SANZIONI SISTRI RINVIATE AL 1° GENNAIO 2015

Si segnala un ulteriore aggiornamento relativo al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), che è entrato in vigore il 3 marzo 2014 per gli Enti e le Imprese produttori di rifiuti pericolosi (compresi enti e imprese che trasportano i rifiuti pericolosi da loro stessi prodotti).

La legge n. 15 del 27 febbraio 2014, di conversione del Decreto legge “Milleproroghe” ha aggiunto all’art. 10 del DL 150/13 un nuovo comma, che così dispone: “3-bis. Al primo periodo del comma 3-bis dell’articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, le parole: “Nei dieci mesi successivi alla data del 1º ottobre 2013″ sono sostituite dalle seguenti: “Fino al 31 dicembre 2014”.

Ciò significa che il periodo cosiddetto di doppio binario per i produttori e gestori di rifiuti pericolosi (tracciabilità elettronica + tracciabilità cartacea) è stato prorogato sino al 31 dicembre 2014 e, sino a tale nuovo termine, rimangono attive e vigenti solamente le sanzioni relative alla tracciabilità cartacea e non si applicano le sanzioni relative a SISTRI.

Dopo il cosiddetto “Decreto del fare”, di cui ci siamo già occupati (clicca qui), anche il cosiddetto “Decreto lavoro”.

Sulla Gazzetta Ufficiale Italiana n° 150 del 28/06/2013, infatti, è stato pubblicato il Decreto Legge n° 76 del 28/06/2013 “Primi interventi urgenti per la promozione dell’occupazione, in particolare giovanile, della coesione sociale, nonché in materia di Imposta sul valore aggiunto (IVA) e altre misure finanziarie urgenti”, con il quale sono state incrementate le sanzioni connesse al DLgs 81/08.

In particolare l’art. 9 comma 2 del citato decreto modifica il comma 4-bis dell’articolo 306 del DLgs 81/08, stabilendo che, a decorrere dal 1° luglio 2013, le ammende previste con riferimento alle contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro e le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal DLgs 81/08, sono rivalutate nella misura del 9,6%.

Le maggiorazioni derivanti dalla applicazione del decreto sono destinate, per la metà del loro ammontare, al finanziamento di iniziative di vigilanza nonché di prevenzione e promozione in materia di salute e sicurezza del lavoro effettuate dalle Direzioni territoriali del lavoro.

E’ inoltre previsto un aggiornamento degli importi ogni cinque anni. Per il momento, non sono previsti arrotondamenti degli stessi.

Per saperne di più:
Decreto Legge76/2013
Circolare Ministero del Lavoro 37/2013

Regione Lombardia: censimento manufatti contenenti amianto
Scadono il 31 gennaio i termini per la segnalazione all'ASL competente

Come precedentemente segnalato, si ricorda che la recente Legge Regionale n. 14 del 31 luglio 2012 ha modificato ed integrato la precedente Legge Regionale n. 17 del 29 settembre 2003 “Norme per il risanamento dell’ambiente, bonifica e smaltimento dell’amianto”, rilanciando tutte le attività connesse al censimento degli edifici contenenti amianto.

In particolare, il nuovo articolo 8 bis della modificata L.R. 17/2003 prevede che la mancata effettuazione del “Censimento”, ovvero la mancata segnalazione all’ASL competente per territorio della presenza di materiali contenenti amianto nel proprio edificio, comporti l’applicazione, da parte dell’amministrazione comunale, di una sanzione  amministrativa da  100  a 1.500 euro.

Le sanzioni scatteranno  dal 1° febbraio  2013.

Indirettamente, la nuova Legge rende ancora più stringente l’obbligo, in carico a tutti i proprietari di immobili con materiali contenenti amianto, di predisporre e attuare  un adeguato  “programma di controllo e manutenzione” di tali materiali, al fine di ridurre al minimo la dispersione di fibre di amianto nell’ambiente, come prescritto dal DM 6 ottobre 1994 (applicazione dell’art. 6 comma 3 della Legge 27 marzo 1992 n. 257). Nel caso di strutture complesse (aziende,  strutture aperte al pubblico etc.)  tale “programma” potrebbe richiedere l’esecuzione  di  periodiche  valutazioni delle fibre  di  amianto  aerodisperse, tramite  specifici campionamenti dell’aria ambiente.

