recupero locali seminterrati lombardia
Regione Lombardia promuove il recupero dei locali seminterrati
Regione Lombardia ha approvato la Legge Regionale n. 7 del 10/03/2017 “Recupero dei vani e locali seminterrati esistenti”, con l’obiettivo di limitare il consumo di suolo dedicato all’edificazione.

COSA PREVEDE LA LEGGE REGIONALE

Articolo 1 – finalità e presupposti – “La Regione promuove il recupero dei vani e locali seminterrati ad uso residenziale, terziario o commerciale, con gli obiettivi di incentivare la rigenerazione urbana, contenere il consumo di suolo e favorire l’installazione di impianti tecnologici di contenimento dei consumi energetici e delle emissioni in atmosfera”.

SI TRATTA DI UNA GRANDE OPPORTUNITA’ PER CHIUNQUE SIA IN POSSESSO DI UN IMMOBILE DOTATO DI PIANO SEMINTERRATO:
AMPLIARE la metratura a disposizione per la residenza o per la gestione della propria attività
DARE VALORE aggiunto all’immobile stesso

La Legge prevede che il recupero dei seminterrati si prefiguri come un intervento di ristrutturazione edilizia.
E’ però necessario prevedere e valutare:

  • il rispetto di tutte le prescrizioni igienico-sanitarie vigenti;
  • l’installazione di opere di isolamento termico in conformità alle prescrizioni tecniche in materia contenute nelle norme nazionali, regionali e nei regolamenti vigenti, finalizzate ai consumi energetici;
  • l’abbattimento delle barriere architettoniche.

PRESCRIZIONI SANITARIE DA RISPETTARE

Relativamente al tema sottosuolo, è risaputo che la Lombardia, insieme a Lazio, Friuli Venezia Giulia e Campania, presenta tra le concentrazioni più elevate di Radon presente naturalmente nel terreno (Campagna di misura nazionale 1989-1997 Istituto Superiore di Sanità e APAT Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici).  Si tratta di un gas naturale radioattivo, inodore, incolore ed insapore, per cui non percettibile all’uomo. Sia l’Organizzazione Mondiale per la Sanità che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro lo hanno classificato come cancerogeno del gruppo 1. Secondo gli studi si tratta del secondo maggior responsabile del tumore polmonare dopo il fumo.

Dalle fratture presenti nel sottosuolo può fuoriuscire ed infiltrarsi nelle case attraverso qualsiasi tipo di fessura:

  • crepe nel pavimento;
  • giunti;
  • aperture per il passaggio di tubazioni;
  • ecc.

Ovviamente i locali interrati sono quelli maggiormente esposti. L’accumulo di gas, infatti, trova via preferenziale proprio dove la circolazione d’aria è maggiormente sfavorita.

Proprio per la sua pericolosità, la Comunità Europea e lo stato Italiano hanno emesso una serie di atti normativi a tutela della salute della popolazione (Raccomandazione Euratom 143/90) e dei luoghi di lavoro (D. Lgs 230-95 come integrato al Capo III-bis dal D. Lgs 241/2000).

Il 17 gennaio 2014, inoltre, è stata pubblicata la Direttiva 2013/59/Euratom “Norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti”.

La direttiva, da recepire entro il 6 febbraio 2018, avrà un notevole impatto sulla normativa relativa all’esposizione al radon. Infatti saranno considerati, per la prima volta nel campo di applicazione, anche gli ambienti residenziali. Lo Stato membro dovrà stabilire livelli di riferimento nazionali per le abitazioni (media annua della concentrazione di attività di radon in aria) non superiori a 300 Bq/m3.

Regione Lombardia, dal canto suo, ha pubblicato nel 2011 delle Linee Guida per dare indicazioni sia in merito al risanamento da Radon di edifici esistenti che alla prevenzione nella costruzione di edifici nuovi. Inoltre ha raccomandato a tutti i Comuni di rivedere i propri regolamenti edilizi recependo le indicazioni contenute nelle Linee Guida stesse.

LA PROPOSTA DI EST

Nell’ottica di uno sviluppo dell’edilizia del recupero, cosa possiamo fare per tranquillizzarci sul rischio di esposizione a questo gas pericoloso?

