SDS monitoraggio della formaldeide classificata cancerogena Rischio formaldeide

In materia di rischio chimico, e soprattutto di corretto utilizzo delle sostanze chimiche da parte delle imprese utilizzatrici, assume una fondamentale importanza l’acquisizione e l’esame della Scheda Dati di Sicurezza, in sigla SDS. Un documento ancora più importante, alla luce delle recenti innovazioni regolamentari europee (REACH e CLP).

In questa ottica, dobbiamo segnalare un utilissimo e pratico strumento tecnico di verifica, messo a punto da Regione Lombardia, Laboratorio di approfondimento Rischio Chimico: la “Linee guida per la verifica di conformità delle schede dati di sicurezza (SDS) ai sensi dei Regolamenti n. 1907/2006 (REACH) e n. 1272/2008 (CLP)” (Decreto 977 del 16.02.2016). Un documento, come si può leggere nell’introduzione, che “permette di controllare una SDS sia in termini di presenza delle informazioni (colonna “Info presenti”) sia, laddove possibile, in termini di correttezza e coerenza tecnico-scientifica dei contenuti (colonna “Info adeguate”)”. La check list, disponibile anche in formato “.pdf editabile”, considera i sedici punti della SDS:

  • identificazione della sostanza/miscela e della società/impresa
  • identificazione dei pericoli
  • composizione/informazione sugli ingredienti
  • misure di primo soccorso
  • misure antincendio
  • misure in caso di rilascio accidentale
  • manipolazione e immagazzinamento
  • controllo dell’esposizione/protezione individuale
  • proprietà fisiche e chimiche
  • stabilità e reattività
  • informazioni tossicologiche
  • informazioni ecologiche
  • considerazioni sullo smaltimento
  • informazioni sul trasporto
  • informazioni sulla regolamentazione
  • altre informazioni

Uno strumento sicuramente apprezzabile e di grande utilità.

Per scaricare la check list cliccare qui: AllegatoAChecklist_SDS

In materia di Legionellosi, dobbiamo registrare un’importante novità: nella seduta del 7 maggio 2015, repertorio atti n. 79/CSR, la Conferenza Stato Regioni ha “sancito” l’Accordo per la pubblicazione della “Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi”.

Un Accordo che, di fatto, definisce “lo stato dell’arte” in questa materia, sulla base delle conoscenze presenti nella letteratura scientifica, tra cui le linee guida prodotte a livello internazionale (WHO), europeo (EWGLI) e nazionale/regionale (Regione Emilia Romagna). Un documento che riunisce, integra, aggiorna e sostituisce le precedenti linee guida sull’argomento: le “Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi” pubblicate nel 2000, la revisione della Circolare 400.2/9/5708 del 29.12.93 “Sorveglianza delle legionellosi”, le “Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-recettive e termali” del 4 febbraio 2005.

In materia di Legionellosi, non dobbiamo inoltre dimenticare l’applicabilità del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81: “il rischio di esposizione a Legionella in qualsiasi ambiente di lavoro richiede l’attuazione di tutte le misure di sicurezza appropriate per esercitare la più completa attività di prevenzione e protezione nei confronti di tutti i soggetti presenti considerando che al Titolo X del suddetto D. Lgs 81/2008 la Legionella è classificata al gruppo 2 tra gli agenti patogeni”.

Controllare il rischio in tre fasi

Le Linee guida propongono un “Protocollo di Controllo del Rischio Legionellosi” articolato in tre fasi:

  • valutazione del rischio: indagine che individua le specificità della struttura e degli impianti in essa esercitati, per le quali si possono realizzare condizioni che collegano la presenza effettiva o potenziale di Legionella negli impianti alla possibilità di contrarre l’infezione. Tale valutazione, anche tramite campionamenti e analisi dell’acqua, deve avere una periodicità preferibilmente annuale, e comunque non superiore ai due anni, ovviamente in assenza di casi specifici o di problematiche particolari;
  • gestione del rischio: tutti gli interventi e le procedure volte a rimuovere definitivamente o a contenere costantemente le criticità individuate nella fase precedente;
  • comunicazione del rischio: tutte le azioni finalizzate a informare, formare e sensibilizzare i soggetti interessati dal rischio potenziale (gestori degli impianti, personale addetto al controllo, esposti, ecc.).

