residui di produzione
Residui di produzione: sottoprodotti o rifiuti?
Ulteriori informazioni ministeriali su come dimostrare la sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti

Il 13 ottobre 2016 è stato emanato il Decreto Ministeriale n. 264 “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti” col fine di favorire ed agevolare l’utilizzo come sottoprodotti di sostanze ed oggetti che derivano da un processo di produzione e che rispettano specifici criteri.

Merita innanzitutto ricordare che i SOTTOPRODOTTI non sono soggetti alla disciplina sui rifiuti, con evidenti benefici sul piano economico, amministrativo (autorizzazioni, registri, …) e sanzionatorio.

Il decreto definisce alcune modalità con cui il detentore del residuo di produzione può dimostrare che sono soddisfatte le condizioni generali previste dalla normativa:

  1. la sostanza è originata da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza;
  2. è certo l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione da parte del produttore o di terzi;
  3. la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
  4. l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.

La delicatezza della materia e la difficoltà interpretativa hanno richiesto successivi interventi del Ministero, che con altrettante circolari, ha inteso chiarire l’interpretazione relativa all’elenco pubblico istituito presso le Camere di Commercio e le modalità applicative del decreto stesso.

Il recente Decreto ha posto l’attenzione su alcuni aspetti specifici come, la certezza dell’utilizzo, la scheda tecnica, le norme di impiego e la piattaforma di scambio.

CERTEZZA DELL’UTILIZZO

Deve essere dimostrata dal momento della produzione del residuo fino al momento dell’impiego dello stesso. Sia il produttore che il detentore devono assicurare, ciascuno per quanto di propria competenza, l’organizzazione e la continuità di un sistema di gestione, incluse le fasi di deposito e trasporto, che, per tempi e modalità, consenta l’identificazione e l’utilizzazione effettiva del sottoprodotto.
La certezza dell’utilizzo presuppone che l’attività in cui il residuo deve essere utilizzato sia individuato o individuabile già al momento della produzione dello stesso. A tal fine costituisce elemento di prova l’esistenza di rapporti o impegni contrattuali tra il produttore del residuo, eventuali intermediari e gli utilizzatori, dai quali si evincano le informazioni relative alle caratteristiche tecniche dei sottoprodotti, alle relative modalità di utilizzo e alle condizioni della cessione che devono risultare vantaggiose e assicurare la produzione di una utilità economica o di altro tipo.

SCHEDA TECNICA

In mancanza della documentazione sopra citata, il requisito della certezza dell’utilizzo e l’intenzione di non disfarsi del residuo sono dimostrati mediante la predisposizione di una scheda tecnica, che deve essere rivista ogniqualvolta ci siano modifiche sostanziali del processo di produzione o di destinazione del sottoprodotto tali da comportare variazioni delle informazioni rese.

NORME DI IMPIEGO

Il decreto elenca le principali norme che regolamentano l’impiego, nonché una serie di operazioni e di attività che possono costituire normali pratiche industriali per le tipologie di residui di produzione appartenenti alle biomasse. Viene inoltre specificato come effettuare il deposito e la movimentazione del sottoprodotto al fine di assicurare la certezza del suo utilizzo.

PIATTAFORMA DI SCAMBIO

Dal 12 maggio 2017 è attiva la piattaforma di scambio tra domanda ed offerta (istituita presso le Camere di Commercio territorialmente competenti), alla quale si iscrivono i produttori e gli utilizzatori di sottoprodotti. Lo scopo è di facilitare l’incontro delle due parti.
L’introduzione del sottoprodotto nell’elenco non rappresenta di per sé un requisito sufficiente abilitante per i produttori e gli utilizzatori di sottoprodotti e non qualifica un residuo come sottoprodotto, come d’altra parte, la mancata iscrizione non comporta l’immediata inclusione del residuo nel novero dei rifiuti. L’elenco è da considerarsi un’opportunità per produttori e utilizzatori del sottoprodotto che intendano avvalersi delle modalità previste dal D.M. 264 del 2016 per dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti dalla norma.
L’iscrizione all’elenco va presentata alla Camera di Commercio della Provincia nella quale si trova l’impianto.

