terre e rocce da scavo

Il recente D.P.R. 120/2017 ha adottato le disposizioni di riordino e di semplificazione della disciplina inerente la gestione delle terre e rocce da scavo.

In particolare, il Regolamento fornisce indicazioni in merito a:

  1. gestione delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti, ai sensi dell’art. 184bis, del D.Lgs 152/2006, provenienti da cantieri di piccole dimensioni, di grandi dimensioni e di grandi dimensioni non assoggettati a VIA o a AIA, compresi quelli finalizzati alla costruzione o alla manutenzione di reti e infrastrutture;
  2. disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate rifiuti;
  3. utilizzo nel sito di produzione delle terre e rocce da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti;
  4. gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica.

Facendo riferimento al punto 1), elemento di novità rispetto alle precedenti normative sul tema è la caratterizzazione delle terre e rocce da scavo contenenti materiale di riporto.

Il regolamento, infatti, specifica in modo chiaro che “nei casi in cui le terre e rocce da scavo contengano materiali di riporto, la componente di materiali di origine antropica frammisti ai materiali di origine naturale non può superare la quantità massima del 20% in peso, da quantificarsi secondo la metodologia di cui all’allegato 10 ………”.

A tal proposito, abbiamo elaborato una procedura da attuare in campo per l’analisi merceologica su campioni rappresentativi ottenuti dai volumi di scavo secondo le metodologie previste dagli allegati al DPR 120/2017.

In particolare, si procede con setacciatura del materiale mediante l’ausilio di vaglio a maglia 2 cm. Il passante viene raccolto in apposito sacco contenitore, mentre il sopravaglio viene sottoposto a cernita manuale separando le diverse tipologie di materiale riscontrate. Si procede, poi, a pesatura diretta in campo delle varie frazioni.

Ricorda che questa valutazione è propedeutica alla corretta compilazione della Dichiarazione di Utilizzo di cui all’art. 21 del D.P.R. 120/2017, in quanto il produttore si assume la responsabilità penale di quanto dichiarato in merito al rispetto delle disposizioni di cui al regolamento.

Non correre rischi, Contattaci per identificare la soluzione più adatta alle tue necessità.

terre e rocce da scavo
Terre e rocce da scavo
Approvato in via definitiva il nuovo Decreto

Venerdì 19/05/2017 il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via definitiva, il nuovo Decreto sulle terre e rocce da scavo. Il Decreto sarà presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Una volta in vigore abrogherà le precedenti norme sul tema:

  • il DM 161/2012 (Regolamento sulla disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo);
  • gli articoli 41 e 41bis del D.L. 69/2013 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia);
  • l’articolo 184 bis del D.Lgs. 152/2006 (Norme in materia ambientale);
  • eventuali altre norme sparse in vari decreti.

Obiettivo del Decreto è riscrivere in modo semplificato una disciplina che, attualmente, si presenta alquanto complessa ed articolata.

La nuova norma (numerose disposizioni comuni alle differenti casistiche) dettaglia anche procedure specifiche differenziando tra cantieri di grandi e di piccole dimensioni.

Tra le principali novità segnaliamo:

  • semplificazione delle procedure per la gestione ed il riutilizzo delle terre e rocce da scavo
  • introduzione della possibilità di proroga di due anni della durata del piano di utilizzo nei cantieri di grandi dimensioni
  • semplificazione della procedura per modifiche sostanziali al piano di utilizzo approvato
  • disciplina chiara e dettagliata del deposito intermedio
  • modificazione delle caratteristiche del deposito temporaneo per le terre e rocce qualificate come rifiuti
  • esclusione dei “residui della lavorazione dei materiali lapidei” dalla nozione di terre e rocce da scavo
  • definizione delle procedure per gli scavi e la caratterizzazione dei terreni generati dalle opere da realizzare nei siti oggetto di bonifica
  • regolamentazione dell’utilizzo, all’interno di un sito oggetto di bonifica, delle terre e rocce scavate
  • imposizione di tempistiche certe per attività di controllo

Forniremo ulteriori approfondimenti non appena sarà disponibile il testo definitivo, una volta ufficialmente pubblicato in Gazzetta.

Cosa possiamo fare per te?

Nel frattempo, rispondiamo ad ogni richiesta sull’argomento per affiancare chi necessita di impostare pratiche edilizie che prevedono la realizzazione di scavi e la gestione dei materiali da essi generati.

materiali di scavo, terre e rocce da scavoPremesso che la Legge 9 agosto 2013 n. 98, cosiddetto “Decreto del fare”, ha introdotto una serie di modifiche al regime normativo inerente i materiali di scavo (terre e rocce da scavo), ARPA Lombardia ha ritenuto di emettere una circolare esplicativa e applicativa, nonché un modello consigliato di “Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà”.

Nello specifico, la circolare chiarisce gli adempimenti per materiali provenienti da scavi soggetti e non soggetti al regime di VIA e/o AIA, chiarendo il ruolo e le competenze di ARPA.

Per scaricare la circolare e il relativo modello, cliccare qui

Terre e rocce da scavo

terre e rocce da scavoIn data 6 ottobre 2012 è entrato in vigore il “ Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo ” che si pone come obiettivo la definizione delle modalità di gestione ed utilizzo dei materiali provenienti dalle attività di escavazione, al fine di evitare pericoli per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

La norma identifica tre differenti modalità di gestione dei materiali: riutilizzo nel sito di produzione, classificazione come sottoprodotto ai sensi dell’art.  184bis del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i., smaltimento come rifiuto.

In caso di riutilizzo nel sito di produzione, tale attività deve essere preventivamente dichiarata in fase di procedimento edilizio. Si rende necessaria, inoltre, la caratterizzazione dello stato qualitativo del materiale con una duplice finalità: valutare le caratteristiche chimiche in relazione alle concentrazioni soglia di contaminazione imposte dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i. e verificare la compatibilità del materiale con la destinazione finale, in quanto lo stesso sito di produzione/riutilizzo potrebbe avere al suo interno porzioni di aree con destinazione urbanistica differente.

Nel caso in cui il materiale sia definito come sottoprodotto (rif. art. 184bis del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.), si applica la procedura stabilita dal D.M. 161/2012 per la presentazione del Piano di Utilizzo. In tal caso è necessaria una caratterizzazione analitica dei materiali, da effettuarsi secondo l’allegato 4 al D.M. “Procedure di caratterizzazione chimico-fisiche e accertamento delle qualità ambientali”.
E’ necessario procedere all’esecuzione di idonei campionamenti dei terreni secondo le caratteristiche dimensionali dello scavo e lo storico del sito, al fine di analizzare e verificare lo stato qualitativo del volume da riutilizzare.

Se non sussistono le caratteristiche per l’attribuzione della definizione di sottoprodotto o se non sono state attivate le procedure connesse al Piano di Utilizzo nei termini previsti dalla norma, il materiale è da considerarsi rifiuto e va gestito secondo la normativa specifica.

Si evidenzia che, allo stato attuale, la norma non prevede semplificazioni nella gestione operativa per cantieri di piccole dimensioni. In tal caso, consigliamo un contatto con i nostri esperti per la scelta della soluzione tecnicamente ed economicamente più sostenibile.

Per approfondimenti, contattare:

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