Quali i lavoratori a rischio

Oltre agli operatori sanitari, le Linee guida individuano una serie di categorie di lavoratori che, secondo dati di letteratura, sono da considerare “a rischio professionale di Legionella”:

  • vigili del fuoco e altri operatori del soccorso pubblico e della difesa civile;
  • movimentatori di terra, minatori;
  • lavoratori dell’industria automobilistica;
  • personale addetto alle operazioni di manutenzione/pulizia delle torri evaporative e degli impianti di distribuzione /trattamento acqua sanitaria;
  • addetti alle piattaforme di trivellazione;
  • addetti agli impianti di depurazione;
  • addetti alla pulizia di turbine nel settore industriale;
  • giardinieri;
  • personale addetto alla vendita/manutenzione di vasche per idromassaggio;
  • operatori ecologici durante la pulizia delle strade con acqua a pressione;
  • lavoratori delle cave di marmo (durante le operazioni di taglio del marmo con acqua);
  • addetti alla pulizia negli autolavaggi;

Ovviamente, il rischio riguarda poi la generalità dei lavoratori, per la presenza generalizzata di impianti idrosanitari e di impianti di condizionamento.

Per scaricare il documento

http://www.statoregioni.it/Documenti/DOC_047439_REP.%2079%20%20(P.%209%20ODG).pdf

Valutazione Impatto Ambientale

In data 11/04/2015 è stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 84 – Serie Generale, il Decreto 30 marzo 2015:Linee guida per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale dei progetti di competenza delle regioni e province autonome, previsto dall’articolo 15 del decreto-legge 24 giugno 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116”.

Le suddette linee guida:

  • entreranno in vigore quindici giorni dopo la data di pubblicazione del decreto in Gazzetta, cioè in data 26/04;
  • riguardano tutto il territorio nazionale nelle more dell’eventuale adeguamento degli ordinamenti delle regioni e delle province autonome;
  • si applicano a tutti i progetti per i quali la procedura di verifica di assoggettabilità o la procedura autorizzativa è in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

Elemento di significativo rilievo sta nel fatto che le linee guida integrano i criteri tecnico-dimensionali e localizzativi utilizzati per la fissazione delle soglie già stabilite nell’allegato IV alla parte seconda del D.Lgs. 152/2006, individuando ulteriori criteri di carattere sito-specifico quali:

  • cumulo con altri progetti presenti in un intorno territoriale significativo;
  • localizzazione dei progetti, con particolare riferimento alla sensibilità ambientale del territorio;
  • rischio di incidenti connessi al progetto in esame, con particolare riferimento alle sostanze ed alle tecnologie utilizzate.

Da ultimo, il documento fornisce indicazioni alle regioni ed alle provincie autonome in merito all’adeguamento dei relativi ordinamenti.

In caso di necessità di approfondimenti sul tema, non esitate a contattare: ingegneria@estambiente.it.

Pubblicato da ARPA Lombardia l’aggiornamento, datato marzo 2013, delle Linee Guida sui serbatoi interrati.

serbatoi interratiIl documento ha lo scopo di uniformare ed omogeneizzare le pratiche inerenti la rimozione o sostituzione di serbatoi interrati su tutto il territorio regionale.
In particolare, contiene “specifiche procedure di valutazione e di controllo, in funzione sia preventiva che esecutiva, con particolare riferimento rispettivamente, alle fasi autorizzative, di installazione e dismissione dei serbatoi interrati destinati allo stoccaggio di sostanze o preparati liquidi per usi commerciali o per produzioni industriali, nonché per uso riscaldamento e assimilabili“.