Si ricorda che resta ferma l’applicazione della disciplina in materia di rifiuti, qualora, in considerazione delle modalità di deposito o di gestione dei materiali o delle sostanze, siano accertati l’intenzione, l’atto o il fatto di disfarsi degli stessi.

Si raccomanda pertanto alle Aziende coinvolte nella gestione dei sottoprodotti di porre particolare attenzione alla predisposizione della documentazione atta a dimostrare il soddisfacimento dei requisiti di cui all’art. 184-bis del D.Lgs 152/06, necessari affinché uno scarto di produzione abbia la qualifica di sottoprodotto.

Cosa possiamo fare per TE?

La fase preparatoria alla gestione del sottoprodotto è delicata e cruciale. Se hai bisogno di supporto o di ulteriori approfondimenti non esitare e contatta il nostro TEAM (30 anni di esperienza nel campo della gestione dei rifiuti, dei sottoprodotti e degli End of Waste).

impianti per rifiuti sottoprodotti
Rifiuti? No, sottoprodotti!
Il Ministero chiarisce come dimostrare la qualifica di sottoprodotto

Tutte le attività produttive e commerciali possono generare scarti e residui che molto spesso entrano nel circuito dei rifiuti. Questo comporta ingenti oneri di gestione e grandi responsabilità, con possibili conseguenze di carattere anche penale.

Alcuni residui, a condizione che rispettino i criteri definiti dal D.Lgs. 152 del 2006, possono essere considerati sottoprodotti anziché rifiuti. E’ così possibile beneficiare di una gestione meno onerosa sia dal punto di vista economico che delle responsabilità del produttore.

Per favorire ed agevolare l’utilizzo come sottoprodotti di sostanze ed oggetti che derivano da un processo di produzione e di servizi, il Ministero, col Decreto n° 264 del 2016, definisce alcune modalità con le quali il detentore può dimostrare la qualifica di sottoprodotto.

Inoltre, specifica e dettaglia:

  • un elenco delle principali norme che regolamentano l’impiego;
  • una serie di operazioni e di attività che possono costituire normali pratiche industriali per le biomasse;
  • come effettuare il deposito e la movimentazione del sottoprodotto al fine di assicurare la certezza del suo utilizzo;
  • riproduce la scheda tecnica e la dichiarazione di conformità da predisporre in mancanza di esistenza di rapporti o impegni contrattuali tra il produttore del residuo e gli utilizzatori.

Per verificare l’applicabilità del Decreto alle diverse realtà industriali, artigianali e commerciali è necessario analizzare nel dettaglio:

  • i processi che generano scarti e residui;
  • l’attuale gestione e destino dei residui di produzione.

Cosa possiamo fare per te?

Da molti anni, il nostro staff affianca le aziende per l’ottimizzazione della gestione dei processi in un’ottica di tutela dell’ambiente.
Abbiamo quindi l’esperienza per offrire supporto nella fase di analisi e approfondimento dei tuoi processi produttivi.

miscelazione di rifiuti
Miscelazione di rifiuti: deve sempre essere autorizzata
Così sancisce una sentenza della Corte Costituzionale

Chi effettua trattamento dei rifiuti sa perfettamente quanto sia articolata e puntuale la normativa comunitaria e nazionale in materia.

La situazione è particolarmente complessa nel caso della miscelazione di rifiuti. È un’operazione molto delicata per assicurare la corretta gestione dei rifiuti e i possibili impatti ambientali che ne derivano. Per questo motivo tale attività è regolamentata a diversi livelli istituzionali, con normative che si prestano a differenti interpretazioni.