La lunga esperienza maturata nello svolgimento di indagini dirette ci consente di individuare e suggerire le migliori soluzioni. Le misure di concentrazione del radon vengono effettuate con rivelatori a tracce ad integrazione elettronica ed il monitor in continuo.

Le diverse tecniche si differenziano per il tipo di informazione fornita. Alcuni rivelatori misurano la concentrazione media di radon del periodo indagato mentre altri permettono di monitorare l’andamento temporale della concentrazione di radon, in genere su tempi più limitati.

Proponiamo di effettuare una prima misurazione SHORT TERM (qualche giorno) per avere una immediata indicazione sulla concentrazione di gas nell’ambiente.

In funzione di queste prime valutazioni, programmiamo misure LONG TERM per valutare la concentrazione media annua di radon in un locale. Effettuiamo in genere due misure semestrali consecutive, nei periodi invernale ed estivo, al fine di tener conto sia della variabilità stagionale che delle diverse condizioni meteorologiche.

INTERVENTI DI BONIFICA DISPONIBILI

E una volta ottenuti i risultati, cosa fare?

In funzione dei risultati ottenuti, in collaborazione con il proprietario individuiamo gli interventi di mitigazione e bonifica del radon più adatti al contesto ambientale, alla condizione dell’immobile ed alle concentrazioni misurate. In particolare, le soluzioni disponibili possono essere così riassunte:

  • interventi per migliorare la ventilazione dei vespai;
  • posa di sigillanti che bloccano la conduzione dell’aria del suolo all’interno delle abitazioni;
  • realizzazione di pozzetti per la variazione della pressione dell’aria del suolo.

EST si caratterizza per la capacità di affiancare i propri clienti dall’individuazione di un potenziale problema fino alla definizione ed attuazione della migliore soluzione disponibile. Possiamo consigliarvi sia sulle campagne di misura più adatte alle vostre esigenze che sui successivi interventi da adottare per la tutela della vostra salute.

radon-scuole

In un recente articolo abbiamo approfondito il cosiddetto rischio radon, illustrando i suoi non trascurabili rischi di carattere sanitario per la salute pubblica. A completamento di tale trattazione, vogliamo ora segnalare una pubblicazione tecnica INAIL, che affronta nel dettaglio le problematiche connesse al radon negli edifici scolastici.

Una scuola senza radon” – è questo il titolo della guida – vuole affrontare il tema degli effetti connessi all’esposizione al radon in modo semplice, chiaro ed efficace, con uno stile prettamente divulgativo. Uno strumento rivolto sia agli utenti della scuola, ovvero gli studenti, sia al personale che vi opera, docente e non docente, e ovviamente dirigenziale. In questa ottica, il volumetto si presta a una duplice modalità di lettura: il testo principale come veicolo delle informazioni “base”, la rubrica “Per saperne di più'” rivolta a quanti desiderano approfondimenti di tipo tecnico, scientifico e normativo.

Nel dettaglio, il documento descrive gli elementi conoscitivi di base inerenti il tema “radon”, i principi fisici sui quali si fondano i metodi per la misurazione della sua concentrazione in aria, le informazioni generali circa le modalità di ingresso negli ambienti interni e le possibilità di intervenire per rimuoverlo. Senza dimenticare gli adempimenti previsti dalla vigente normativa.

Per scaricare il documento (a lato una delle immagini), clicca sul sito INAIL

Per approfondimenti, visita anche la pagina: servizi – agenti fisici

Radon indoor: un problema emergente
L’eccessiva presenza di questo gas, in particolari contesti abitativi e di comunità, rappresenta un non trascurabile rischio sanitario per la salute

In questi ultimi anni, sta emergendo un rischio sanitario che potremmo definire “nuovo”: il gas radon, un cancerogeno accertato di classe I, che rappresenta uno dei maggiori, se non addirittura il secondo, fattore di rischio per tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Lombardia il 15 per cento dei tumori polmonari è addebitale all’esposizione a gas radon indoor, ovvero in ambienti di vita o di lavoro.

In questa ottica, la Regione Lombardia ha predisposto le “Linee guida Regionali per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor”, illustranti indirizzi progettuali per la prevenzione dall’inquinamento da gas radon degli edifici di nuova costruzione e per la bonifica di quelli esistenti.

Cos’è il radon?