La necessità di procedere con un documento aggiornato (il precedente era stato pubblicato nell’aprile 2004) è derivata, principalmente, dalle modifiche che sono intervenute nel quadro normativo ambientale nazionale, con particolare riferimento al D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.

Per approfondimenti sul tema, contatta: ingegneria@estambiente.it

In materia di valutazione del rischio chimico, gli aggiornamenti normativi si susseguono a ritmo incalzante, con un’evoluzione senza soluzione di continuità. A favore degli operatori del settore, dobbiamo segnalare un utile strumento di supporto, redatto dalla “Commissione Consultiva Permanente per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro”: “Criteri e strumenti per la valutazione e la gestione del rischio chimico negli ambienti di lavoro” ai sensi del D. Lgs. n. 81/2008 (Titolo IX, Capo I “Protezione da Agenti Chimici” e Capo II “Protezione da Agenti Cancerogeni e Mutageni”), alla luce delle ricadute dei Regolamenti REACH, CLP e SDS (redazione delle Schede Dati di Sicurezza).

Il documento è focalizzato sull’esame degli aspetti per i quali la normativa di prodotto, con i Regolamenti REACH, CLP e SDS, va a incidere su obblighi e procedure nell’ambito del sistema prevenzionistico, con l’obiettivo di fornire un indirizzo tecnico necessario per la lettura delle norme, nell’ambito della valutazione del rischio derivante da agenti chimici pericolosi, e cancerogeni e mutageni. In tale contesto, il documento fornisce indicazioni sulle modifiche che tali Regolamenti hanno apportato ai processi di valutazione del rischio, indicando, inoltre, metodi e strumenti volti a garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Per scarica il documento, clicca qui: Valutazione rischio chimico_Criteri Commissione_gen 2013

Per aprofondimenti, visita anche la pagina: servizi – ambiente di lavoro

A dieci anni dalla prima edizione, risalente all’anno 2002, la Regione Lombardia, col decreto 5408 del 19.06.2012, ha emanato i nuovi criteri per la sorveglianza sanitaria nel comparto edile: “Linee guida regionali per la sorveglianza sanitaria in edilizia: Aggiornamento del Decreto Direttore Generale Giunta Regionale del 31 ottobre 2002 – N. 20647”.

L’aggiornamento tiene conto non solo delle novità normative – in primo luogo l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 81/2008 –  ma anche delle innovazioni scientifiche di cui si è arricchita la letteratura nell’ultimo decennio, sia a livello nazionale che internazionale.

…Continua a leggere…

Regione Lombardia ha approvato le “Linee guida per la misurazione delle emissioni odorigene da impianti industriali”: impianti di depurazione delle acque o di trattamento di carcasse di animali, discariche, impianti di compostaggio, fonderie, allevamenti intensivi, industrie alimentare o industrie chimiche, e molto altro ancora.

Nel dettaglio, il documento fornisce indicazioni precise a tutte quelle aziende che, per avviare la propria attività, necessitano di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), Autorizzazione di Impatto Ambientale (AIA) e Autorizzazione alla gestione dei rifiuti. Grazie alle nuove tecniche e modalità di campionamento e analisi delle emissioni odorigene, è stato possibile sviluppare nuovi strumenti normativi che aiutano a definire, secondo criteri oggettivi, i limiti di accettabilità dell’odore e, soprattutto, i metodi con cui valutare se tali limiti vengono rispettati.

Lo “studio di impatto odorigeno” sarà inoltre obbligatorio nel caso di nuovi impianti o di sostanziali modifiche. Per gli impianti esistenti, solo nel caso di accertato disagio olfattivo, le Linee guida prevedono una procedura di valutazione/soluzione della problematica, articolata in quattro fasi: indagine e valutazione, caratterizzazione delle emissioni, messa in atto di azioni correttive per ridurre le emissioni odorigene, verifica sul campo dei risultati ottenuti.