Lo scorso aprile la Corte Costituzionale con sentenza n.75 ha dichiarato incostituzionale il concetto introdotto dalla legge n. 221 del 2015 relativamente al fatto che “le miscelazioni non vietate non sono sottoposte ad autorizzazione e non possono essere soggette a prescrizioni o limitazioni diverse od ulteriori rispetto a quelle previste per legge”.

L’articolato della sentenza evidenzia che ai sensi della normativa comunitaria:

Gli Stati membri impongono a qualsiasi ente o impresa che intende effettuare il trattamento dei rifiuti di ottenere l’autorizzazione dell’autorità competente.

Anche la miscelazione viene identificata tra le operazioni di recupero/smaltimento, quindi tra i possibili trattamenti ammessi sui rifiuti stessi. Tale appartenenza è confermata anche dalla normativa nazionale, con particolare riferimento al Decreto legislativo 36/2003  ed al Decreto Legislativo 152/2006.

Diventa quindi fondamentale per le Aziende che effettuano miscelazione di rifiuti (sia produttori che operatori nel trattamento, smaltimento e recupero), verificare la propria posizione rispetto alla normativa vigente al fine di evitare sanzioni o di incappare in inottemperanze.

Cosa possiamo fare per te?

Da molti anni, il nostro staff affianca le aziende per l’ottimizzazione della gestione dei processi in un’ottica di tutela dell’ambiente.
Abbiamo quindi l’esperienza per offrire supporto nella fase di analisi e approfondimento dei tuoi processi produttivi.

Sostanze SVHC. Recupero di materie prime secondarie
Applicazione del regolamento REACH nei confronti di sostante SVHC

Il Regolamento Europeo REACH (“Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of CHemicals“), applicato anche in Italia, definisce in particolare un elenco di sostanze molto preoccupanti per la salute umana o per l’ambiente (Candidate List of Substances of Very High Concern – SVHC), elenco periodicamente aggiornato che vede la ricerca e l’introduzione di nuovi dati tossicologici. Attualmente l’elenco prevede circa 200 sostanze ritenute particolarmente “preoccupanti”, la cui presenza va verificata su ogni articolo.

Tutti i prodotti (“articoli” nel Regolamento) che contengono più dello 0,1% anche di solo una di queste sostanze devono poter essere impiegati senza che ciò rappresenti rischi per gli utilizzatori (compresi i consumatori). Devono quindi contenere tutte le informazioni necessarie per consentirne un utilizzo sicuro.

Tali informazioni sono a carico del fornitore dell’articolo (produttore, importatore o distributore); la presenza anche di una sola di queste sostanze può implicare obblighi giuridici da parte del fornitore nei confronti dell’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA) e dell’utilizzatore.

Risulta quindi di fondamentale importanza essere sicuri che i prodotti di qualunque natura immessi nel mercato non contengono tali sostanze, così da escludere tutti gli obblighi giuridici determinati dal Regolamento e le possibili sanzioni conseguenti.

Da anni il nostro laboratorio assiste diverse aziende che necessitano di queste verifiche su articoli e sostanze. Il laboratorio è divenuto partner affidabile per diversi settori, in particolare quello del recupero delle materie plastiche da prodotti post-consumo.

In questo caso, infatti, l’origine del materiale è estremamente variegata, non nota con precisione e quindi non può essere utilizzata la catena di approvvigionamento per recuperare le informazioni sulle sostanze presenti.

L’assenza di sostanze particolarmente preoccupanti per la salute umana o per l’ambiente (SVHC) può essere accertata quindi solo con specifiche analisi chimiche.

Le analisi per la ricerca di tali sostanze risultano spesso delicate, complesse e articolate, in quanto l’elenco degli SVHC prevede sostanze con proprietà chimico-fisiche molto diverse tra loro. Tali sostanze possono essere contenute in svariati tipi di articoli e raramente sono disponibili metodi analitici validati per la determinazione.

Cosa possiamo fare per te?