Il radon è un gas nobile radioattivo, incolore e inodore, derivante dal decadimento radioattivo dell’uranio, presente naturalmente nelle rocce e nei suoli quasi ovunque, con concentrazioni variabili secondo la tipologia di roccia.

Essendo il radon un gas nobile, può liberamente muoversi attraverso le porosità del materiale verso l’alto e raggiungere l’aria in superficie, dove non raggiunge mai concentrazioni significative: in altre parole, il “rischio radon” all’aperto sostanzialmente non esiste.

Viceversa, se il gas radon entra in un ambiente chiuso, quale un’abitazione o un luogo di lavoro, a causa del limitato ricambio d’aria, esso può raggiungere concentrazioni in aria anche molto rilevanti, tali da esporre chi soggiorna in quegli ambienti a significativi rischi per la salute.

Risulta quindi evidente che sono nettamente più a rischio ambienti e locali, di vita o di lavoro, posti a livello del terreno, o peggio seminterrati o totalmente sotterranei. Viceversa, è nettamente inferiore il livello di rischio per i piani alti degli edifici.

A livello europeo, sono stati stabiliti livelli massimi di concentrazione del radon negli ambienti, differenziati per edifici nuovi o esistenti, e per ambienti di vita o di lavoro, peraltro in fase di revisione.

La mappatura del radon in Lombardia

A seguito di svariate campagne di misurazioni e rilevazioni, è stata redatta una “Mappa dell’andamento medio della concentrazione di radon indoor al piano in Lombardia (immagine seguente, i valori sono espressi in Bq/m3).

radon01Si può rilevare come i valori di concentrazione più bassi si trovino nella parte meridionale della regione, costituita da litologie come morene e depositi fini; valori medio-alti si osservano invece nella fascia di transizione tra la Pianura Padana e la parte di montagna, caratterizzata da depositi alluvionali molto permeabili, che permettono maggiori fuoriuscite di radon dal suolo.

In presenza quindi di abitazioni e luoghi di lavoro potenzialmente a “rischio radon” (piano terra, seminterrati e interrati), conviene sicuramente far eseguire una misurazione della concentrazione di radon, che può essere eseguita con svariate metodologie, con costi molto modesti.

Una volta accertato che alcuni locali presentano una concentrazione di radon elevata, si pone il problema di bonificare l’edificio, ovvero realizzare opportuni interventi tecnici aventi lo scopo di ridurre tale concentrazione.

Le tecniche di bonifica degli edifici dal “rischio radon”

Le Linee guida regionali propongono i principali interventi tecnici volti a ridurre la concentrazione di gas radon negli ambienti interni. Si tratta di interventi da valutare con grande attenzione caso per caso, poiché ogni edificio può presentare caratteristiche costruttive anche molto differenti, specie in relazione al cosiddetto “attacco a terra”.

In linea generale, le tecniche di controllo dell’inquinamento indoor da gas radon possono essere schematicamente riassunte in:

  • barriere impermeabili (evitare l’ingresso del radon all’interno degli edifici con membrane a tenuta d’aria);
  • depressione alla base dell’edificio (intercettare il radon prima che entri all’interno degli edifici, aspirandolo per espellerlo poi in atmosfera);
  • pressurizzazione alla base dell’edificio (deviare il percorso del radon creando delle sovrappressioni sotto l’edificio per allontanare il gas).

Si tratta di interventi complessi, anche di un certo costo, i cui risultati in termini di riduzione dell’inquinamento indoor da gas radon potranno essere verificati solo a lavori ultimati.

Viceversa, per gli edifici di nuova costruzione, gli interventi per ridurre in modo drastico la presenza di gas radon negli ambienti sono pressoché a costo zero, rispetto al costo complessivo dell’edificio.

EST fornisce la sua assistenza tramite esecuzione di:

  • rilievi di radon short e long therm mediante impiego di dosimetri tipo CR-39;
  • valutazione del rischio da esposizione a radon.

Inoltre ha attiva una collaborazione con un referente esperto qualificato per la progettazione di interventi di bonifica.

Per scaricare le Linee guida regionali, clicca qui: Linee Guida regionali radon

Per ulteriori informazioni visita: Servizi – Agenti Fisici o Analisi -Monitoraggio Ambienti di lavoro
Oppure manda una email cliccando qui.