Tutti i dettagli su sito della Regione Lombardia:
comunicato stampa linee guida emissioni odorigene
link da cui scaricare la linea guida suddivisa in tre parti

Considerata la complessità della materia, il contributo è sicuramente gradito, e contribuirà a standardizzare e uniformare i comportamenti degli organi ispettivi da un lato, e delle imprese dall’altro. Stiamo parlando della pubblicazione, a cura della Regione Lombardia, delle “Linee guida per l’effettuazione dei controlli previsti dai regolamenti REACH e CLP”, emanate con Decreto n. 10009 del 28 ottobre 2011.

Il documento vuole fornire al personale ispettivo delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) “indicazioni operative per la programmazione e l’effettuazione dei controlli ufficiali previsti dal Regolamento REACH e dalle norme correlate, ivi compreso il Regolamento CLP”. Con l’obiettivo di “garantire che i controlli siano effettuati sul territorio regionale secondo criteri di omogeneità, appropriatezza, trasparenza, efficienza ed efficacia”.
Questi controlli saranno eseguiti, nel caso, in collaborazione con personale dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA), presso i fabbricanti, gli importatori e gli utilizzatori, e più in generale presso tutti i soggetti della cosiddetta “catena di approvvigionamento”.

Per scaricare il documento, clicca qui:
http://www.sanita.regione.lombardia.it/shared/ccurl/1002/48/Linee%20guida%20Regolamenti%20REACH%20e%20CLP%20in%20Regione%20Lombardia.pdf

Nuova edizione delle Linee Guida ISO 9001

Sono da poco disponibili le nuove linee guida per l’applicazione della normativa ISO 9001: “Criteri per un approccio efficace ed omogeneo alle valutazioni di conformità alla norma ISO 9001:2008 – Sistemi di gestione per la qualità – Requisiti”. Un documento di indirizzo che fa tesoro dell’esperienza acquisita negli anni precedenti, attraverso un’analisi critica dei risultati ottenuti, e un riesame dei limiti e delle potenzialità attuali dei sistemi di gestione per la qualità “ISO 9000”, di fronte alla necessità, sempre più urgente, di raggiungere concreti obiettivi aziendali, per mezzo della soddisfazione del cliente.

In particolare, viene evidenziata, con maggiore chiarezza, la libertà/responsabilità delle organizzazioni nel tradurre efficacemente le prescrizioni generali della norma in un SGQ che tenga conto delle specificità dell’organizzazione stessa (particolari obiettivi, processi caratteristici, tipo di organizzazione, dimensioni, ecc.), tenendo conto che l’adozione di un sistema di gestione per la qualità rappresenta una decisione strategica dell’organizzazione stessa.

Per scaricare il documento, clicca qui: http://www.accredia.it/UploadDocs/2054_Linee_Guida_UNI_9001_2008.pdf

Il comparto agricolo, pur con bassi numeri assoluti, presenta un tasso infortunistico tra i più alti, con eventi spesso gravissimi e mortali, e non di rado particolarmente cruenti nella loro dinamica di accadimento. In questa ottica, dobbiamo segnalare la nuova linea guida europea “La manutenzione sicura in agricoltura – Una guida alla sicurezza e alla salute”, redatta dall’Agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro. Il documento fornisce utili informazioni sui fattori che maggiormente contribuiscono agli infortuni in occasione delle attività di manutenzione, sulle modalità per svolgere in sicurezza gli interventi manutentivi di macchine, attrezzature e impianti, nonché sulle misure preventive e sulle buone prassi adottate nel settore agricolo.
La linea guida è disponibile solo in lingua inglese, mentre in italiano è disponibile la scheda di sintesi informativa “Factsheet 99”.

Per scaricare la scheda di sintesi cliccare qui:
http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/51E4726E-E0AC-4C1C-8852-ADFD229C7C44/0/Factsheet99.pdf

Per scaricare la linea guida completa cliccare qui:
http://osha.europa.eu/en/publications/reports/maintenance-in-agriculture-a-safety-and-health-guide