Effettuiamo un servizio “specifico” su misura (tailor made) per i nostri clienti, individuando innanzitutto, tramite una vera e propria ricerca, la metodologia analitica più adatta a raggiungere l’obiettivo.

Le analisi periodiche condotte dal nostro laboratorio hanno permesso di verificare la conformità della plastica e di altri prodotti soprattutto provenienti dal settore di utilizzo delle materie prime seconde, oltre alla plastica post-consumo, quali carta, tessuti, pelli ecc, onde accertare il rispetto delle severe normative europee e quindi indirettamente la sicurezza degli articoli prodotti.

Se aveste bisogno di ulteriori approfondimenti, i nostri tecnici Dott.ssa Chim. Elena Gelfi e Dott. Chim. Giorgio Costante, sono a Vs. disposizione.

Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientali
Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientali
Il 9 ed il 10 Giugno presso il Palazzo della Borsa Valori di Genova si terrà l'Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientali

Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientaliSegnaliamo che giovedi 9 e venerdi 10 Giugno 2016 si terrà a Genova, presso il Palazzo della Borsa Valori, l’ Assemblea Generale dell’Albo nazionale gestori ambientali, patrocinato dal Ministero dell’Ambiente.

L’evento è articolato in due giornate: giovedì 9 in sessione riservata alle strutture dell’Albo mentre venerdì 10 in sessione pubblica aperta a tutti gli operatori.

Nella seconda giornata dell’Assemblea segnaliamo in particolare gli interventi del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, del direttore generale del Ministero dell’Ambiente Mariano Grillo e del presidente dell’Albo Eugenio Onori.

Per maggiori dettagli sull’evento consultare il link:
http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/alb_gest_amb/brochure_programma_assemblea_generale_genova2016.pdf

L’Albo nazionale gestori ambientali è stato istituito dal D.Lgs 152/2006 e succede all’Albo nazionale gestori rifiuti disciplinato dal D.Lgs 22/97. E’ costituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed è articolato in un Comitato Nazionale e in Sezioni regionali e provinciali.

Alcune tra le principali competenze attribuite al Comitato nazionale e alle sezioni sono:

  • Gestire la formazione, tenuta, aggiornamento e pubblicazione dell’Albo;
  • Stabilire i criteri per l’iscrizione nelle Categorie e Classi di cui agli articoli 8 e 9 del D.M. 406/98;
  • Fissare le modalità di accertamento e di valutazione dei requisiti di idoneità tecnica delle imprese;
  • Accertare e valutare i requisiti professionali dei responsabili tecnici;
  • Fissare i contenuti dell’attestazione dell’idoneità dei mezzi di trasporto in relazione ai tipi di rifiuti da trasportare
  • Tenere i registri delle imprese autorizzate alla gestione dei rifiuti e previsti dall’art. 212, comma 23 del D.lgs n. 152/2006;
  • Monitorare l’intero sistema di gestione dei veicoli fuori uso, compresi i rifiuti ed i componenti da essi derivanti.

EST è iscritta all’Albo Nazionale delle Imprese che effettuano la gestione dei rifiuti alla categoria 9 – Bonifica siti (MI/005488).

Per informazioni inviate una email a ingegneria@estambiente.it

impianti per rifiuti sottoprodotti
Impianti per Rifiuti: Un motore di ricerca dalla Provincia di BG
Il motore di ricerca consente di visualizzare l'elenco degli impianti per rifiuti presenti sul territorio provinciale in possesso di autorizzazione allo smaltimento e/o recupero di rifiuti che operano in forza di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Provincia BG impianti per rifiutiAllo scopo di fornire uno strumento utile per individuare gli impianti a cui conferire i rifiuti prodotti, segnaliamo che la Provincia di Bergamo rende disponibile un utile motore di ricerca di impianti per rifiuti al seguente indirizzo web: Provincia di Bergamo

E’ possibile effettuare la ricerca selezionando la tipologia dell’impianto (quali Compostaggio, Depurazione, Discariche, Inertizzazione), il Comune in cui lo stesso è localizzato oppure un codice CER che l’impianto è autorizzato a ricevere.
Selezionando uno degli impianti proposti nei risultati della ricerca si può accedere alla scheda del singolo impianto con indirizzi, recapiti e l’elenco dei codici CER dei rifiuti trattati.