La ns.  società, in oltre 25 anni di attività, ha maturato una specifica competenza ed esperienza nel settore della tutela ambientale e dei rischi da amianto.
Siamo quindi a Vs. disposizione per l’assistenza in materia ed in particolare per quanto segue:

  1. compilazione della modulistica per la segnalazione all’ASL degli edifici contenenti amianto;
  2. analisi chimica dei materiali per l’accertamento dell’effettiva presenza di amianto;
  3. verifica  dello stato  di conservazione delle coperture in amianto  secondo il Protocollo di Valutazione definito dal D.d.g 18 novembre 2008 n. 13237;
  4. rilevamenti ambientali delle fibre di amianto disperse nell’aria.

Visita anche: AMIANTO

Irregolarità negli appalti e “lavoro  nero” in aumento

La periodica diffusione del rendiconto ispettivo della Direzione Provinciale del Lavoro (in sigla DPL) della Provincia di Bergamo, relativo al biennio 2009-2010, permette di compiere interessanti riflessioni e considerazioni sulla realtà produttiva della bergamasca, di fatto una delle aree più industrializzate d’Italia. Con una premessa fondamentale e doverosa: il quadro che emerge dai dati della DPL orobica parrebbe delineare un tessuto industriale e artigianale fortemente irregolare e scarsamente rispettoso delle leggi. In realtà, molti dei sopralluoghi ispettivi sono stati eseguiti “a colpo sicuro”, sulla base di precise segnalazioni, esposti e denunce, per cui le percentuali di “irregolarità” che stiamo per esporre non sono in alcun modo rappresentative della realtà produttiva della provincia di Bergamo.

Tra le molteplici analisi possibili, vogliamo porre l’attenzione su due aspetti: gli appalti e il lavoro irregolare, che ha la sua massima espressione, se così possiamo dire, nel cosiddetto “lavoro nero”

Appalti: le sanzioni aumentate di sei volte!

Su circa duemila imprese ispezionate annualmente (1995 nel 2010, 2009 nell’anno 2009), è stato riscontrato un fortissimo ed eclatante aumento delle violazioni di legge in materia di “appalto illecito”: 131 sanzioni penali comminate nel 2009, salite addirittura a 928 nel 2010, con un incremento di oltre il 600 per cento!
Un dato che fa riflettere, spia di una tendenza sempre più diffusa, nelle piccole come nelle grandi aziende: ricorrere agli appalti e alle cosiddette esternalizzazioni, per tutta una serie di ragioni, che sarebbe troppo lungo analizzare in questa sede.

Tornando all’eclatante aumento delle violazioni riscontrate, sicuramente una parte di esse deriva da una precisa intenzionalità delle imprese di “fare i furbi”, violando in modo consapevole le norme di legge. Ma, altrettanto, un’altra parte delle sanzioni comminate è addebitabile, con ogni probabilità, a “errori, superficialità, leggerezze, fretta…” da parte delle imprese, e non a una “volontà” di violare la legge. In altri termini, di fronte a un quadro normativo – quello degli appalti – oggettivamente complesso, occorre sempre, da parte delle imprese coinvolte, attenzione e scrupolo, sia formale che sostanziale.

In aumento la piaga del “lavoro nero”

Nel corso del 2010, le ispezioni hanno coinvolto circa 5.700 lavoratori, di cui circa 2.700 sono risultati in “posizione irregolare”. Anche in questo caso, sarebbe necessario dettagliare e analizzare questo dato, per distinguere problemi di carattere formale – o puri e semplici errori – da intenzionali violazioni di legge, culminanti nel cosiddetto “lavoro nero”, che purtroppo pare essere in aumento. Nel 2009 sono stati identificati 391 lavoratori “in nero” (di cui 8 stranieri clandestini), saliti a 518 nel 2010 (di cui 14 clandestini).
Un dato che non può non preoccupare, anche perché, il più delle volte, una simile condizione di lavoro è correlata a rischi d’infortunio molto più elevati della media. Senza dimenticare che il “lavoro nero” rappresenta – ancora di più in questo periodo di crisi – una grave forma di concorrenza sleale verso le imprese “oneste”, che sono la stragrande maggioranza.
A questo riguardo, ovvero le aziende “oneste e sane”, vogliamo concludere evidenziando un particolare rivelatore di grande importanza: ad aprile 2011 le aziende e gli enti italiani che si sono dotati di un Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro adeguatamente certificato, sono aumentate del 90 per cento rispetto al corrispondente mese del 2010, con la Lombardia al primo posto (fonte: Accredia). In altri termini, aumentano gli investimenti in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, nella consapevolezza che una maggiore sicurezza permette di ottenere migliori livelli qualitativi e quantitativi di produttività.