Rischi ergonomici
Rischi ergonomici e malattie professionali
le malattie riconducibili a rischi ergonomici mantengono un primato nella graduatoria delle frequenze nei casi identificati da rapporto INAIL. Ecco una Mappa delle malattie professionali

In numerose realtà produttive vengono svolte attività che richiedono agli operatori di effettuare movimentazione manuale dei carichi: sollevamento, traino, spinta, movimenti ripetuti.
In funzione delle necessità lavorative i carichi si presentano eterogenei per pesi e dimensioni e la movimentazione può riguardare geometrie e frequenze diversificate. L’elemento comune è il coinvolgimento delle strutture osteo-muscolari della colonna vertebrale o degli arti superiori.

INAIL ha recentemente pubblicato (febbraio 2017) il “Settimo Rapporto Inail-Regioni sulle Malattie Professionali”. Si tratta di una mappa che permette di tracciare un quadro dettagliato delle diverse patologie secondo la distribuzione territoriale (Regioni e Provincie), il genere e le fasce di età dei lavoratori.

Risulta interessante notare che le malattie riconducibili ad aspetti ergonomici mantengono un primato nella graduatoria delle frequenze nei casi identificati. È un primato che si attesta attorno al 40% delle segnalazioni raccolte, seguito, con distacco, dai danni patologici con ipoacusia. Significativa è la tendenza in sensibile aumento delle patologie da postura e muscolo-scheletriche. Le patologie derivanti da rumore, al contrario, sono in calo.
La Provincia di Bergamo detiene, secondo il monitoraggio INAIL, un primato tra le provincie lombarde.
Questo incremento nel tempo è parzialmente attribuibile al fatto che queste patologie lavorative sono state riconosciute e tabellate dal 2008 ma resta un grave problema anche attuale, come segnalato da diverse Regioni e per diversi settori merceologici.

A conferma della rilevanza dei rischi ergonomici segnaliamo che la tendenza riscontrata in Italia è confermata nei Paesi dell’Unione Europea.
movimentazione carichi rischi ergonomici inail

A fronte di quanto segnalato, non nascondiamo sorpresa nel rilevare come il rischio ergonomico, all’interno delle Aziende, risulti poco considerato nella valutazione del rischio.

Il Titolo VI del D.Lgs. 81/08 e s.m. definisce gli obblighi in capo al datore di lavoro relativamente alle attività lavorative che comportano movimentazione manuale dei carichi alle quali è associato il rischio di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombare.

Le problematiche connesse ai disturbi muscolo-scheletrici sono sicuramente complesse ed investono molti aspetti dell’attività lavorativa quali la ripetitività dei gesti lavorativi, il ritmo di lavoro, le posture assunte, l’organizzazione delle pause lavorative, la forza richiesta per lo svolgimento del lavoro, il microclima in ambiente di lavoro (per es., il freddo aumenta il rischio).

La valutazione su questi disturbi e i relativi rischi di esposizione richiedono esperienze specifiche maturate negli anni.
I nostri tecnici hanno esaminato decine di situazioni in vari settori merceologici:

  • settore della plastica;
  • industria meccanica;
  • industria elettrica;
  • settore sanitario;
  • industria cartotecnica;
  • settore cosmetico;
  • industria del legno.

Con una valutazione dei rischi specifica è possibile individuare in modo puntuale le criticità delle attività lavorative svolte, evidenziando le possibili soluzioni tecnico-organizzative che consentono di ridurre i rischi per i lavoratori. Tuttavia, affinché sia possibile svolgere la valutazione in modo efficace, è necessario impostare una raccolta dati sufficientemente dettagliata, che può richiedere un approfondito lavoro sul campo.
I dati necessari per una corretta valutazione dei rischi riguardano:

  • l’organizzazione aziendale (es. durata dei cicli di lavoro, distribuzione delle pause, numero di lavoratori coinvolti nelle specifiche attività);
  • gli ausili a disposizione;
  • le prassi operative specifiche;
  • le segnalazioni del medico competente.

Per realtà aziendali complesse è efficace impostare la valutazione svolgendo una pre-mappatura del rischio. Si tratta di una valutazione di primo livello che evidenzierà le attività con criticità elevata, per le quali sarà necessario procedere con una valutazione approfondita, e le attività per le quali si dovrà attivare una raccolta di informazioni più puntuale non essendo disponibili dati sufficienti per effettuare una valutazione di secondo livello.

Seppur sgradevole, è opportuno ricordare le sanzioni a carico del datore di lavoro e del dirigente:

  • arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da 2.500 fino a 6.400 €
    per la mancata eliminazione o riduzione del rischio da MMC, compresa la valutazione del rischio e la sorveglianza sanitaria.
  • arresto da 2 a 4 mesi o ammenda da 750 a 4.000 €
    per la mancata Informazione, formazione e addestramento dei lavoratori relativamente a:
    1) informazioni adeguate relativamente al peso ed alle altre caratteristiche del carico movimentato;
    2) formazione adeguata in relazione ai rischi lavorativi ed alle modalità di corretta esecuzione delle attività;
    3) addestramento adeguato in merito alle corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei carichi.

Cosa possiamo fare per te?

Siamo a disposizione dei datori di lavoro, dei medici competenti e degli RSPP per esaminare casi singoli o di gruppo e sviluppare approfondite valutazioni in campo.