La normativa relativa alla gestione dei rifiuti è in continua evoluzione.
Il SISTRI (Sistema di Controllo della Tracciabilità dei Rifiuti) è il sistema informatico di monitoraggio e tracciabilità dei rifiuti pericolosi voluto dal Ministero dell’Ambiente Italiano.

Con l’avvento del SISTRI si passa da un sistema di gestione dei rifiuti cartaceo:

  1. Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD);
  2. Registro di carico e scarico dei rifiuti;
  3. Formulario di identificazione dei rifiuti (FIR);

ad un sistema in formato digitale costituito da:

  1. Dichiarazione SISTRI;
  2. Registro cronologico;
  3. Scheda SISTRI.

EST offre diversi servizi per le Aziende che producono e gestiscono rifiuti speciali:

  • campionamento rappresentativo del rifiuto secondo la norma UNI 10802/2004;
  • analisi chimiche per la classificazione del rifiuto, determinazione delle classi di pericolosità, presenza di PCB/PCT e giudizio di rifiuti ai sensi del DM 05/02/98;
  • corsi per addetti alla gestione dei rifiuti ;
  • corsi per l’utilizzo dell’applicativo SISTRI;
  • compilazione del Modello Unico di Dichiarazione ambientale (MUD);
  • compilazione dell’applicativo O.R.SO.;
  • audit presso le aziende.

Per approfondimenti, valutazioni o quesiti specifici relativi al nuovo regime di gestione rifiuti contattare consulenza@estambiente.it
Per campionamento ed analisi chimiche laboratorio@estambiente.it

energia alternativa

In occasione della settimana dell’energia alternativa organizzata da Confartigianato Bergamo e Confindustria, la Montello S.p.A. ha presentato la sua prossima sfida: un impianto di upgrading del biogas in biometano e anidride carbonica.

Si tratta, in sostanza, di un sistema che raccoglie il biogas prodotto dalla digestione anaerobica dei rifiuti organici e lo sottopone a trattamento di purificazione con tecnologia a membrane , separando il metano dall’anidride carbonica, al fine di ottenere:

  • combustibile da immettere nella rete gas nazionale o da inviare ad impianti di erogazione per autotrasporto;
  • anidride carbonica destinata principalmente al settore alimentare.

L’impianto sarà operativo entro giugno del prossimo anno, in forza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale n. 5720 del 07/07/2015 rilasciata da Regione Lombardia per l’intero insediamento Montello S.p.A. e l’Autorizzazione Unica ai sensi del D.Lgs. 387/2003 “Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità” n. 1777 del 02/09/2015 rilasciata da Provincia di Bergamo.

EST S.r.l. ha sviluppato lo Studio di Impatto Ambientale nell’ambito della procedura di V.I.A. istruita da Regione Lombardia ed ha elaborato quanto previsto dalla normativa vigente per il rilascio delle autorizzazioni sopra citate.

Per approfondire l’argomento potete leggere:

http://corriereinnovazione.corriere.it/2015/10/21/i-rifiuti-organici-lombardia-trasformati-carburante-6c54d2dc-77db-11e5-95d8-a1e2a86e0e17.shtml

http://www.repubblica.it/motori/sezioni/attualita/2015/10/21/news/21_ottobre_2015_quando_la_delorean_di_ritorno_al_futuro_arriva_davvero_-125562796/?ref=search

o contattarci scrivendo a : est@estambiente.it

rischi rifiutiLa filiera della raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani (in sigla RSU) e di tutti i servizi ambientali connessi, rappresenta un comparto dalle molte peculiarità, soggetto a una continua evoluzione. Dal punto di vista della sicurezza dei lavoratori, e della conseguente “valutazione dei rischi”, segnaliamo un utile documento tecnico: “Manuale della sicurezza nella filiera dei rifiuti urbani e dei servizi ambientali connessi”, elaborato dalla F.P. – Cgil di Pesaro-Urbino, recependo integralmente un analogo documento realizzato da FISE – Federazione Imprese e Servizi.

