si ricordano ad esempio: la pesenza di dimetilfumarato nelle bustine di silica gel, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) nelle colle, l’acido borico nelle soluzioni per gli occhi, il bisfenolo A nei prodotti per l’infanzia. In particolare, di recente pubblicazione è il divieto di produzione e commercializzazione di biberon e prodotti similari per la prima infanzia contenenti Bisfenolo A.

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