Il manuale, prettamente tecnico e pratico, si prefigge l’obiettivo di promuovere la cultura della sicurezza nelle piccole e medie imprese del settore, anche attraverso la realizzazione e l’implementazione di strumenti operativi di supporto, sia al processo di valutazione dei rischi, sia alla gestione degli stessi. Un documento rivolto quindi ai datori di lavoro e ai Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione, ma anche agli stessi lavoratori e ai Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza.


Per scarica il documento, cliccare qui: Raccolta rifiuti: Manuale rischi

rifiuti sistriCome già segnalato in precedenza, si ricorda che dal 1° ottobre 2013 è da ritenersi operativo il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) per gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano RIFIUTI PERICOLOSI a titolo professionale, o che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di RIFIUTI PERICOLOSI.

Si segnala che a questo indirizzo internet (Clicca qui) è disponibile la Circolare Ministeriale esplicativa sull’argomento, della quale è consigliata la lettura anche per i soggetti (es. produttori di rifiuti pericolosi) per i quali SISTRI diverrà operativo solo a partire dal 3 marzo 2014.

SISTRI: approvate le nuove disposizioni

Con Decreto Legge n° 101 del 31/08/2013 “Disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni”, pubblicato sulla G.U. del 31/08/2013, sono state approvate le seguenti disposizioni riguardanti il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI).
Il Decreto Legge dovrà essere convertito in Legge entro 60 giorni.

Il SISTRI si applicherà ai seguenti soggetti:

  1. Gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano RIFIUTI PERICOLOSI a titolo professionale, o che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di RIFIUTI PERICOLOSI, inclusi i nuovi produttori.
    Per questi soggetti il termine iniziale di operatività del SISTRI è fissato al 1° ottobre 2013.
    I nuovi produttori (chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione dei rifiuti), sono soggetti diversi dai produttori iniziali (soggetti la cui attività produce rifiuti).
  2. I produttori iniziali di RIFIUTI PERICOLOSI, nonchè i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della regione Campania di cui al comma 4 dell’articolo 188-ter del DLgs 152/06.
    Per questi soggetti il termine iniziale di operatività del SISTRI è fissato al 3 marzo 2014.

E’ fatto salvo un eventuale differimento del termine, per non oltre sei mesi, disposto se ciò si renda necessario al fine di rendere operative le semplificazioni introdotte con apposito Decreto del Ministro dell’Ambiente. E’ infatti previsto che, con apposito Decreto, si proceda periodicamente, sulla base dell’evoluzione tecnologica e comunque nel rispetto della disciplina comunitaria, alla semplificazione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, anche alla luce delle proposte delle associazioni rappresentative degli utenti, ovvero delle risultanze delle rilevazioni di soddisfazione dell’utenza

Con decreto da adottarsi entro il 3 marzo 2014 sono specificate le categorie di soggetti di cui sopra e sono individuate, nell’ambito degli enti o imprese che effettuano il trattamento dei rifiuti, ulteriori categorie di soggetti a cui è necessario estendere il SISTRI.

Tra gli aspetti problematici del nuovo decreto, si fa notare che l’applicazione del SISTRI non sarà obbligatoria per i produttori di rifiuti NON PERICOLOSI: ciò prefigura la possibilità, per chi produce rifiuti sia pericolosi che non, di mantenere in futuro un doppio sistema di gestione (SISTRI per i rifiuti PERICOLOSI, cartaceo per i rifiuti NON PERICOLOSI).